di Virginia Zettin

O lo si ama o lo si odia. Certo però non si può non riconoscere che il giovane filosofo Diego Fusaro sia ormai uno dei volti di spicco della televisione, dove porta avanti con determinazione le sue idee, sempre e comunque contro il “dominio del pensiero unico”. Le sue posizioni gli procurano spesso non poche critiche, ma è anche vero che nemo propheta acceptus est in patria sua. E allora perché non conoscerlo in prima persona?

 

1) Chi è Diego Fusaro?

Diego Fusaro è uno spirito libero e non allineato, un allievo indipendente di Hegel, Marx e Gentile. Un filosofo che prova a procedere sempre con la propria testa a distanza di sicurezza degli steccati del pensiero unico del si dice del pensiero politicamente corretto.

2) Come nasce la tua passione per la filosofia?

La mia passione per la filosofia nasce sui banchi del Liceo Classico di Torino, quando il mio professore, il grande Chiauzza, mi fece leggere “I Dialoghi di Platone“. Da lì me ne innamorai e capii che una vita senza ricerca era indegna di essere vissuta.

3) Che valore ha, secondo te, la filosofia oggi?           

A mio giudizio, la filosofia oggi può essere per tutti strumento di comprensione del proprio tempo, commisurandolo all’idea di giusto, bello, vero e buono.

4) Non è, però, forse un tema percepito come qualcosa di lontano ai più?

Assolutamente. Il problema è essenzialmente che i filosofi, o sedicenti tali, si ritirano nelle accademie o nei luoghi chiusi ai soli addetti ai lavori e rinunziano a prender parte al dibattito pubblico, occupandosi di cose astratte che non hanno alcun ancoraggio con la realtà effettuale. Mentre invece la grande filosofia, da Platone a Hegel, da Aristotele a Gramsci, è “il proprio tempo appreso nel pensiero”. Quindi deve per forza prendere parte al dibattito pubblico. È il Weltbegriff, come diceva Hegel, il concetto del mondo, l’idea di prendere posizione pensando la realtà che è in continua evoluzione ogni giorno. Senza questa dimensione la filosofia, ridotta a specialismo tautologico, perde la sua essenza.

5) Quindi è anche per questo che tu intervieni molto a livello pubblico soprattutto in televisione?

Diego Fusaro: “Cultura è prendersi cura di sé e del mondo” [La7 Tagadà 24/10/2016]

Io cerco di tenere insieme hegelianamente lo Schulbegriff e Weltbegriff. Ovvero il concetto di “scuola”, lo studio contestuale della filosofia con riferimenti classici, da un lato, e l’intervento operativo alla maniera del dotto – di cui parlava Fichte che interviene nella e per la società -, rendendo operativi i propri concetti che hanno un’evidente portata politica, culturale e sociale, dall’altro. Queste dimensioni infatti sono fondamentali per l’esistenza stessa degli studi filosofici.

6) Come risponderesti alle critiche di chi ti addice questa tua scelta?

Chi critica la mia scelta di partecipare al dibattito pubblico e di magari andare in televisione, spesso nasconde – secondo me – la propria invidia proprio dietro a queste critiche. Anche Pasolini andò in tv e non certo per elogiarla, ma per criticare dall’interno il sistema stesso. Se uno dovesse essere coerente con questa linea non dovrebbe andare in tv, né scrivere sui quotidiani o pubblicare con grandi editori e si ridurrebbe all’esistenza robinsoniana di atomo isolato nell’isola deserta.

7) Che rapporto c’è, per te tra filosofia e arte?

Il rapporto tra filosofia e arte direi che è quello che è stato impostato, in modo ancora oggi più vivo e importante che mai, da Hegel, il quale disse che l’arte e filosofia, così come la religione, hanno il medesimo contenuto, che è l’Assoluto, il vero, la totalità. Cambia, però, la modalità di coglierlo.

8) Ovvero?

La filosofia coglie l’Assoluto attraverso il concetto, mentre l’arte con la rappresentazione del sensibile, in forme che vanno sempre più avvicinandosi al concetto: dalla scultura, che è la forma più evidentemente sensibile, alla poesia in cui già si oltrepassa il concetto filosofico. Quindi il rapporto tra filosofia e arte, hegelianamente, è un rapporto tra forme diverse dello spirito assoluto. Forme che appartengono alla natura umana e che non potranno non esistere finché esisterà l’uomo. Pensare di rimuovere la filosofia e l’arte significherebbe rimuovere l’umanità

6) Posso immaginare quindi già cosa pensi delle proposte di ridurre la storia dell’arte o eliminare il tema di italiano nelle scuole.

La proposta di abolire o ridurre la storia dell’arte negli insegnamenti è abominevole. Sarebbe a mio avviso il primo passo verso un imbarbarimento della popolazione, che andrebbe a perdere gradualmente coscienza di sé e della propria cultura, decadendo in ballo alle cose che sono ma non esistono. Ovvero a ciò che non ha né futuro né passato, ma viene appiattito nella pura presenzialità dell’essere così com’è.

7) Quale sarebbe, invece, una tua proposta per rimodernare l’offerta scolastica?

L’idea di ammodernare la scuola è a mio giudizio discutibile. La scuola non va ammodernata, ma semplicemente migliorata. Ciò però non significa necessariamente assecondare lo spirito della tarda modernità di cui siamo parte. Bisogna, semmai, fare in modo che vada più incontro all’esigenza di formazione completa dell’essere umano. Da questo punto di vista, per me, il vero miglioramento della scuola starebbe nel rafforzamento della presenza delle discipline classiche, come la storia dell’arte. Così da far formare gli studenti nella loro coscienza storica. Questo è tanto più fondamentale per noi italiani che viviamo di storia e di arte e senza tali dimensioni saremmo privati della nostra coscienza storica. Già oggi capita di vedere giovani camminare per le vie di Roma senza rendersi conto di ciò che li circonda.

9) Per concludere, scegli un’opera d’arte che ti rappresenta.

Pieter Bruegel il Vecchio, Parabola dei ciechi (1568), tempera magra su tüchlein, cm 86 x 154. © Museo Nazionale di Capodimonte

Al di là che mi piaccia o meno, voglio citare un’opera ad exemplum di quanto detto, ovvero “La parabola dei ciechi” di Pieter Bruegel, che raffigura un vecchio su una colonna di ciechi che inseguono altri ciechi. È una metafora della nostra epoca, dove ormai ciechi, perché privati della visuale dettata dalla cultura e dalla coscienza critica, procediamo alla cieca, seguendo altri ciechi che ci guidano e tutti insieme precipitiamo tragicamente nell’abisso, cioè nel vuoto del nichilismo cosmico in cui stiamo precipitando quanto più abbandoniamo le nostre radici culturali e storiche.