Parliamo un po’ di te e della tua passione per il viaggio, che ad un certo punto hai deciso di riversare in un blog. Cominciamo con una tua breve presentazione:

Quanti anni hai? Di dove sei originaria? A che età hai cominciato a viaggiare?
Oggi dove vivi e che lavoro fai?

Ciao a tutti, sono Sara, trentatré anni e 100% romana. Attualmente vivo e lavoro a Singapore da due anni e mezzo e organizzo eventi per grandi compagnie, un lavoro che mi porta spessissimo all’estero. Ho iniziato a viaggiare da piccolissima, grazie a mio padre che mi portava con sé nei suoi viaggi di lavoro. Sarà per questo che mi sono innamorata del viaggio e non ho mai smesso.

Al giorno d’oggi scrivere di viaggi o aprire un blog di traveling va molto di moda e sono tante le persone che tentano di realizzare qualcosa di bello per poter condividere le proprie esperienze.
Secondo te perché è esploso nuovamente questo bisogno di condivisione? 

Il web è il mezzo più immediato che c’è in circolazione adesso e dà una possibilità a tutti. Chiunque può andare là fuori e dire la sua. Per quanto mi riguarda quando ho deciso di aprire il mio blog sapevo di non star facendo nulla di avanguardistico, ormai ci sono milioni di blog in circolazione. Sono stata incoraggiata da varie persone, sia online che offline e mi sono decisa. Ho molto da dire su questo argomento e ricevo diversi messaggi privati che mi fanno domande su cosa fare durante il loro prossimo viaggio, quando andare in un determinato posto per prenotare le vacanze, eccetera. Visto che mi vengono spesso poste le stesse domande e visto che sono una persona fondamentalmente pigra, ho deciso di scrivere quelle informazioni sotto forma di articolo una volta per tutte e per tutti.

Varanasi

Bisogna avere molto coraggio per cominciare a raccontare esperienze personali in un mondo in cui chiunque può leggere e commentare; un po’ come mettersi a nudo. Cosa ti ha spinto a compiere il passo decisivo della scrittura condivisa on-line, e cosa hai provato quando ti sei accorta che il tuo blog era seguito e apprezzato come speravi?

Sicuramente ci vuole coraggio a esporsi su un blog, come su un profilo Instagram o Twitter. Sul blog non scrivo molto di me e della mia vita privata, mi concentro maggiormente sui viaggi e sulle cose pratiche che le persone cercano in questo ambito. Quando ho aperto il blog l’ho fatto anche perché non ero mai soddisfatta di quello che trovavo online. Cercavo informazioni, ma quelle che trovavo spesso non erano quelle che mi servivano. Non ho bisogno di un articolo in cui è tutto bellissimo, wow, mozzafiato, ma che tralascia fatti importanti che sarebbero utili quando si organizza un viaggio. Non mi importa avere la lista dettagliata di tutti gli alberghi cinque stelle sulla spiaggia, se ometti di dire che quella spiaggia è impossibile da raggiungere se non in un certo modo particolare. Ero stufa di travel blogger che pensano più a farsi la foto sexy sul ciglio del canyon col vestito che svolazza al vento mentre si tengono ferme il cappello a tesa larga, piuttosto che raccontarmi perché andare fin lassù. Ce ne sono davvero pochi di blog come dico io, quindi ho pensato di scriverle io quelle informazioni utili. Beh, almeno spero che lo siano!

È stata dura inizialmente riuscire a conciliare lavoro, famiglia, la tua precedente vita a Roma, con la tua passione per viaggio? 

Non è mai stato difficile, anzi! La mia famiglia è molto moderna, non mi ha mai ostacolata in nessuna cosa e sono sempre stata molto indipendente sia da piccola che adesso. Ho la fortuna di viaggiare per lavoro, quindi riesco a unire così il dovere e il piacere e mio marito ama viaggiare almeno quanto me. Non ho mai dovuto cercare di conciliare nulla, è sempre venuto tutto da sé, naturalmente.

Ha Long Bay

Sentiamo spesso di giovani che lasciano l’Italia per tentare un lavoro migliore all’estero o magari una vita fatta di viaggi in giro per il mondo. Pensi che vivere in Italia per un giovane al giorno d’oggi sia un ostacolo alle proprie passioni? Secondo te trasferirsi all’estero da più possibilità di lavoro e di conseguenza anche di viaggiare? 

Questo è un argomento che mi sta parecchio a cuore e di cui ho intenzione di scrivere sul blog, ma provo a riassumere brevemente le mie idee. Io vivo all’estero da tanti anni, ho vissuto in diverse città nel mondo e posso garantire che da nessuna parte è tutto rosa e fiori. Mi dispiace sentire alcuni italiani lamentarsi di quanto sia duro e poco stimolante vivere in Italia e quanto sia invece il sogno della vita vivere all’estero. Secondo me non è così. L’Italia offre agevolazioni e vantaggi che all’estero non esistono minimamente. Per trasferirsi all’estero bisogna mettere in conto una valanga di sacrifici e bisogna essere pronti ad adattarsi. E soprattutto viaggiare tanto o poco non è dovuto alla città in cui si lavora. Conosco molte persone che vivono in Italia e viaggiano spessissimo per lavoro. Conoscono poi persone qui a Singapore che non si sono mai mosse dall’isola. Indubbiamente le opportunità lavorative sono maggiori in alcuni paesi piuttosto che in altri, ma non è detto che andando all’estero troveremo di sicuro il lavoro che ci farà viaggiare almeno due volte al mese.

Sappiamo bene che bisogna avere una certa base economica per poter viaggiare con serenità. Cosa consiglieresti a chi per la prima volta tenta viaggi molto lunghi e molto lontani, fuori dalla propria comfort-zone, alla ricerca di “nuovi mondi” (ovvero non il classico weekend in una capitale europea per intenderci), ma che non ha molti mezzi economici per farlo?

Non bisogna essere ricchi per viaggiare, ma sicuramente non si può viaggiare del tutto gratis. Ci sono vari modi per ammortizzare le spese in viaggio: scegliere i periodi di bassa stagione, prenotare i voli con largo anticipo, alloggiare in airb&b o couchsurfing, informarsi tanto prima della partenza, perché spesso nelle varie destinazioni ci sono una marea di attività da fare gratuitamente. Il mio consiglio di fondo però è di vivere il posto come un local. Fare quello che fanno loro, mangiare dove mangiano loro, spostarsi coi mezzi pubblici che usano loro. Vivrete così il posto al cento per cento e non da turista e risparmierete pure un sacco di soldi.

Istanbul

Sappiamo che ti piace condividere tutte le informazioni possibili sui tuoi viaggi e che spesso altri viaggiatori ti contattano proprio per avere qualche certezza sulle destinazioni più sconosciute. Parlando invece dei tuoi primi viaggi, come sei riuscita ad orientarti e a vivere serenamente quei luoghi, che a prima vista potrebbero anche spaventare (lingue sconosciute, usanze diverse, fidarsi di persone incontrate dall’altra parte del mondo)?

Quando ho iniziato a viaggiare non esistevano i travel blog, il massimo a cui potevi affidarti erano le guide turistiche cartacee. La mia guida vivente è stato mio padre con i suoi preziosi consigli. C’era qualcosa di consultabile online – pochissimo – e prendevo tutte le informazioni possibili da lì. Una volta sul luogo parlavo con tutti senza problemi e chiedevo di tutto. Ci vuole tanta curiosità e anche un po’ di fegato nell’affrontare gli imprevisti (che in viaggio capitano spesso). Se non ci si intende perché non si parla la stessa lingua si può far uso di tanti altri escamotage per farsi capire, se non si conoscono le usanze basta osservare attentamente quello che fanno i locali e adeguarsi. È proprio questo il bello del viaggiare: è come se partissimo da casa come un foglio bianco immacolato e cominciassimo pian piano a scriverci sopra tutto il nuovo che incontriamo, le esperienze, le fregature, le persone, gli avvenimenti, le curiosità. È una metafora che però andrebbe applicata – io lo faccio – e cioè tenere sempre un diario di viaggio.

A volte quando una donna viaggia, e capita anche che lo faccia da sola, le viene detto che si tratta di follia, in quanto può essere estremamente pericoloso farlo.
Pensi che sia reale questo pericolo o solo una congettura di chi non ha l’abitudine di viaggiare? Evitando quei paesi risaputi per essere pericolosi a prescindere, come può una donna viaggiare senza sentirsi in pericolo?

Quando sento che ci sono persone che rinunciano a un viaggio perché da sole mi rattristo sempre un po’. Io sono una grande fan del viaggio in solitaria, amo fare le cose da sola, infatti credo di non aver mai fatto un viaggio con un grande gruppo di amici, perché, egoisticamente, non mi godrei il viaggio a modo mio. È un dato di fatto che ancora oggi una donna non possa affrontare un viaggio in determinate zone del mondo senza sentirsi in pericolo, ma ci sono tantissime parti del mondo in cui viaggiare da sola per una donna è decisamente fattibile! Certo, vige sempre la regola del buon senso e del low profile, anche nel posto più sicuro del mondo. Come low profile intendo abbigliamento modesto e soprattutto che rispetti la cultura del paese, tenere sempre un comportamento che non attiri troppo l’attenzione su di sé, essere ben organizzate, eccetera. Io ho girato da sola in città pericolose come Johannesburg senza problemi, tendendo gli occhi ben aperti, ma godendomi comunque la città. Di recente sul web sono nati tanti travel blog di donne che viaggiano in solitaria, che danno consigli e informazioni per le donne che voglio fare lo stesso. Siamo forti e coraggiose e possiamo viaggiare allo stesso modo di un uomo, io non rinuncerei mai a un viaggio per paura.

Kenya

Per concludere, qual’è il paese o la città che ti è piaciuta di più e perché? Qual è invece il tuo prossimo viaggio in programma?

Sapevo che sarebbe arrivata questa domanda, è davvero difficile scegliere! Sono molto legata a Tokyo, sia perché ci ho vissuto e quindi la sento proprio come casa mia, sia perché il Giappone è un altro pianeta. Non smetterò mai di dirlo, non si può descrivere, bisogna andarci per capire di cosa sto parlando. Forse però il posto più pazzesco che abbia mai visto finora sono le isole Svalbard. Quello è stato un viaggio indimenticabile, al Polo Nord tra gli orsi bianchi e i ghiacciai col sole di mezzanotte, è qualcosa di fuori dal comune, una viaggio che consiglio a tutti. Il posto invece che mi è piaciuto meno finora è San Paolo in Brasile. Non è scattata la scintilla, non mi ha entusiasmata, eppure ero con della gente del posto che mi ha portata nei luoghi veri e meno turistici.  Purtroppo non ho avuto il piacere di viaggiare per il Brasile oltre che San Paolo, ma sono sicura che il resto del paese sia splendido e non vedo l’ora di esplorarlo, infatti è nella mia bucket list. Sono appena tornata da due mesi in giro tra Myanmar, Thailandia e India, fatemi fare due lavatrici e poi penso al prossimo viaggio!

Sara Caulfield e il suo blog “YET ANOTHER FRIDGE MAGNET” sul sito https://saracaulfield.com ti aspettano con continui aggiornamenti e informazioni utili sui più bei posti da visitare al mondo.

Grazie ad Artwave per questa chiacchierata, spero di aver fatto venire ai lettori un po’ di curiosità sul mondo e soprattutto tanta voglia di partire, se avete domande o volete saperne di più io sono sempre a disposizione!

Myanmar

Ph. crédits © Sara Caulfield