In via Annia, a due passi dal Colosseo, si trova la graziosa e modesta sede della casa editrice romana L’orma editore: un progetto editoriale giovane di impianto novecentesco ma dall’ampio respiro europeo, specializzato in testi inediti in Italia di autori tedeschi e francesi.

Siamo andati a trovare i fondatori, nonché editori e traduttori della casa editrice, Lorenzo Flabbi e Marco Federici Solari, per conoscere meglio la storia e le caratteristiche di questa giovane e intraprendente realtà, che si sta facendo spazio nell’ormai inflazionato mondo dell’editoria italiana.

Interno della casa editrice L’orma editore /Photo credits: ©Alessandro Mancini

L’Orma Editore nasce nel 2011 ma in sei anni di vita è riuscito a raggiungere obiettivi importanti e ad allargare considerevolmente il suo pubblico di riferimento. Qual è il segreto che si nasconde dietro al vostro successo?

Lorenzo Flabbi: Innanzitutto ci teniamo a precisare che l’idea de L’orma editore nasce nel 2011 dall’accordo fra me e Marco, ma il primo libro esce esattamente il 4 ottobre del 2012, quindi fra pochi mesi la casa editrice compirà cinque anni esatti. Quando abbiamo deciso di fondare la casa editrice non sapevamo bene a cosa saremmo andati incontro: le nostre esperienze erano legate a grandi gruppi editoriali (come la Mondadori) o a case editrice collegate al mondo dell’università e della ricerca, quindi ci siamo trovati catapultati in un mondo che avevamo toccato solo in modo tangenziale. La prima vera sfida è stata quella della selezione del personale, che ci ha permesso di varcare la soglia del mondo dell’editoria indipendente. Da quel momento ci siamo resi conto che esistono, ancora oggi, diverse case editrici medio-piccole di cultura che stanno svolgendo un ottimo lavoro. All’interno di questo vasto e variegato panorama anche noi vogliamo lasciare le nostre piccole ma importanti “orme”. Fin da subito avevamo molto chiaro il nostro programma e il nostro obiettivo: forse è anche per questo che si è creata una comunità di riferimento che guarda a L’orma con simpatia o affetto. All’interno del nostro percorso di ricerca abbiamo dei punti fermi che abbiamo scoperto esser condivisi da molti: fra questi c’è sicuramente l’idea che la letteratura, e più in generale, la cultura, rivestano ancora oggi un’importanza capitale nella nostra vita e nella società odierna.

Voi vi definite una casa editrice di ricerca e di impianto novecentesco. In che senso e per quali motivi vi definite tali? E perché la parola “memoria” assume un ruolo così importante all’interno delle vostre collane?

Marco Federici Solari: Due in particolare, sono i fattori che definiscono la nostra come una casa di impianto novecentesco: da una parte la presenza di ‘editori protagonisti’, cioè di figure di letterati e intellettuali a capo del progetto editoriale che trasferiscono i propri ideali e i propri valori nelle caratteristiche della casa editrice stessa; dall’altra l’elemento caratterizzante delle collane, dei percorsi editorial-letterari all’interno dei quali i libri pubblicati raccontano un’idea di letteratura e di cultura che è propria della casa editrice in questione. Una realtà quindi ben strutturata, ma allo stesso tempo molto agile, in cui le individualità degli editori protagonisti, ben distinguibili all’interno della redazione, si vanno a mescolare e a sommare fra loro all’esterno, dando vita ad un progetto dinamico e aperto alla condivisione.

Per quel che riguarda la memoria, questo bagaglio che ognuno porta con sé ma che poi si struttura in un qualcosa di più grande e ramificato che in qualche modo ci sovrasta, e cioè la tradizione, col tempo è diventato un termine centrale all’interno nostro progetto di ricerca, che guarda verso il futuro, senza mai dimenticarsi delle nostre origini, e quindi della memoria, che non è altro che una forma appropriata di tradizione. Non a caso uno dei nostri libri di maggior successo e di cui andiamo più fieri è proprio “Gli anni” di Annie Ernaux, che le valse il Premio Strega Europeo nel 2016.

Lorenzo Flabbi: Ci tengo anche a sottolineare che molte sono le istanze valide della cultura novecentesca che non si sono ancora pienamente sviluppate e realizzate a pieno, ma che val la pena di continuare a perseguire. Dopo la fine del doppio blocco e della caduta del “Muro”, ha preso piede, infatti, una “retorica del nuovo” che tagliato i ponti con un passato che è stato percepito come fallimentare e plumbeo, senza però costruire delle basi solide per una realtà che fosse innovativa da un lato, ma anche consapevole della tradizione dall’altra, e finendo per dar vita a progetti culturali molto spesso vuoti e fallimentari.

Lorenzo Flabbi al lavoro in redazione / Photo credit: ©Alessandro Mancini

Il discorso del compromesso fra le logiche di mercato l’esigenza di effettuare ricerca ed innovazione è una questione che investe il mondo dell’editoria da ormai più di un secolo. In che modo secondo voi si può raggiungere il giusto equilibrio fra tradizione e innovazione, fra le regole dell’economia capitalistica e fedeltà ai propri ideali?

Lorenzo Flabbi: È innegabile che ci muoviamo all’interno di una logica di mercato, ma per quanto riguarda la scelta dei titoli del nostro catalogo non ci interessa andare incontro alle richieste del mercato. È ovvio che una realtà medio-piccola come la nostra deve riuscire a ritagliarsi la sua fetta di mercato con le che armi che ha a sua disposizione; nel nostro caso abbiamo puntato molto sulla collana de “I Pacchetti”, perché è quella che attira maggiormente i consumatori e che riesce a far circolare meglio il nome della casa editrice, grazie alla cura estetica del prodotto e ai nomi celebri degli scrittori che ne fanno parte. Si tratta fondamentalmente di raccolte di epistolari di autori da noi particolarmente amati, molto spesso inediti in Italia, che ci permettono di avvicinarci al grande pubblico, senza però venir meno alla vocazione culturale ed editoriale della casa editrice. Questo de “I Pacchetti” è solo un esempio, ma può essere utile per dimostrare che, anche per un casa editrice di modeste dimensioni come la nostra, è possibile raggiungere un equilibrio fra ricerca, fedeltà ai propri ideali e regole dell’economia capitalistica.

Come suggerisce il nome della vostra collana di punta, “Kreuzville”, i vostri autori di riferimento appartengono all’area culturale franco-tedesca. In quanto studiosi di lingue, letteratura comparata e traduzione, quali sono secondo voi le differenze e le somiglianza più vistose, dal punto visto linguistico e socio-culturale, tra Francia e Germania e il nostro Paese?

Marco Federici Solari: Innanzitutto alla base della nostra ricerca culturale c’è un’idea più generale che non si limita solo all’ambito franco-tedesco, un’idea di una memoria condivisa, collettiva, che è una memoria europea. Molto spesso, in passato, alcuni scrittori stranieri non venivano tradotti in italiano perché considerati “troppo francesi” o “troppo tedeschi” e quindi impossibile da comprendere e trasportare in un sistema culturale e linguistico differente. Ma oggi, anche grazie alla risposta fortemente positiva che i nostri lettori stanno dando ad autori e autrici già pienamente affermati nei paesi d’origine e che noi abbiamo deciso di tradurre per la prima volta in italiano, come Annie Ernaux, di cui abbiamo recentemente tradotto Memoria di ragazza, possiamo affermare senza dubbio alcuno che queste barriere non hanno più ragione di esistere. Soprattutto nell’ambito letterario-culturale, che è quello in cui più pienamente si può parlare di “Europa”, i legami e le contaminazioni fra culture e lingue diverse sono fortissimi. Vorrei citare a questo proposito un passo del grande Cesare Pavese, che, in un momento storico di forte svecchiamento e apertura della cultura italiana, come fu quello del secondo dopoguerra, affermava: “trovammo i problemi degli italiani leggendo gli americani, i francesi, i russi, i tedeschi […].”, spiegando così che in quella letteratura che gli era stata negata gli italiani dell’epoca ritrovarono problemi e situazioni analoghe a quelle che avevano vissuto sulla propria pelle. Nello specifico, la letteratura tedesca è sicuramente quella che vanta una rivoluzione culturale alle spalle più vicina degli altri paesi europei. Con la caduta del Muro nel 1989 la Germania, infatti, ha avviato un processo positivo di rinascita e crescita culturale, incomparabile con quello degli altri stati, che ha ridisegnato il volto e i confini della sua società e cultura letteraria.

Lorenzo Flabbi: Io e Marco siamo sia per vocazione che per professione due “comparatisti” e il nostro soggiorno all’estero per diversi anni ha fatto crescere dentro di noi la passione e l’interesse verso culture e lingue diverse dalla nostra. Per questi motivi  la nostra identità editoriale è sicuramente innervata da una molteplicità di culture che risultano inestricabili le une dalle altre. Ci risulta però difficile stilare un elenco delle differenze e delle somiglianze linguistiche e socio-culturali fra questi e il nostro paese senza cadere in banalizzazioni o generalizzazioni sterili, poiché ogni realtà va studiata e compresa nelle sue diverse sfaccettature ed è molto più complessa di quello che può sembrare a prima vista. La letteratura francese e quella tedesca, infatti, esprimono, tramite dei “campioni” che noi cerchiamo di selezionare, dei frammenti di una verità che è però molto più ampia e complessa, e che inevitabilmente non possiamo abbracciare tutta. In fin dei conti la stessa letteratura italiana contiene al suo interno differenze e specificità non ascrivibili ad una corrente unica o a caratteri universali che possano tipicizzarla.

Una redattrice de L’orma al lavoro / Photo credits: ©Alessandro Mancini

I rapporti di lettura dell’AIE indicano che i “lettori forti” (che leggono almeno 12 libri l’anno) sono ben radicati. Il vero problema è, però, costituito dai non lettori, che superano quelli di Francia, Spagna e Germania. In che modo, secondo voi, l’editoria può avvicinare questa fascia di persone alla lettura al giorno d’oggi?

Lorenzo Flabbi: Ad esser sinceri noi non cerchiamo di intercettare la fascia “non lettori” poiché è impossibile per definizione. Quello dei non lettori è un problema molto serio e complesso che dipende però soprattutto da gravi carenze delle istituzioni e della scuola nel campo dell’educazione e dell’istruzione, dalla distribuzione massiccia dell’etere televisivo su tutto il territorio a scapito della lettura, dalle sacche di povertà, dal sottosviluppo industriale presente in diverse aree del nostro paese e dalla mancanza di servizi di collegamento efficienti su tutto il territorio italiano. Essendo L’orma editore una casa di progetto che si rivolge ad una fascia “alta” di lettori, il problema dei “non lettori” ci riguarda solo in modo superficiale, perché diamo per scontato che i nostri lettori siano persone certamente alfabetizzate e dotate di un ampio bagaglio culturale e letterario. Inoltre è bene non dimenticare che per la gran parte della popolazione la lettura è un’attività che viene abbandonata subito dopo la fine degli anni scolastici e che solo una fascia molto ristretta di popolazione si interessa e resta legata a questa realtà anche in età adulta. Sono circa 3 milioni e 300 mila i lettori considerati abituali in Italia, secondo le stime più recenti. Il nostro obiettivo consiste nel riuscire a intercettare questo gruppo di persone e sperare che, un giorno, tutti loro possano diventare nostri fedeli lettori.

Marco Federici Solari: I “non lettori” sono pressoché irraggiungibili, spesso anche per case editrici che si rivolgono a fasce di lettori molto più ampie ed eterogenee. Una categoria che invece si tende spesso a non citare è quella dei cosiddetti “lettori occasionali”, una fascia piuttosto estesa, che in alcuni casi è possibile raggiungere, e che anche noi tentiamo di intercettare, tramite, ad esempio, la sopra citata collana de “I Pacchetti”, attraverso una curata e accattivante forma esteriore. L’importante è non considerare i “lettori forti” come un’élite arroccata e distante dagli interessi comuni della restante popolazione, costituita solamente da intellettuali e cultori delle lettere, ma come un gruppo aperto e comunicante con le altre fasce di lettori e non lettori, in grado di influenzarli o di stimolarli ad avvicinarsi al mondo della letteratura e dell’editoria. Una speranza e un compito che è parte integrante del nostro progetto e della nostra idea di letterato-editore.

Uno dei “pacchetti” realizzati da L’orma editore / Photo credits: ©Alessandro Mancini

I vostri prodotti editoriali sono disponibili sia in versione cartacea che come e-book. Credete sia quest’ultima la piattaforma su cui dovrebbe puntare l’editoria in futuro? E pensate che ci sia una differenza di fruizione e di pubblico fra l’uno e l’altro metodo di lettura?

Lorenzo Flabbi: Noi fin da subito ci siamo aperti all’editoria multimediale, quindi il nostro rapporto con la tecnologia è molto positivo, visti e considerati i suoi innegabili vantaggi. Crediamo che la percentuale di mercato riservata agli e-book continuerà sicuramente a crescere, ma senza raggiungere i livelli allarmanti, di cui ci parlano alcuni esperti “catastrofisti” al giorno d’oggi. La visione apocalittica secondo cui fra pochi anni la carta scomparirà ci sembra francamente esagerata: si tratta semplicemente di innovazioni tecnologiche che modificano le abitudini di lettura delle persone e che fanno convivere fra loro mezzi e strumenti diversi, così come l’invenzione del cinema non ha “ucciso” il teatro, ma l’ha piuttosto modificato e ridimensionato.

Marco Federici Solari: Assodata quindi l’utilità degli e-book, le sua specifica criticità riguarda la grande velocità con cui si sta sviluppando questo mercato e quindi le poche regolamentazioni che lo tutelano. Da una parte quindi l’evidente strapotere di Amazon in questo campo e il problema del suo monopolio in ambito culturale, dall’altra il problema della digitalizzazione di tutto ciò che costituisce il nostro patrimonio passato, sempre più appannaggio dei privati (tanto per citarne uno, “Google Books”, una risorsa strepitosa, gestita però da privati, con fini quindi poco chiari e trasparenti).

La vostra casa editrice è una realtà molto giovane, dinamica e innovativa. Qual è il consiglio che dareste ad un giovane studente che coltiva il sogno di aprire una sua casa editrice al giorno d’oggi? E quali sono, per voi, gli ingredienti fondamentali per distinguersi e avere successo in questo mondo?

Marco Federici Solari: È difficile dare dei consigli generali perché ogni percorso è personale e differente per ciascuno di noi e, soprattutto in questo ambito, non esiste una ricetta segreta per il successo. Prima dei profitti, per chiunque decida di aprire una casa editrice, l’elemento centrale dev’essere sicuramente la qualità culturale del progetto che si decide di portare avanti. L’editore deve avere l’ambizione, che hanno avuto in passato le Avanguardie in ambito artistico, di creare il proprio pubblico. La fiducia quindi nelle proprie idee e nella possibilità che esista un pubblico in grado di comprenderle e di apprezzarle.

Lorenzo Flabbi: Innanzitutto la risposta più ovvia ma mai scontata è quella di credere sempre nei propri sogni. È però importante sottolineare che non tutti posseggono questo “fuoco”, questa creatività che preme e spinge per uscir fuori nel mondo reale, concretizzarsi. Fondamentale, inoltre, è dare un senso e credere in quel che si fa, ricordandosi sempre che non esiste un libretto d’istruzioni. Si può avere l’impressione che per gli altri sia stato più facile, ma possiamo assicurarvi che non lo è, non lo è mai per nessuno.

Parlateci della gestazione e delle tematiche affrontate all’interno dell’ultimo libro da voi tradotto, “Canzone d’amore da un tempo difficile”, di Ronald M. Schernikau, disponibile nelle librerie dal 13 luglio.

Marco Federici Solari: Più in generale questo libro rientra nella nostra volontà di diffusione delle letterature europee e, più nello specifico, di quella tedesca, per in qualche modo alleggerirla e snellirla dai pregiudizi che pesano su di essa, e che la definiscono una letteratura “grave”, poderosa e molto seria. Schernikau è sicuramente un valido esempio da portare in opposizione a quest’idea della letteratura tedesca, un autore che noi abbiamo l’onore di aver tradotto per la prima volta in Italia, nonostante il libro risalga all’ormai lontano 1980 e costituisca in Germania un vero e proprio classico “underground”. Si tratta di uno dei primi libri di “coming out” della letteratura tedesca: è la storia di un liceale tedesco, da sempre consapevole della sua sessualità, che ha una storia d’amore con un compagno di scuola e che per questo subirà una sorta di processo interno alla scuola. Tutto questo fa scandalo all’interno dell’istituto e del piccolo paese dove vive il ragazzo, così come fa scandalo il fatto che egli sia figlio di una madre single non sposata. Ma la sua drammatica condizione, e qui sta il messaggio forte del libro, non abbatte il protagonista, perché è consapevole che la sua diversità non è un simbolo di debolezza ma semmai di ricchezza. È un ragazzo estremamente intelligente, scrive temi che sono una sorta di pamphlet politici, è apertamente comunista in un’epoca in cui la Germania è ancora divisa in due, e vive la sua diversità come un elemento di orgoglio e di vanto. Il libro, inoltre, è scritto in una lingua molto duttile, scorrevole e poetica, che è ha la caratteristica di non avere maiuscole, per un desiderio di rottura del sistema linguistico, che rispecchia quello sociale, e con la volontà di rivendicare una possibilità di libertà e di felicità senza compromessi. 

Il nuovo libro “Canzone d’amore da un tempo difficile” di Ronald M. Schernikau, tradotto da Stefano Jorio, e disponibile in libreria dal 13 luglio 2017 / Photo credits: @Alessandro Mancini

Ringraziamo Lorenzo e Marco per averci accolti all’interno della loro casa editrice e averci illustrato la nobile arte del letterato-editore, un mestiere che presuppone sacrificio, passione, capacità e fiuto imprenditoriale. Un’arte che in pochi al giorno d’oggi riescono ancora a svolgere con serietà e professionalità. Loro per fortuna fanno ancora parte di questa cerchia ristretta.

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Per saperne di più: https://www.lormaeditore.it