La Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (BNCF), uno dei poli librari più prestigiosi d’Italia, rischia dopo tre secoli di vita di chiudere le sue porte in Piazza dei Cavalleggeri a causa della grave carenza di personale.

Fonte: https://wstoriadifirenze.org

Inizialmente costituitasi attorno al patrimonio di Antonio Magliabechi, il quale nel 1714 cedette il suo fondo privato “a beneficio universale della città di Firenze”, la biblioteca custodisce ad oggi 8.843.734 esemplari di monografie e opuscoli a stampa, 25.296 manoscritti, 4.089 incunaboli, 29.123 cinquecentine e un milione di testi autografi. Il sito bibliotecario fiorentino è parte fondante della storia italiana (la denominazione di “Biblioteca Nazionale” fu attribuita all’istituto nel 1861, quando Francesco De Sanctis unificò il polo Magliabechiano a quello Palatino) nonché importantissimo simbolo culturale in una città emblematica come Firenze.

Basti pensare che il Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN) è stato creato su iniziativa della BNCF al fine sia di rendere più accessibili i servizi bibliotecari facilitandone la fruizione, sia di costituire un indice nazionale che censisse il costellato patrimonio delle biblioteche italiane.

Fonte: http://www.bncf.firenze.sbn.it/

Il Direttore della Biblioteca Luca Bellingeri, ha dichiarato in un’intervista al quotidiano La Nazione che la carenza di personale è un fenomeno tangibile e allarmante: a essere assunti nell’ultimo anno, cinque funzionari bibliotecari. Un numero un tantino esiguo. I dipendenti sono oggigiorno meno della metà di quelli su cui la Biblioteca poteva contare circa trentacinque anni fa, e per questo, indubbiamente, si teme di dover arrestare una parte delle funzioni dell’istituto.

A mobilitarsi in difesa della Biblioteca sono stati il sindacato CGIL e l’Associazione di lettori Assolettori, con il seguente comunicato:

«LA BNCF è allo stremo, insieme alle sue sorelle fiorentine (una per tutte: la Riccardiana in 4 mesi perderà i 2 funzionari bibliotecari superstiti e resterà priva di direzione scientifica) e alla quasi totalità di quelle italiane. Leggere fa male, perché la cultura è un attentato al pensiero dominante, alla massificazione, alla semplificazione, all’abbattimento dei valori fondanti della nostra civiltà in nome dei tempi cambiati, del sentimento del ’popolo’ che sdogana la regressione etica. Non è forse stato uno dei nuovi sottosegretari del Mibact ad aver dichiarato che non legge un libro da tre anni? Forse è tempo che la nave si fermi, che l’impegno lasci lo spazio alla mobilitazione dei lavoratori e degli utenti, perché giunga forte e chiaro il segnale: il punto di non ritorno è ad un passo, la gamba è già tesa per superarlo.

E’ tempo di pretendere poche cose, immediatamente attuabili :

– c’è un concorso per 503 operatori alla vigilanza da assumere nel Mibact, già autorizzato per il 2018: farlo, farlo subito, e destinare almeno 40 unità alla BNCF e comunque la parte prevalente ad archivi e biblioteche

– ci sono i passaggi di area previsti dal decreto Madia 75/2017 : iniziare la procedura da recupero degli idonei del concorso interno del 2010

– c’è un precariato quasi sconosciuto che contribuisce quotidianamente all’attività del Ministero, e anche per quello il decreto Madia 75/2017 prevede percorsi assunzionali

– c’è un piano triennale dei fabbisogni che il Ministero deve varare per poter procedere a nuove assunzioni, e senza il quale potrà soltanto fare finta di stracciarsi le vesti davanti alle difficoltà delle sue strutture

Nessun ministro, governo o partito ce li darà per generosità, attenzione o visione politica : è tempo di passare dalla resilienza alla resistenza, in nome di qualcosa di bello e di buono da difendere e consegnare a chi verrà dopo di noi, dopo questi giorni di poca luce.»