La fotografia non riproduce fedelmente la realtà.

Nonostante nasca proprio con quest’intento, l’immagine fotografica ha delle caratteristiche intrinseche che la portano a  non poter essere lo specchio del reale.

La fotografia non è sinonimo di oggettività; questa rappresenta, piuttosto, la visione che il fotografo ha di una determinata scena. È lui a scegliere il momento e l’oggetto, la macchina fotografica a dettare i limiti dell’inquadratura. È ovvio, dunque, che il prodotto finale sia sempre il frutto di un’impressione individuale e che abbia inevitabilmente in sé una visione personale.

Un particolare taglio, il tralasciare alcuni dettagli sullo sfondo, l’avvicinarsi di più o di meno al soggetto, estraendolo o inserendolo nel contesto può, in un certo senso, alterare la verità.

Soffermiamoci su tre concetti di fondamentale importanza: primo, l’immagine fotografica è una fonte muta, priva della parola; secondo, il fotografo decide chi o cosa, quando e come fotografare scegliendo, dunque, ciò che vuole far vedere; terzo, non si può non tener conto della forza moltiplicatrice del web che ha la capacità di rendere virale un’immagine tanto vera quanto falsa.

L’immagine fotografica risulta necessaria, ma fragile, duttile, malleabile; Richard Avedon diceva:

“Tutte le fotografie sono precise, nessuna è la verità”

La fotografia necessità infatti di una spiegazione; l’immagine priva di didascalia rimane generale e approssimativa. La fotografia è polisemica, enigmatica; il testo annulla l’ambiguità, dà un senso all’immagine ed elimina tutti gli altri sensi possibili, la spiega e la rende comprensibile.

Michele Smargiassi, nell’interessante libro “Un’autentica bugia” edito da Contrasto, afferma che “la didascalia non si limita a illustrare l’immagine, ma la rielabora, approfittando della sua debole voce e della sua ambiguità”. Per fare un esempio, basti pensare alla celebre foto del ragazzo disarmato che blocca con il suo corpo i carri armati cinesi in Piazza Tian An Men. I giornali occidentali e quelli cinesi appongono alla fotografia didascalie dal significato diametralmente opposto: i primi esaltano l’eroismo dei giovani cinesi che si ribellano al regime, i secondi, invece, sottolineano l’umanità delle truppe che si fermano per non travolgere il ragazzo.

La fotografia mente da sempre

Una fotografia è di per sé ritaglio, esclusione, porzione di realtà che viene scelta e prelevata. Si seleziona una cornice e si rimuove tutto ciò che non può rientrare lì dentro.

Fuori dalla porzione scelta può rimanere qualcosa di insignificante o qualcosa che, coscientemente o meno, il fotografo ha voluto lasciare fuori perché distorce quello che vuole ‘far vedere’. Molto interessante il progetto dell’agenzia di Singapore Limitless, intitolato “Broken India”, che si prefigge lo scopo di sottolineare come Instagram (il discorso può essere esteso alla fotografia in generale) nasconda alcune verità, pubblicando online solo dei frammenti di una realtà molto più vasta, cancellando il vero ambiente e facendo emergere così, decontestualizzandola, una bellezza falsa.

la fotografia mente da sempre

Che la fotografia menta, che venga manipolata è una questione che risale alla sua nascita.

L’era del digitale e di Photoshop ha solo reso evidente ad un numero maggiore di persone tutto questo: deformare la realtà, con la fotografia, non è poi così difficile. Oggi, tutti coloro che possiedono uno smartphone possono constatare quanto facilmente, anche non essendo dei professionisti, si possa modificare, manipolare una fotografia, a partire dalla possibilità di migliorarne le luci e il contrasto, all’utilizzo di filtri o di applicazioni che ne permettono la distorsione con pochi click. Toccando con le proprie mani tutto ciò, la gente comincia a chiedersi se ogni immagine che quotidianamente vede pubblicata sui giornali, o online, sia vera.

La consapevolezza che il mondo fotografico, a volte, possa farci vedere qualcosa non esattamente come è stato, deve essere utilizzata per guardare alle immagini in modo critico, senza abboccare ad ogni amo e senza essere, allo stesso tempo, troppo scettici.

Vicino alle fotografie che hanno ingannato e che ingannano, ci sono fotografie che hanno segnato un’epoca, fotografie senza le quali la cultura visuale sarebbe senz’altro più povera, fotografie che hanno fatto conoscere luoghi, fatti, esperienze, problematicità, che sono diventate l’emblema, il simbolo di qualcosa.

Quando l’occhio vede ricorda, anche se sono milioni e milioni le immagini a cui l’uomo è sottoposto ogni giorno.

 

Foto in copertina: ©Richard Lam