Santa Maria ad Nives: così fu chiamata per ricordare la miracolosa nevicata che la notte tra il 4 e 5 Agosto del 364 delimitò il perimetro di quella che poi diventerà la prima basilica di fondazione papale, Santa Maria Maggiore.

foto di Michelangelo Greco

foto di Michelangelo Greco

La data sulla reale costruzione risale però intorno al 430/450 sotto Papa Liberio, seguendo il modello delle basiliche costantiniane che già si trovavano nell’Urbe: 3 navate, 21 colonne ioniche, architrave continuo, senza transetto. Appena entrati, la bellezza dei mosaici della navata centrale richiama lo sguardo dello spettatore: 27 epidodi dell’antico testamento, chiari ed efficaci, con un mirato intento didascalico.

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Avvicinandoci all’arco trionfale, qualcosa cambia: il tema è l’infanzia di Cristo, le figure diventano più fredde e distaccate, lo sfondo diventa dorato. Questo potrebbe farci pensare che i due cicli musivi siano stati compiuti da due scuole differenti. E invece non è così: aguzzando la vista notiamo che particolari come occhi e mani sono realizzati allo stesso modo, sia nella navata centrale che sull’arco trionfale, nel quale si perde l’intento didascalico iniziale, ma si celebra soltanto la grandezza e la potenza del Salvatore.

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Nel 1290, per volere di papa Nicola IV, viene aggiunto il transetto e, perciò. rifatta l’abside. La decorazione musiva è affidata a Jacopo Torriti: nell’abside l’incoronazione della Vergine, tema tipico dei portali gotici francesi; nell’emiciclo absidale gli episodi della vita di Maria, disposti in modo diacronico (Annunciazione-Natività- Morte della Vergine-Adorazione dei Magi-Presentazione al Tempio). La scena più importante, la morte della vergine, più precisamente Dormitio Virginis, occupa lo spazio più grande e cade perfettamente al centro, sotto l’imponente trono della conca absidale.

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Nel museo della basilica, troviamo un piccolo gioiello, troppo spesso dimenticato: il presepe di Arnolfo Di Cambio. Realizzato nel 1291, per omaggiare i presunti resti della culla del bambin Gesù presenti nella basilica, è formato da 5 sculture: San Giuseppe, la vergine col bambino ( l’originale è andata perduta, quella che vediamo è un’opera del 1500) i re magi, il bue e l’asinello. La struttura originaria del presepe è stata alterata dopo i vari spostamenti delle sculture; ciò ha annullato completamente la teoria arnolfiana del criterio di visibilità: le sculture andavano scolpite accuramente soltanto nelle parti visibili all’occhio dello spettatore. Nella posizione attuale, a causa della noncuranza di chi ha spostato le sculture, questo effetto e il gioco di sguardi delle figure vengono persi.

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All’esterno la facciata, decorata sempre alla fine del XIII secolo da Filippo Risoluti, è stata coperta nel 1741 dalla facciata di Ferdinando Fuga e inserrata tra due palazzi gemelli, su commissione di papa Benedetto XIV. Uscendo dalla basilica, ci ritroviamo nella caotica Via Merulana: proprio lì, in fondo a questa via resa celebre da Carlo Emilio Gadda, troviamo la prima basilica costantiniana costruita a Roma, San Giovanni in Laterano, ma questa è un’altra storia..

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foto di M. Greco