«La sua scrittura è una miscela tra Jane Austen e Franz Kafka, a cui va aggiunto qualcosa di Marcel Proust: infine, il tutto va agitato senza esagerare.»

Con queste parole, Sara Danius, segretaria dell’Accademia di Svezia, ha commentato l’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura allo scrittore britannico Kazuo Ishiguro: i suoi sette romanzi, tradotti in Italia da Einaudi, scandiscono una brillante e durevole carriera, che oggigiorno ha condotto Ishiguro a essere insignito del più alto riconoscimento letterario moderno.

Quel che resta del giorno (The remains of the day) è, senza dubbio, il titolo più conosciuto di Ishiguro: grazie a questo romanzo, pubblicato per la prima volta nel 1989, viene conferito al romanziere il famoso Booker Prize, riconoscimento che lo condurrà a una sempre maggiore ammirazione nel mondo della letteratura. Una prosa, quella di Ishiguro, che si presta bene alla trasposizione cinematografica: Quel che resta del giorno è stato difatti motivo d’ispirazione per il film omonimo di James Ivory con Anthony Hopkins. Scrittore amato dal mondo dei lettori e da quello dei cinefili, Ishiguro è un intellettuale esperto di cinema e anche uno sceneggiatore, oltre che pregevole romanziere.

Ishiguro ha commentato così la sua vittoria del Premio Nobel:

«È una notizia sorprendente e totalmente inaspettata. Arriva in un momento in cui il mondo è incerto sui suoi valori, sulla sua leadership e sulla sua sicurezza. Spero solo che ricevere questo grande onore, anche se nel mio piccolo, possa incoraggiare in questo momento le forze del bene e della pace.»

Tra i suoi romanzi più noti, vi sono Un pallido orizzonte di colline (A pale view of hills), Non lasciarmi (Never let me go) e Un artista del mondo fluttuante (An artist of the floating world). Nato a Nagasaki, lo scrittore vive in Gran Bretagna dall’età di sei anni: il suo importante merito, tra i tanti che lo hanno guidato nella strada verso il Nobel, è stato quello di aver arricchito la letteratura inglese di suggestioni profondamente intime, legate al suo paese d’origine.

«Non sono del tutto come gli inglesi, perché sono stato portato qui da genitori giapponesi e vivevo in una casa in cui si parlava giapponese. I miei genitori non capirono da subito che saremmo rimasti qui a lungo e si sentirono in dovere a tenermi in contatto con i valori giapponesi. Ho un background diverso, penso in modo diverso, la mia prospettiva è leggermente diversa.»

© Foto di Leon Neal, 5 ottobre 2017

 

Come Ishiguro stesso ha affermato, capita nei suoi romanzi di imbattersi in un Giappone sognato, vagheggiato, che egli ha esemplato sotto la sua penna basandosi su fuggenti stralci di memoria e brevi attimi di passato: suggestioni che, come ogni grande romanziere, il vincitore del Premio Nobel è riuscito a tradurre in parole da consegnare al mondo.