L’educazione e il sapere sono sempre stati beni meritori: beni, cioè, la cui fruizione è necessaria e benefica alla società nel suo complesso, ma di cui i singoli individui stentano a riconoscere il valore.

In Italia questo asserto pare essere specialmente vero e sembra essere stato indirettamente riconfermato dagli ultimi dati riguardanti il mondo della lettura.
Nel 2009, quasi la metà degli italiani apparteneva alla categoria dei cosiddetti “analfabeti funzionali” capaci di leggere e scrivere, ma non di interpretare e contestualizzare un testo; incapaci, dunque, di interfacciarsi con la parola scritta e con i contesti sociali che ne richiedono l’uso. Più recentemente, nuovi dati hanno rivelato che meno di 24 milioni di persone, nel nostro Paese, leggono più di un libro l’anno. I numeri assoluti di chi non si avvicina alla lettura, se non per motivi “funzionali”, oppure per nulla, si assestano dunque sul 60% della popolazione e la tendenza volge in negativo. L’individuo Italiano medio pare ormai disabituato alla lettura di testi completi e sempre più uso, invece, al “consumo” di altre forme di produzione  culturale, che impegnano però meno tempo e, verosimilmente, capacità mnemoniche e correlate. Inoltre, una volta uscito dal contesto prettamente scolastico, tende ad abbandonare la cultura come fine indipendente.
Non pare essere un caso, infatti, che le fasce più giovani rimangano quelle che leggono di più; a pesare, dunque, sono soprattutto le fasce di età più avanzate, ossia la popolazione oltre i 54 anni: interessante è notare come queste stesse fasce dovrebbero essere quelle più “abituate” alla lettura e, dunque, l’andamento è anche specchio di una questione più profonda, legata a una sostituzione della lettura come impiego del tempo libero.

In cosa spendiamo il nostro tempo libero, al giorno d’oggi?

Fatta questa introduzione, appaiono ancora più sorprendenti i dati legati al mercato dell’editoria, che vedono per il 2017 una sostanziale crescita delle vendite che si aggira attorno al 3%.
Per la prima volta, bisogna dirsi, è stata inserita una stima delle vendite effettuate attraverso Amazon, ma anche senza considerare l’influenza del gigante commerciale il mercato è in chiara ripresa. La popolazione italiana, quindi, non legge i libri, però li compra, li accumula, li regala. 
Come si spiega questa dicotomia? La spiegazione più semplice pare essere che il libro è rimasto un bene di facile acquisto e, dunque, accessibile a tutti. Un’altra potrebbe essere che sia l’aumentare dei libri “professionali” a contribuire alla crescita delle vendite, e che dunque tali cifre e le relative fruizioni non figurino all’interno dei libri che vengono letti “per piacere”.
In ogni caso, la lettura sta subendo una chiara trasformazione e sembra poter divenire un semplice mezzo, non più un fine. Per quanto questo possa apparire neutrale, la conseguenza di un tale cambiamento potrebbe essere, prima di tutto, un impoverimento della lingua, che diviene estrinsecazione del bisogno e non più della ricerca (anche fine a se stessa). Altro effetto è che possano perdersi capacità critiche a tutto tondo, quelle necessarie all’infuori dell’ambito strettamente lavorativo, ma pertinenti al più ampio contesto della vita quotidiana; quelle, in altre parole, necessarie per arrestare l’avanzamento dell’analfabetismo funzionale.
È ovvio che queste trasformazioni non mostreranno risultati nell’immediato futuro; necessario è, tuttavia, provare a comprenderne le ragioni e gli effetti, perché se l’intera società si trasforma, e rischia di farlo in peggio, è indispensabile ideare alternative e soluzioni efficaci per promuovere l’educazione e la tutela del sapere.

Se il problema, come abbiamo visto, esiste, e se la soluzione non è di facile elaborazione in una società sempre più volta alla massimizzazione della produzione e della competitività, è tuttavia possibile proporre un primo passo nella giusta direzione: è per questo motivo che questo articolo ha anche lo scopo di invitare tutti i lettori di Artwave.it alla lettura di un libro al mese, con la speranza di riuscire a riscoprire il fascino della parola scritta come impegno e come tempo libero.
Dal prossimo mese, a cadenza regolare, proporremo un libro da leggere, raccontandone la trama a grandi linee e descrivendone le caratteristiche principali: a voi di scegliere quelli maggiormente interessanti e seguirci in questo percorso lungo un anno, in 12 puntate.
Ogni commento o consiglio pertinente la rubrica verrà preso in considerazione, in un’ottica di condivisione reciproca più che mai necessaria ad un serio stimolo intellettuale.
Anche non partecipando a tutte le tappe, così, avremo la possibilità di confrontarci, di riscoprire la lettura come fine, di indugiare nelle parole e nel lento processo che costruisce tanto della nostra eredità.