L’occasione è un corridoio chiuso tra due porte. La prima è quella che si lascia dietro, chiusa o accostata; la seconda, quella che si punta avanti a sé, che viene aperta cordialmente o sbattuta in faccia, a volte con rabbia, altre con indifferenza. Dunque l’occasione è frutto dell’attesa, la stessa che permette di varcare la prima porta e di aspettare speranzosi dietro la seconda. Ma quando il corridoio è buio e si procede a tastoni, pochi metri misurano spazi infiniti, e mancano un po’ la fiducia, un po’ la determinazione di intuire la direzione e scivolare verso l’obiettivo. A quel punto serve allora chi si preoccupi di accendere quel lampo di luce sufficiente ad intravedere se non la riuscita, quantomeno la possibilità. Prendiamo Enrico Mentana, prendiamo il giornalismo: a proposito di luce e vicoli ciechi.

Enrico Mentana.
Fonte: gds.it

Nonostante i deboli segnali di ripresa indicati dal censimento ISTAT del marzo scorso, l’Italia resta un paese che rincorre affannosamente l’Europa quanto a occupazione, specialmente giovanile. Il fatto che molto dipenda dagli studi intrapresi è vero, ma solo relativamente: il mercato del lavoro è stagnante, saturo, e il giornalismo vive una paralisi tutta sua.

Perché, dati alla mano, si comprano e leggono sempre meno giornali e si usa sempre più Internet. Allora niente paura: la soluzione è a portata di web, si direbbe. E mica tanto. Ormai smartphone e tablet non rendono più giustizia alla figura del giornalista come demagogo dell’informazione, punto di riferimento sociale: ognuno può essere giornalista almeno una volta al giorno, semplicemente postando e diffondendo col metodo sharing. Se questo non è un male, comunque può diventarlo, alla luce del pericolo di fuga di notizie false – ormai parlare di fake news è diventato quasi proverbiale – il che è tanto più grave se si pensa al ruolo tradizionale del giornalismo, quello di raccordo democratico tra istituzioni e popolo, e fra il popolo e sé stesso.

Allora la figura del giornalista qualificato rischia di estinguersi in modo tanto progressivo quanto drammatico: negli ultimi cinque anni sono stati persi oltre duemila posti di lavoro, tra l’altro parallelamente ad una graduale ripresa occupazionale. Tradotto: mentre – in generale – il lavoro italiano mostrava fiochi segnali di rilancio, il giornalismo italiano – in particolare – perdeva pezzi.

Fonte: medium.com

La grande fortuna è che esistano giornalisti sensibili: li chiameremo così. Sensibili al problema come al cambiamento, sensibili e flessibili dunque, pronti a cavalcare l’onda delle novità offerte dai nuovi media senza perdere di vista l’obiettivo, la seconda porta. Quella che loro hanno già varcato – certo – ma alla quale si offrono di accompagnare per mano chi barcolla e rischia di perdersi. Il direttore Mentana ha pubblicato ieri un post sul suo profilo Facebook, una ventina di righe propositive e futuriste: speranzose. Elencano i mali del giornalismo odierno,  condannano lo scarso «turn over generazionale» e i pochi profitti del web marketing, ma soprattutto esortano alla riscossa migliaia di giovani «potenzialmente molto promettenti» che rimangono ancorati al corrimano e fermi dietro ad una porta che non si vuole aprire. Il progetto è quello di fondare un nuovo giornale onlinein linea col nuovo, inevitabile diktat del mestiere, che offra lavoro a ragazzi che amano informarsi, scrivere e raccontare. Un giornale di cui ancora non si sa il nome, di cui si conosce soltanto il finanziatore – Mentana in primis, assieme ad aziende e mecenati volontarie alla collaborazione – e l’abbozzo del progetto, basato su uno stage al contrario che vedrà i «giornalisti coi capelli grigi» mettersi al servizio delle matricole redazionali, e non viceversa.

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Semplicemente, una manovra che riallinea speranza ed opportunità i cui dettagli si conosceranno – garantito – soltanto a partire dal prossimo settembre. Chiunque voglia approfittare non scriva e non mandi curriculum, come lo stesso Mentana puntualizza sulla sua bacheca. Aspetti fiducioso: adesso sì, e finalmente e per fortuna.