di Delia Amendola

“La cultura dell’impegno civile porta alla morte delle idee… influenza soprattutto le nuove generazioni perché pensano di poter passare alla storia raccontando la realtà e questo non ha mai portato alla storia nessuno… Non credo nel cinema che analizza i problemi della realtà e non credo nell’impegno civile. Credo in un cinema incivile, profondamente incivile, di attrazione, di immagine…”      

Fonte: ersanpietrino.it

Prendendo come spunto la sua concezione di “cinema”, Antonio Rezza ci dona una descrizione, seppur incompleta, della sua opera: “incivile”, “di attrazione”, “di immagine”. Drappi di stoffe che scivolano da strutture metalliche, teli danzanti, squarciati e quadri di scena indefiniti, costruiti e ideati dal genio di Flavia Mastrella; attraverso i quali “il più grande performer vivente” – definizione provocatoriamente autoproclamata dall’artista – fa nascere e sviluppare identità distorte, in divenire, ossessive ma anche ironiche. Il corpo di Antonio Rezza si immerge nella scenografia, penetra i fori dell’architettura e si rende protagonista della scena, insieme all’insaziabile voce che vibra e racconta, accusa e domina. Un’evoluzione della rappresentazione teatrale come siamo abituati a concepirla che rifiuta qualsiasi convenzione, abolisce il significato manifesto, profanando le concezioni di genere e di realismo scenico. Sono immagini, flash aggressivi e prepotenti, quelli che arrivano al pubblico – sottomesso e disorientato – che subisce l’effetto Rezza: un effetto grottescamente comico, apparentemente immorale ma ricco di una sacralità intrinseca che stupisce e fa riflettere.

Antonio Rezza e Flavia Mastrella. Fonte: nonsolocinema.com

La performance di Rezza è, infatti, affannata, ossessiva, asfissiante, il suo corpo si sacrifica per comunicare mentre la sua voce tragicamente profetizza e giudica; quasi fosse una rappresentazione del Cristo che con il suo corpo seminudo e il suo “verbo” scandalizza e condanna l’umanità. La dimensione generale delle rappresentazioni teatrali di Rezzamastrella invocano un’ambientazione dantescamente infernale e onirica– nella quale vengono raccontate storie di peccatori – ma, comunque, strettamente connesse alla realtà: una realtà che è deformata e deformante, così come la società nella quale combattono i peccatori. Il pubblico è, così, confuso, divertito e sconfitto allo stesso tempo dal corpo che lotta faticosamente con la platea. Il teatro di Rezzamastrella, infine, potrebbe essere provocatoriamente assimilabile in quella che era, nel ‘900, la teoria orlandiana della letteratura: “… Della letteratura occorre soprattutto saper leggere i testi ‘alla rovescia’ invece che ‘per diritto’, cogliendo cioè in essi una immagine deformata ma proprio perciò illuminante del mondo circostante”.[1]

Fonte: cultweek.com

Cenni Biografici

Nativo di Novara, Antonio Rezza è un attore, un regista, uno scrittore e un performer italiano. Esordisce con lo spettacolo Lucida Follia e nel 1987 incontra, per la prima volta, l’artista e scultrice Flavia Mastrella con la quale collabora tutt’oggi. Nei primi anni ’90, il duo Rezzamastrella si interessa anche alla produzione cinematografica indipendente con alcuni cortometraggi che riceveranno notevoli premi e, insieme, arrivano alla pubblicazione di alcuni micrometraggi per la Rai. Il lungometraggio vero e proprio arriverà con Escoriandoli, nel 1996, che vede la partecipazione di attrici come Claudia Gerini, Isabella Ferrari, Valeria Golino e Valentina Cervi. Nel 1998 Antonio Rezza pubblica il suo primo romanzo “Non cogito ergo digito” e l’anno successivo “Ti squamo” mentre il duo Rezzamastrella, nel frattempo, fa da regia al programma comico-satirico della Rai, Troppolitani. Continuano, successivamente, rappresentazioni teatrali come Barba e cravatta, I Vichinghi elettronicie Seppellitemi ai fornelli, mentre Rezza compare come attore anche nel film di Renato De Maria, Paz!. Nel 2005 pubblica “Son(n)o”, recita nel film di Franco Battiato, Musikaten e l’anno successivo arriva il momento del quarto libro “Credo in un solo oblio”.

Così, il duo Rezzamastrella, presenta per la prima volta lo spettacolo Pitecus a Madrid e Valencia, e lo spettacolo 7-14-21-28 il cui titolo “contiene un simbolo grafico che evoca la scrittura cinese”[2] al Théâtre de la Ville di Parigi. Dopo la messa in scena di Fotofinish (2004), Bahamut (2006), Fratto X (2012) e Anelante (2015), il duo Rezzamastrella ottiene, nel 2018, nell’ambito del Festival Internazionale di teatro della Biennale di Venezia, il Leone d’oro alla carriera.

 

[1]Stefano Brugnolo,La scrittura e il mondo. Teorie letterarie del novecento a cura di Stefano Brugnolo, Davide Colussi, Sergio Zatti, Emanuele Zinato, Roma, Carocci Editore, 2016, p. 247.
[2]Carlo Titomanlio e Igor Vazzaz, Il più grande performer vivente, «Mimesis Journal»[Online], 2, 2 (2013), pp. 166-78 (https://journals.openedition.org/mimesis/414?lang=en: ultimo accesso per consultazione online: 4 dicembre 2018, da cui si cita).