La Norvegia presto ospiterà il più alto grattacielo in legno al mondo. Si tratta della Mjøsa Tower, che sorgerà a Brumunddal, una cittadina a un centinaio di chilometri a nord da Oslo. La torre (in patria nota anche come Mjøstårnet) sarà totalmente in legno a eccezione della “punta”. La struttura principale è del tipo a telaio, dunque con colonne, travi e diagonali in legno lamellare.

Mjøsa Tower, 3d rendering © Voll Arkitektur

Per impedire l’oscillazione dovuta all’azione di carichi laterali imputabili al vento, i piani superiori della torre sono dati da solette gettate in calcestruzzo, di circa trenta centimetri di spessore, aventi la funzione di stabilizzare l’intero edificio. Il calcestruzzo, nei soli 7 piani sommitali del grattacielo, renderà l’oscillazione più lenta e meno percepibile agli inquilini grazie all’apporto della sua massa aggiuntiva. Lo sviluppo verticale del grattacielo sarà composto da cinque fasi costruttive, ognuna data da macro-porzioni di 4 piani in elevazione; in primis, la struttura in legno lamellare viene assemblata a terra, a piè d’opera, prima di essere sollevata alla quota utile e quindi posata. Allo stesso modo, anche le lastre degli orizzontamenti seguono il medesimo modus operandi, impiegando piastre e ferramenta metallica in acciaio, verniciato a polvere. L’assemblaggio degli elementi nella costruzione della Mjøstårnet è stato gestito senza l’utilizzo d’impalcature esterne, nonostante la complessità del lavoro eseguito in quota. A tal fine, sono servite in prevalenza gru, coadiuvate da montacarichi per ovviare alle necessità puntuali.

Mjøsa Tower © Voll Arkitektur

La superficie lorda sarà di circa 640 mq per ognuno dei 18 piani, con un ingombro di 17 m di larghezza e 37,5 m di lunghezza; dimensioni che si suddivideranno per ospitare 35 appartamenti, 72 camere d’albergo, uffici e un ristorante, al costo di circa 450 milioni di corone. La torre ha un’altra particolarità innovativa: è a circuito corto, nel senso che tutti gli attori della filiera edilizia coinvolta nel cantiere vivono in un raggio di distanza che non supera i 20 chilometri.
Tutti i materiali vengono da qui: e questo è importante perchè così tutti sanno che l’edificio è ancorato a questo territorio“, ha dichiarato Oystein Elgsaas, l’architetto dello studio Voll Arkitekter che ha progettato la torre Mjosa. Le foreste che forniscono il materiale per la torre, 25 mila chilometri quadrati appartenenti a 4 mila proprietari, sono gestite in maniera computerizzata e forniscono legno durevole.

Mjøsa Tower © Voll Arkitektur

In ultimo, i pannelli lignei prefabbricati presenti in facciata, del tipo a sandwich con interposta coibentazione, risultano protetti dalla propagazione libera di un incendio, infatti l’intero sistema strutturale è progettato per resistere 120 minuti a contatto con le fiamme, mentre gli elementi secondari, come i pavimenti, devono essere in grado di sopportarle per 90 minuti. Piastre e tasselli in acciaio nelle connessioni risultano incassati nel legno. Inoltre, un impianto di spegnimento automatico è integrato nell’edificio e ogni stanza di ciascun piano è stata progettata come una singola cella, al fine di limitare la diffusione di un eventuale rogo.

Mjøsa Tower © Voll Arkitektur

In un periodo storico in cui le questioni ambientali tengono sempre più banco nell’industria delle costruzioni e i pericoli legati al clima spingono sempre di più a utilizzare materiali naturali, la Mjosa Tower si erge a esempio, già in avanzato stadio di realizzazione, di come edifici completamente sostenibili siano possibili e, oltretutto, possano anche essere maestosi e perfettamente efficienti.