di Marta Layla Napolitano

 Conoscere per amare. Amare per rispettare.

Costruire un rispetto basato sulla conoscenza è una delle chiavi per avviare un processo individuale di rivalutazione delle azioni che l’uomo deve compiere nei confronti del nostro pianeta. Viviamo circondati da un patrimonio di inestimabile valore che andrebbe tutelato con ogni mezzo, così come non ci stanchiamo di sottolineare in ogni articolo di Ecowave, la sezione più giovane del nostro sito, ma che abbiamo particolarmente a cuore.

Non servirebbe un grande sforzo per volere bene alla Terra. Ospita una natura che è bellezza, intutte le sue sfaccettature. Una bellezza accessibile a tutti, come quella di un paesaggio incontaminato, ma che racchiude un fascino che sfiora l’inconoscibile, come suggerisce la microbiologia.

Se i più importanti esponenti politici a livello mondiale purtroppo stentano a voler concretamente attuare provvedimenti che possano portare ad un’inversione di rotta – che continua a puntare verso processi produttivi collegati ad uno stile di vita non sostenibile dal nostro pianeta -, fortunatamente alcune istituzioni internazionali riconoscono la preziosità e l’unicità dell’ambiente.

Forse non tutti sanno che l’UNESCO annovera nella lista dei Patrimoni dall’Umanità, “dall’eccezionale valore universale”, non solo beni di importanza culturale, ma anche naturale: sono ben 209 fra i 1092 siti attualmente riconosciuti dall’organizzazione, di cui 5 localizzati in Italia.

Accanto alle Dolomiti troviamo le Isole Eolie, il Monte San Giorgio, il Monte Etna e le Faggete dislocate fra l’Emilia-Romagna e la Calabria, facenti parte del sito ambientale transnazionale delle “Foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d’Europa”.

Queste ultime potrebbero rischiare di finire oscurate fra nomi di luoghi dalla rinomata bellezza, mentre il riconoscimento ufficiale del loro valore è un risultato ottenuto dopo tante battaglie solamente lo scorso anno, il 7 luglio 2017, quando le faggete vetuste italiane sono state aggiunte al gruppo di foreste primordiali già oggetto di attenzioni da parte dell’UNESCO sin dal 2007, esteso nel 2011.

Ma perché proprio le faggete?

La penisola italiana accoglie i faggi più antichi dell’emisfero settentrionale, che sfiorano la veneranda età di 600 anni e costituiscono ambienti dall’eccezionale naturalità. Questo parametro misura il grado di intervento umano, in questo caso pressoché assente. Agli alberi di queste foreste è permesso attraversare (quasi) indisturbate tutte le fasi del loro ciclo strutturale, tant’è che il rinnovamento è completamente spontaneo. Quando gli esemplari più anziani, giunti a fine vita, cadono, creano delle aperture nella grande cupola della copertura arborea ed il sole che si insinua fra i rami invita a lottare per la crescita le nuove giovani piantine.

Il mosaico composto da questi alberi diventa uno straordinario esempio di biodiversità, dove ha un ruolo specifico ogni componente della foresta. Persino il legno in fase di decomposizione è importante, non viene spostato o rimosso, ma costituisce un habitat unico e molto specifico per animali, funghi, muschi e licheni, che vi si nutrono, proliferano o trovano riparo nelle cavità.

Ogni albero è un antico testimone che parla con la sua voce autorevole a tutti coloro che siano disposti ad ascoltarlo. Un esemplare pluricentenario ne ha già viste di tutti i colori, ha vissuto persino la scoperta dell’America! L’avrà narrato agli altri alberi a lui collegati da un intricato sistema di connessioni radicali sotterranee? Di certo con uno scienziato accorto potrebbe passare ore a chiacchierare, per esempio raccontando secoli di cambiamenti climatici che hanno lasciato su di lui un segno incancellabile, visibile all’interno del vecchio tronco. A qualunque occhio attento e appassionato potrà mostrare fiero la presenza di licheni indicatori della qualità dell’aria, mentre gruppi di bambini fanno a gara per trovare nella stanca corteccia i piccoli fori degli insetti mangiatori del legno.

Una faggeta ci ricolma di doni, con una tenacia che attraversa la storia e tantissima umiltà. Alcuni di questi sono davvero insospettabili: sappiamo che gli alberi sono fondamentali per la nostra sopravvivenza in quanto instancabili produttori di ossigeno, ma d’altra parte sono anche degli importanti accumulatori di anidride carbonica. Se lasciati decomporre naturalmente, non rilasciano la CO2 nell’atmosfera, ma la trattengono all’interno delle cellule che man mano vengono portate negli strati più profondi del suolo per l’azione dei decompositori. Un passo per contrastare il riscaldamento globale, e senza nessuna fatica per noi!

Allora, cosa aspettiamo? Andiamo a conoscere questi luoghi incantati, impariamo ad ascoltarli e prepariamo a meravigliarci: la vita vibra ovunque all’interno di una faggeta vetusta, scorre sotto i nostri piedi e palpita fra le cortecce variopinte. Una giornata fra gli antichi alberi ci regalerà momenti di rigenerante benessere; lontani dal caos cittadino potremo dedicare qualche ora a ricongiungerci con noi stessi per riconoscerci parte viva di questa Terra.

Torneremo a casa più ricchi e consapevoli, desiderosi di prendere parte alla tutela del fragile equilibrio del nostro pianeta.