Lo scenario di oggi è allarmante, se non catastrofico. Eventi meteorologici sempre più violenti e improvvisi, l’innalzamento delle temperature, cataclismi sempre più forti e ravvicinati nel tempo: tutto quello che anni fa qualche scienziato che allora avremmo definito “pazzo” o “catastrofista” preannunciava, pare si stia avverando. Il riscaldamento globale non è più solo qualcosa di indefinito che non ci tocca personalmente , ma è invece qualcosa di estremamente tangibile, che oggi ci spaventa.

Un’alluvione dovuta allo straripamento dell’Elba nella cittadina di Meissen

E a dirlo non siamo noi, ambientalisti convinti, ma i dati scientifici. Il rapporto pubblicato circa un mese fa dagli esperti del gruppo di lavoro internazionale sul cambiamento climatico dell’Ipcc ha fissato in un grado e mezzo l’aumento di temperatura massimo da porre come obiettivo dell’azione dei Governi.

Da dove derivano questi numeri e da dove nasce questo forte interesse degli Stati verso i cambiamenti climatici? Dobbiamo fare un passo indietro, esattamente al 2015, quando quasi 200 paesi siglarono l’Accordo di Parigi per contenere le emissioni di gas serra, puntando a un riscaldamento medio del pianeta di massimo 2°C, con l’ambizione di abbassare l’obiettivo a 1,5°C. Per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo, ogni stato si deve impegnare a decarbonizzare l’economia, ovvero cambiando il modo di produrre energia e le modalità di trasporto di persone e cose, fermando la deforestazione e innovando i sistemi di cattura, stoccaggio e riuso della CO2, il principale gas serra.
Un impegno mastodontico se consideriamo che alcune nazioni come gli Usa e il Brasile di Bolsonaro hanno capi di Stato che ancora ritengono che il cambiamento climatico sia una bufala. E sono in buona compagnia a quanto pare. Infatti, nonostante la percentuale dei cittadini dell’Unione europea che considerano il cambiamento climatico un problema molto serio sia arrivata lo scorso anno al 74% (tre persone su quattro), secondo l’ultima rilevazione condotta dall’Eurobarometro (il servizio statistico dell’Ue), gli europei non considerano però il cambiamento climatico come il problema più importante per il mondo. Questi infatti mettono al primo posto la povertà, la fame e la mancanza di acqua potabile (28%) e poi il terrorismo internazionale (24%).  Il riscaldamento del pianeta è al terzo posto, indicato come il problema principale del pianeta dal 12% degli intervistati e in netto calo rispetto al 2011, quando lo segnalava il 20% (una persona ogni cinque).

Un uragano ripreso dallo spazio

I governi hanno chiesto all’UNFCC di revisionare la letteratura scientifica per redigere un report (oltre 6000 referenze scientifiche, curato da 91 autori da tutto il mondo) per capire quali conseguenze ci aspettano in un mondo dove la temperatura sarà salita di 2°C. Ad esempio? Niente orsi polari, niente Brunello di Montalcino (vino e caffè sono infatti i prodotti più esposti ai cambiamenti climatici) e niente Serenissima (Venezia, infatti, potrebbe venir completamente sommersa entro il 2100, secondo una ricerca dell’Enea).
Mezzo grado potrebbe fare quindi un enorme differenza. Secondo Priyardarshi Shukla, copresidente del gruppo di lavoro dell’Ipcc, mezzo grado «potrebbe rendere più difficile il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite». Questo aumento, apparentemente lieve della temperatura, potrebbe portare a conseguenze catastrofiche: milioni di morti in più per carestie, nuove ondate migratorie, mortalità infantile in crescita, meno diritti per donne e minoranze, migliaia di vite umane perse. Dal punto di vista economico: migliaia di miliardi buttati a causa degli impatti più acuti del cambiamento climatico: uragani, innalzamento del livello dei mari, siccità, alluvioni.

Il fenomeno sempre più impressionante e frequente dell’acqua alta a Venezia. Fonte: puregreenamag.it

Per tutta questa serie di motivi noi di Artwave.it abbiamo deciso di dar vita ad nuova sezione, denominata “Ecowave”: perché crediamo sia arrivato il momento di prendere sul serio la questione, di parlarne, di approfondirla e di divulgare a più persone possibili tutte le soluzioni che possano aiutare il nostro pianeta a respirare. Non è una sfida che possiamo prendere sotto gamba, non è un pericolo di fronte al quale possiamo voltare le spalle. È un problema che che va affrontato subito. E ognuno nel nostro piccolo può fare la sua piccola ma fondamentale parte.

Il nostro pianeta ci ha fatto il dono più grande di tutti: ci ha dato la vita. Noi non possiamo distruggerlo. È nostro compito tutelarlo e rispettarlo, prima che sia troppo tardi.