Rio de Janeiro è una città strana: sa di oceano e di strade affollate, di spiagge silenziose e di mani che battono a tempo di musica tra i banchi del mercato. Ci sono baracche arroccate che si arrampicano e si sovrastano, l’una appoggiata all’altra. In mezzo a quelle vie anguste si aprono porte e finestre sulle vite di chi ci abita e viene spontaneo sbirciarci dentro per immaginare storie ed esistenze.

Ovviamente ci sono i colori e tante tante persone. Nelle strade del centro non c’è spazio per camminare: automobili, motorini, autobus si accalcano insieme per arrivare chissà dove; poi, però, ci sono le enormi spiagge, che sanno svuotarsi per offrirsi a chi ci passeggia taciturne e deserte.

A settembre in Brasile sta finendo l’inverno e l’oceano è freddo, ma non si può fare a meno di togliersi le scarpe, bagnarsi i piedi, guardare l’orizzonte e poi girarsi verso l’immensa spiaggia di Copacabana e seguire con lo sguardo tutta la costa fino a perdersi.

 

Foto di Ilaria Giudice