Pelliccia sì o pelliccia no? La pelliccia è sempre stata più di un indumento: dal 2600 a.C. con Nefertiti e le sue adorate pellicce di leopardo, fino al settecento, come affermazione della propria posizione sociale, arrivando agli anni Ottanta, di cui è il simbolo per eccellenza, la pelliccia è un vero e proprio status symbol.

Un oggetto tanto glamour, quanto criticato, tanto da essere tutt’oggi protagonista di uno dei maggiori dibattiti all’interno del mondo della moda, tra feroci oppositori e strenui difensori. Proprio nelle ultime settimane la polemica si è riaccesa, dopo che Gucci ha dichiarato che dall’anno prossimo le sue collezioni saranno completamente fur-free.

Il marchio fiorentino -ironicamente responsabile della dilagante moda dell’ultimo anno delle ciabatte con fodera in pelliccia- cambia rotta, aggiungendosi alla crescente lista di brand che hanno rinunciato all’uso di questo materiale.

Gucci pelliccia

    Photo Credit: Gucci Instagram

 

Gucci non ha solamente aderito alla Fur-Free Alliance, ma ha deciso di devolvere i ricavati delle vendite dei capi in pelliccia già prodotti alle associazioni animaliste LAV (Lega antivivisezione) e HSI (Humane Society International). Ed è proprio la LAV a definire questa mossa di Gucciuna svolta epocale nel mondo della moda”, auspicandosi che anche altri noti marchi seguano il suo esempio:

“La decisione di Gucci cambierà radicalmente il mondo della moda […]. Mentre la moda diventa sempre più etica, le catene di approvvigionamento che ruotano intorno agli animali saranno una cosa del passato”.

È sempre la LAV a parlare di “rispetto degli animali sempre più radicato nei valori delle persone” ed è forse stata proprio questa consapevolezza il primum movens della decisione di Gucci. La griffe italiana ha voluto dare ascolto alla voce dei millennials, come ha spiegato Marco Bizzarri.

L’amministratore delegato del brand ha spiegato che questa scelta è stata fatta per venire incontro sia ai clienti più giovani, oramai sempre più attenti alle problematiche ambientali e animaliste della moda, sia agli stilisti, che in caso contrario rinuncerebbero a lavorare per Gucci.

Gucci pelliccia

Slipper in fodera di pelliccia by Gucci – Photo Credit: elle.it

Se da una parte c’è chi ha abbracciato questa filosofia già da tempo, come Calvin Klein, Tommy Hilfiger, Ralph Lauren, Stella McCartney ed Armani, dall’altra c’è chi non ha proprio intenzione di rinunciare alla pelliccia, come Louis VuittonFendi.

In occasione dell’inaugurazione di Fendi Studios al Palazzo della Civiltà Italiana di Roma, il presidente del brand Pietro Beccari non si è sottratto alla domanda sulla decisione di Gucci di abbandonare l’uso della pelliccia, lanciando anche una frecciatina finale ai sostenitori del fur-free:

“Non commento quello che fanno gli altri; noi rispettiamo le regole, non usiamo mai pellicce di specie protette. Rispetto anche le idee degli animalisti, sperando che gli altri rispettino noi. Poi mi dovete spiegare perché ci si scandalizza per una pelliccia di ermellino e non per una pelle di coccodrillo”.

Una dichiarazione, questa, che non risulta inaspettata, sopratutto poiché Fendi Studios mette in mostra con orgoglio capi targati Fendi indossati in celebri film e tra questi figurano proprio molte pellicce.

Gucci Pelliccia

Charms in pelliccia by Fendi – Photo Credit: fendi.com

Anche se l’eco-friendly non è altrettanto glamour, ci dovremmo chiedere se l’uso della pelliccia per cappotti e frivolezze come portachiavi e pon pon per borse sia per noi indispensabile. Possiamo rinunciare a questo capriccio?

Il CEO Marco Bizzarri ha commentato la scelta di Gucci con queste parole:

“Pensate che usare le pellicce oggi sia ancora moderno? Io non penso che sia moderno e per questo abbiamo deciso di lasciare perdere. Sono fuori moda”.

Pur ammirando la decisione di Gucci, la domanda che sorge spontanea è: abbandonare la pelliccia è una moda (passeggera) o una scelta consapevole ed etica? Noi ci auguriamo che l’uso della pelliccia diventi una pratica sempre meno frequente, al di là di ogni moda e ogni tempo.