Siamo tutti d’accordo che Instagram non è più uno dei tanti chiusky a cui si può ricorrere per pompare la propria visibilità? Non è uno dei tanti, e no, non si può ricorrere ad esso, ma si deve. Diktat a parte, bisogna accettare che la realtà dei social non è diversa da quella che circonda lo schermo del nostro smartphone o PC. Anche se sembra dare man forte a tutti quelli che vogliono Essere Qualcuno (o Sembrare Qualcun’altro), Instagram è il social più veritiero e rivelatorio della personalità (o della sua assenza). Esempio: postare una citazione di Pirandello rende automaticamente intelligente la persona che la condivide solo se il suo follower ha il suo stesso orizzonte culturale. Se il follower sa andare oltre, allora non c’è algoritmo che tenga e che possa far sembrare altro ciò che non è.

Quando l’utente non è un tronista, ma un musicista, il discorso vale allo stesso identico modo. Solo che è più difficile usare Instagram per un musicista: non basta farsi scattare foto che mostrino i punti di forza del proprio aspetto fisico o condividere immagini promozionali che non hanno nulla di coinvolgente o narrativo.

È più difficile essere un musicista su Instagram, specialmente se non si è Michael Stipe. Il frontman dei purtroppamente defunti REM ha infatti deciso di abbandonare la piattaforma, come aveva già annunciato in un’intervista per BBC Newsnight. “Instagram sta decisamente cambiando il modo in cui ci approcciamo l’uno all’altro e con cui affrontiamo i problemi”, ha spiegato Stipe. “La politica è stata modellata da Instagram, almeno nel mio paese. Abbiamo al potere un uomo che, invece di affrontare le interviste faccia a faccia, preferisce twittare, cosa che trovo repellente e avvilente.”

Ne ho abbastanza. Penso che ci meritiamo di meglio.

Facile potersi prendere certe libertà (di certo un Michael Stipe non ha bisogno di visibilità), ma questa mossa è stata anche superficiale nella sua arroganza. Non si possono condurre battaglie senza farsi vedere e sentire, prima di tutto; inoltre Stipe non ha notato il cambiamento che sta subendo Instagram nell’ultimo anno, sempre più a favore della promozione musicale. Va da sé che promuovere la musica di un artista dovrebbe includere anche promuovere le sue idee (politiche), se l’artista in questione le trasmette attraverso la propria musica.

(qui sotto l’ultimo post con cui Stipe ci dà l’estremo saluto)

Un social sempre più music friendly, dicevamo. Checché se ne dica, non si può avere nostalgia delle epoche mai vissute, perciò non si possono rimpiangere i tempi in cui la musica aveva un social interamente dedicato ad essa, ossia MySpace. Non aveva nulla a che vedere con Spotify, che è più che altro un mezzo, non un fine, dato che non crea una community. Vi avevamo già parlato di come oggi la playlist sia il mezzo più efficace per la diffusione di nuovi artisti, senza avere allo stesso tempo potenza di aggregazione: in altre parole, chi crea una playlist non la condivide con i suoi amici (figuriamoci se crea una discussione attorno ad essa). Nemmeno Cymbal è riuscito a prendere il posto di MySpace, pur imitando le modalità (vincenti) di condivisione proprie di Instagram.

Mark Zuckerberg finalmente ha capito che c’è un vuoto nel mercato, così prima compra Instagram, poi a marzo stipula degli accordi con le tre major (Warner, Universal, Sony) e alcuni etichette indipendenti per permettere l’utilizzo su Facebook di brani posti sotto le loro licenze. Ole Obermann del Warner Music Group parla in questo modo della “partnership olistica” fra l’etichetta e Facebook:

La nostra collaborazione con Facebook contribuirà ad espandere l’universo della musica in streaming e garantirà degli introiti supplementari agli artisti. Un video creato dai fan è il modo più personale, social e spesso virale attraverso cui si gode della musica, ma il suo potenziale commerciale non è ancora largamente sfruttato.

Ma nel frattempo Facebook perde utenti, o meglio: le nuove generazioni preferiscono Instagram come primo social a cui iscriversi, rispetto a Facebook. E sono sempre gli adolescenti il motore del cambiamento: sono i principali consumatori di musica commerciale, i più attenti alla ricezione delle nuove tendenze, coloro che decretano il successo o l’insuccesso di qualsiasi strategia comunicativa. Non a caso i personaggi pubblici con più follower in assoluto sono musicisti amati dai teenager: Selena Gomez conta 142 milioni di adepti, Ariana Grande 128 milioni, Beyoncé 117 e Taylor Swift 111 milioni. In Italia, invece, è Emma Marrone con i suoi 3 milioni di follower a fare timidamente capolino dopo una sfilza di calciatori e personaggi televisivi, che ne hanno il quadruplo, di seguaci.

(sì, teoricamente ci sarebbe anche Fedez tra i capifila, ma non si può certo dire che la sua occupazione a tempo pieno sia la musica)

https://www.instagram.com/p/BnoiyEGh9MC/?utm_source=ig_web_copy_link

A differenza di Spotify, che voleva mettersi al posto delle etichette, Zuckerberg pare abbia intenzione di collaborare con i giganti dell’industria musicale per garantire la serietà del lavoro dei musicisti. Ma a maggio stipula un accordo proprio con Spotify, stavolta per Instagram: una nuova funzione sulla piattaforma di streaming permette di condividere i brani direttamente attraverso le story; in più, dalla story visualizzata si rimanda al brano tramite un link in alto a sinistra. Lasciato alle spalle il Vecchio Mondo di Facebook e delle etichette, Zuckerberg veleggia verso il Nuovo Mondo di Instagram e della musica libera (libera da diritti e doveri nei confronti dei musicisti).

L’ultimo cambiamento apportato sul social delle istantanee è lo sticker che permette di aggiungere un sottofondo musicale alle story. Per fare a gara con TikTok, probabilmente, perché sul terreno di scontro con YouTube, la piattaforma che ha avviato la carriera di molti musicisti, Zuckerberg ha piazzato la IGTV.

Ars est celare artem: non sentirete mai e poi un musicista affermare con orgoglio di essere finto o costruito, ma è così, e per fortuna. L’arte sta nel celare l’arte e nel dissimulare, che è una gran bella fatica. Quando non c’è una programmazione alle spalle del proprio percorso, prima o poi si finisce in un vicolo cieco. Un musicista degno di questo nome allora se ne infischierà dei pregiudizi su Instagram e utilizzerà con coscienza questo social, tra i più macchinosi ma anche tra i più utili. Alla luce di tutto ciò viene in mente un’altra citazione, di Bismark: “Meno le persone sanno di come vengono fatte le salsicce e le leggi e meglio dormono la notte“. È meglio far finta che Instagram non abbia potenzialità, al limite boicottarlo dall’esterno, oppure mettersi alla prova e cercare di indirizzarlo a proprio vantaggio? Non dimentichiamoci che i social sono fatti per essere utilizzati da esseri umani e non da bot, e che quindi possiamo controllarli senza farci controllare da essi. Ammesso e concesso che abbiamo qualcosa da trasmettere.

E chi più dei musicisti può sfruttare i cambiamenti messi in atto da Instagram?

Nel prossimo articolo vi consiglieremo i migliori profili Instagram di musicisti italiani, che magari non hanno i numeri di Laura Pausini, ma che hanno intelligenza, senso estetico e la dose giusta di autoironia.

Nel frattempo potete pensare anche voi ai musicisti che vale la pena di seguire. Potrete segnalarceli nei commenti, ma dovrete anche convincerci!