Che cosa hanno in comune i Creedence Clearwater Revival e William Butler Yeats? Per scoprirlo bisogna entrare nel mondo dei Mardi Gras. Partendo da un omaggio al settimo e ultimo album dei Creedence Clearwater Revival (Mardi Gras, pubblicato nel 1972), la band romana ha segnato il suo cammino mischiandosi con arti e sonorità altre.

Ne sono testimoni le numerose sortite in terra irlandese e la terza traccia del loro secondo album (Among the stream, Route 61 Music), che mette in musica una poesia del poeta irlandese Yeats, Men improve with the Years. È presente un po’ di Irlanda anche nell’ultimo album del 2015, Playground (Aereostella/Et Team), che ha visto la partecipazione di Mundy nel brano Road song.

Freschissimo di pubblicazione il singolo Shoes. Si tratta di un invito a considerare la diversità come una ricchezza e non come un limite. La diversità è rappresentata dai diversi tipi e misure di scarpe che dobbiamo indossare per non chiuderci nella nostra comfort zone. Questa diversità è riccamente esemplificata ed esaltata proprio dall’arrangiamento del brano, in cui ogni strumento riesce a trovare il suo posto d’onore, senza però oscurare gli altri elementi della band.

Nuovo singolo, nuova formazione della band. Cos’è cambiato in questi ultimi tre anni? Come sono le scarpe che state indossando, nuove di zecca, che hanno bisogno di un po’ di rodaggio, o un po’ usate ma ancora inaspettatamente comode?

Liina Ratsep: Ciao Artwave! Le mie scarpe mi hanno portato lontano da casa, e, siccome sono anche io un elemento nuovo nel Mardi Gras, sto indossando le scarpe nuove, ma le trovo molto comode! Siamo pronti per una bella camminata insieme, direi!
Fabrizio Fontanelli: “Grazie Artwave per questo scambio! Sì, abbiamo ripreso a “camminare” da poco tempo e le scarpe hanno mille colori, e sì sono comode! È veramente eccitante aver ripreso il percorso con tanto swing e rock’n’roll, per dirla come il nostro brano. Ci portiamo tante miglia percorse, e tante altre, speriamo, da percorrere con nuovi orizzonti da scoprire.
Giuseppe De Paolo: Le mie scarpe sono assai vissute: le ho portate in giro per il mondo sulle navi da crociera e in tanti progetti musicali. Come ultimo arrivato entro in punta di piedi e le faccio muovere sempre più freneticamente al ritmo della band!

 

Avete continuato a coltivare il vostro rapporto speciale con l’Irlanda? Quali sono le principali differenze che avete riscontrato tra l’attitudine italiana e quella irlandese nel fare musica durante i vostri tour e negli incontri con artisti irlandesi?

Fabrizio: L’Irlanda è stato il primo luogo dove la nostra musica è stata recensita e passata per radio. Essendo spesso lì e avendo cominciato a scrivere canzoni proprio a Dublino fu naturale per me far avere le nostre prime produzioni a magazine, radio e addetti ai lavori. Anche Bono in teoria ha ancora una nostra cassetta da qualche parte! Hot Press ci fece la nostra prima recensione in assoluto, una molto bella. Fu un grande stimolo e diede una grande prospettiva al nostro viaggio. L’Irlanda è un Paese giovanissimo, terra di grande musica, e arte. Dunque tutti in qualche modo suonano, ci sta da sempre grande fermento: l’attitudine che mi ha da sempre colpito è che tutti si aiutano e collaborano tra loro. Ci sta grande senso di unione, nessun grande ego, ma condivisione. Cosa molto poco italiana. Ed è stata grande emozione avere nei nostri studi Liam O’Maonlai e Mundy. Mi fece molto strano vederli registrare con noi. Ero abituato a vederli in altri contesti! Ma l’entusiasmo degli artisti irlandesi e la semplicità nel loro approccio è veramente fantastico. Hanno preso le nostre canzoni e le hanno fatte loro. Speriamo di tornarci presto a suonare dal vivo.

©Ernesto Notarantonio

“Ci sarà musica finché ci saranno storie da raccontare” – si può dire sia il vostro motto? E come lo accordate a questi tempi di vero e proprio affollamento di storie (vere o false) che girano sui social e che spesso vengo spinte dagli artisti quando la musica non sa far parlare di sé?

Liina: Il mondo sta cambiando continuamente, ma la musica ci sarà sempre. Noi abbiamo appena cominciato il nostro viaggio insieme con questa nuova formazione.

Fabrizio: Il nostro approccio è molto semplice, facciamo musica perché abbiamo qualcosa da raccontare. È sempre stato così, siamo in fondo testimoni dei nostri tempi. Di certo sono periodi strani, ma noi continuiamo nel nostro viaggio, trovando sempre spunti che ci tengono vivi. Non riusciremo a fare diversamente, non saremmo noi stessi.

 

Cosa bolle in pentola e quando potremo vedervi dal vivo?

Liina: Stiamo lavorando sul materiale nuovo e ci saranno belle sorprese, quindi stay tuned! Prossime date: il 2 giugno a Stazione Birra, mentre il 3 giugno saremo ospiti speciali di Spaghetti Unplugged al Marmo.
Fabrizio: Grazie di questo scambio e  veniteci a trovare!
Giuseppe: Grazie!

 

Ma grazie a voi, ragazzi!

I Mardi Gras sono Liina Ratsep (voce), Fabrizio Fontanelli (chitarre acustiche), Carlo di Tore Tosti (basso), Alessandro Matilli (piano e tastiera), Giuseppe De Paolo (chitarra elettrica) e Valerio Giovanardi (batteria).

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