“Ed eccoti ora una dottrina della quale riderai: l’amore, o Govinda, mi sembra di tutte la cosa principale. Penetrare il mondo, spiegarlo, disprezzarlo, può essere l’opera dei grandi filosofi. Ma a me importa solo di poter amare il mondo, non disprezzarlo, non odiare il mondo e me; a me importa solo di poter considerare il mondo, e me e tutti gli esseri, con amore, ammirazione e rispetto”.
“Questo lo capisco”, disse Govinda, “ma appunto in ciò egli, il Sublime, riconobbe un inganno. Egli prescrisse la benevolenza, la generosità, la compassione, l’indulgenza, ma non l’amore; egli ci proibì di vincolare il nostro cuore nell’amore di cose terrene”.
“Lo so”, disse Siddharta, e il suo sorriso pareva ora raggiante. “Lo so, Govinda. E, vedi, qui siamo proprio nel cuore delle opinioni, dei contrasti di parole. Poiché io non posso negare che le mie parole sull’amore non siano in contrasto, in apparente contrasto con le parole di Gotama. Appunto per questo diffido tanto delle parole, perché so che questo contrasto è illusorio. So che son d’accordo con Gotama. Come potrebbe non conoscere l’amore, lui che aveva riconosciuto tutta la caducità, la nullità del genere umano, eppure amava tanto gli uomini da impiegare tutta una lunga vita laboriosa unicamente a soccorrerli, ad ammaestrarli! Anche in lui, nel tuo grande maestro, mi son più care le cose che le parole, la sua vita e i suoi fatti più che i suoi discorsi: sono più importanti gli atti della sua mano che le sue opinioni. Non nella parola, non nel pensiero, vedo la sua grandezza, ma nella vita, nell’azione“.

La fascinazione che un classico della letteratura quale è il Siddharta di Hermann Hesse non conosce limiti di azione. Nel brano riportato Siddharta si confronta finalmente con il suo amico più caro, Govinda, con il quale aveva intrapreso il cammino verso la conoscenza della verità spirituale, salvo poi dividersi, quando Govinda aveva deciso di rimanere presso il maestro Gotama. È proprio attraverso le figura di Govinda che si rivela quella della sua controparte, il protagonista Siddharta, come si capisce dal passo riportato.

La musica dei Govinda, duo trip-hop romano, potrebbe orientarsi verso questa mission? Scopriamolo insieme!

La decisione di praticare un genere demodé e di sottofondo, come ormai è diventato il trip-hop, ci sembra ambivalente. È sicuramente coraggiosa e ragionata, e lo suggerisce anche il nome che vi siete scelti: come Govinda ai fini dell’intreccio è servito ad Hesse per mettere in luce le varie scelte del suo amico Siddharta, così il trip-hop oggi può indicare un approccio alla scena musicale romana più in sordina, rispetto ad alcuni cantautori piuttosto egotici. Oppure è tutto l’opposto, cioè una serie di casualità vi hanno fatto incontrare e concordare su questo genere?

Il nostro incontro è stato fortuito in realtà, ci siamo incontrati per una collaborazione che verteva completamente su un altro genere. Ci siamo incontrati su questa idea di far nascere un progetto che parlasse di qualcosa di vero attraverso la nostra musica; il trip-hop è nato poi abbastanza naturalmente, e da questo sono nati i Govinda, un progetto che parte da un ispirazione trip-hop per poi toccare però anche altri stili. L’idea è quella di partire dal trip-hop per poi arricchirlo con altri generi, toccando l’elettro-pop fino a sfiorare anche dei tratti soul. Il trip-hop è un genere che per i suoi aspetti può non piacere a molte persone: può risultare tetro o complicato o anche grezzo. In un certo senso è una musica schietta, ed è dunque disinibita, sensuale e sofisticata. In realtà i Govinda sono nati con l’idea di appartenere a questo mondo, ma mentre realizzavamo l’album ci siamo accorti che i nostri brani erano qualcosa di diverso, che avevano altre mille influenze. La nostra musica è più contemporanea, moderna, più pop se vogliamo, ed è per questo che credo che la nostra musica possa avere più fortuna di quanto non ne abbia avuta il trip-hop. È qualcosa di nuovo. Per quanto riguarda la scelta del nostro nome, Govinda, questo è nato dopo un lungo confronto sulla nostra passione per il Siddartha ed eravamo rimasti affascinati dall’immagine di Govinda. Volevamo così riprendere nel nostro progetto la caratteristica del personaggio che accompagna e guida Siddharta: così vorremmo riuscire a fare noi accompagnando chi ci ascolta in un “viaggio” nella nostra musica.

Per un gruppo emergente è diventato fondamentale promuovere prima la propria personalità, anche caricaturandola, piuttosto che la propria musica. In pratica tira di più la dimensione narrativa rispetto a quella informativa e promozionale. Dai vostri social emerge invece come testimoniate la vostra densa attività live in modo genuino. Anche questa può inserirsi nella serie di “scelte” impopolari e di sottofondo? Che feedback state avendo dal mondo fuori?

Siamo assolutamente consapevoli che l’aspetto social sia un aspetto fondamentale nel mondo di oggi. Piano piano ci stiamo impratichendo sempre di più, anche perché non avendo etichette o uffici stampa alle spalle, cerchiamo di fare del nostro meglio, ma naturalmente è difficile emergere in superficie quando sei tappato da mille altri artisti che vengono pompati. Comunque consapevoli di ciò, la prima cosa che abbiamo fatto quando abbiamo presentato il progetto Govinda al pubblico è stato farlo con il lancio di un videoclip, Smile, a cui poi sono seguiti mano a mano altri video, le cui visualizzazioni continuano ad aumentare. Presentarci con dei video ci ha aiutato da subito a crearci un pubblico che ci seguisse anche sul social. Forse la nostra immagine può non essere abbastanza di tendenza, ma ognuna delle nostre canzoni ha una sua storia, forte e reale. Questo è il nostro punto di forza. Le nostre canzoni sono quello che siamo, nient’altro. Ci siamo dedicati a creare dei prodotti reali, dei videoclip, un album, un calendario di live costante, e continueremo a farlo senza distrazioni.

Raccontateci il cammino verso il vostro album, uscito lo scorso 28 gennaio. Quanto è durata la sua gestazione, quanto e come vi ha assorbito? 

Il nostro primo album non è stato troppo complesso né al livello emotivo né al livello di tempo, perché eravamo pieni di cose da dire e avevamo ben chiaro il modo in cui farlo. Il difficile è stato perfezionarlo, riuscire a capire dove togliere e dove aggiungere, insomma smussare gli angoli del prodotto grezzo per arrivare al prodotto finale. È stato comunque molto bello, e anche tutte le fatiche e le notti in bianco sono state entusiasmanti, perché facevano parte di una prima esperienza. Possiamo dire che è stato il nostro primo piccolo punto di arrivo e il nostro grande punto di partenza.

Il 7 dicembre suonerete al nostro evento Satura Lanx, mostra aperta e collettiva inserita nel programma della Biennale MArteLive. Se non aveste ricevuto i doni di cui siete dotati e che avete perfezionato attraverso lo studio, come pensate che avreste espresso la vostra arte?

Non lo so, così su due piedi non riusciamo davvero ad immaginare un nostro modo di esprimerci che non comprenda la musica. Magari però questo incontro tra vari artisti e forme espressive completamente diverse, che sarà il vostro evento a cui siamo molto felici di partecipare, ci darà nuovi spunti artistici e ci verrà voglia di sperimentare anche altro oltre la musica, per esprimere quello che abbiamo dentro. Mai dire mai.

 

Ringraziamo i Govinda per la loro disponibilità.

Ci faremo accompagnare dalla loro musica giovedì 7 dicembre alle ore 22:15 presso la TAG – Tevere Art Gallery, in occasione della nostra mostra collettiva Satura Lanx. Non mancate!

Seguite i Govinda su Facebook, Instagram e YouTube. Il loro album omonimo è in streaming integrale su Bandcamp.