La settimana scorsa il BIFF ha aperto le porte al talent canoro meno verboso della capitale: You Can Sing. Come già anticipato nello scorso articolo, l’edizione di quest’anno offrirà al vincitore l’irripetibile possibilità di presentarsi alle Nuove Proposte di Sanremo 2018, motivo per cui è bene tenere d’occhio i talenti che si avvicenderanno sul palco del BIFF durante queste sei settimane. In un clima disteso e familiare, i ragazzi si sono esibiti prima insieme alle rispettive squadre e poi singolarmente, presentando ai giudici e al pubblico una successo uscito nel loro anno di nascita.

I primi a rompere il ghiaccio sono stati i coraggiosi del Team Gherardi: Sista, Michael, Roberto e Valentina hanno portato la loro versione – purtroppo poco convincente –  di Viva La Vida, dei Coldplay. Mostrano ben più coordinazione i ragazzi del Team Buda, Federico, Letizia, Alex e Luca, per i quali la coach ha scelto il brano di un artista che sarà molto gettonato durante la serata: Bad di Michael Jackson. È poi la volta del Team Turrini (Federico, Alessandro, Brhenda e Rahinò), che con Love Runs Out dei OneRepublic fanno anche entrare la prima chitarra sul palco. Con l’esibizione in acustico del Team di Alessandro Corsi, visibilmente alterato per il vociare del pubblico in sala, a cui chiede un “silenzio clamoroso”, termina la prima manche della serata: Tabak, Leonardo, Sara e Lorenzo ci deliziano con Ho Hey dei Lumineers.

La scelta delle cover è senza dubbio di gran gusto. Ve le elenchiamo di seguito: Valentina ha scelto Baby One More Time di Britney Spears; Tabak Enjoy The Silence dei Depeche Mode (peccato per i problemi all’audio); Alex Polidori You Are Not Alone di Michael Jackson; Brhenda Man In The Mirror, sempre del re del pop; Federico Tarsi La Cura di Franco Battiato; Federico Proietti Free From Desire di Gala; Leonardo Don’t Let the Sun Go Down on Me di Elton John; Sista Don’t Worry, Be Happy di Bobby McFerrin; Luca Nothing Compares 2 U di Sinéad O’Connor (forse un contrasto tricologico?); Roberto Can You Feel The Love Tonight di Elton John; Sara Black Or White di Michael Jackson; Alessandro Cambiare di Alex Baroni; Michael Everybody Hurts dei REM; Lorenzo Karmapolice dei Radiohead; Rahinò Too Much Love Will Kill You dei Queen; colpo di tacco di Letizia che chiude la seconda manche con Zombie dei Cranberries.

Mentre Rahinò viene premiato con l’immunità in quanto migliore della serata, Sista, Michael, Luca e Valentina devono scontrarsi presentando i propri cavalli di battaglia. Purtroppo gli Iron Maiden e Skinny non riescono a salvare Luca e Valentina, che vengono eliminati dai giudici. La seconda serata si svolgerà stasera e avrà come tema New Generation: i 14 concorrenti in gara dovranno infatti sfidarsi sulle hit del momento.

Ed è proprio delle nuove generazioni che vogliamo parlare, presentandovi il concorrente che ci ha convinto di più: Alex Polidori.

Classe 1995, ma con una brillante carriera nel cinema e nella tv alle spalle. Molti lo ricordano per aver doppiato il pesciolino Nemo e altri innumerevoli beniamini del mondo Disney, ma non bisogna dimenticare che ha dato voce a protagonisti di capolavori molto recenti, come a Ellar Coltrane in Boyhood, Jharrel Jerome nel film premio Oscar Moonlight, Lasse Fogelstrøm in Il sospetto, Tom Holland in Locke, Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick Captain America: Civil War. La scorsa estate ha pubblicato il suo primo singolo Va Tutto Bene, sempre con il suo inseparabile ukulele, che lo accompagna anche nei suoi live. Fra i più recenti ricordiamo il Festival Show 2016, che a settembre lo ha portato in finale sul palco dell’Arena di Verona. Cerchiamo di conoscere un altro lato di questo nuovo talento!

Nella prima serata di You Can Sing vi è stato chiesto di dare una vostra interpretazione a una canzone uscita nell’anno in cui siete nati. Perché hai scelto proprio You Are Not Alone di Michael Jackson?

In realtà non sono stato io a scegliere. Il giudice di ogni team sceglie il pezzo per i propri concorrenti, e la mia coach Federica Buda ha scelto questo brano per me. Credo abbia scelto questo brano perché avrei avuto la possibilità di farne una versione personale, originale, un po’ più fresca grazie all’ukulele, visto che il pezzo come lo conosciamo invece è molto soft. Pur non avendo scelto io, ho apprezzato molto la scelta della mia coach e mi sono trovato a mio agio nel proporla, anche perché adoro Michael Jackson.

Rispetto a molti tuoi coetanei hai già fatto un bel pezzo di strada nel mondo dello spettacolo. Rispetto al mondo della tv e del cinema, cosa ti dà in più la musica? Ha qualcosa a che vedere con la possibilità di esprimerti in prima persona, senza dover prendere come punto di riferimento un copione?

Bella domanda. Probabilmente sì, questa è una delle ragioni: la musica mi permette di esprimermi a 360 gradi; e poi è parte integrante della mia vita da sempre, perché mio padre è stato un bravissimo musicista, cantante e autore, ha vissuto di musica girando il mondo e suonando nei posti più belli, e mi faceva cantare fin da piccolissimo; inoltre anche mio fratello ha sempre cantato in vita sua (era il bimbo che vinse lo zecchino d’oro cantando Il Coccodrillo Come Fa); i miei si sono uniti grazie alla musica… insomma, senza l’apporto della musica non sarei neanche mai nato, probabilmente! Per me fare musica è naturale e indispensabile, come mangiare e dormire.

Quando hai cominciato a dedicarti alla musica? Hai dei modelli a cui ti ispiri maggiormente?

Come ho detto, fin da piccolissimo. Per molti anni ho cantato in un coro di bambini, i MINISINGERS, diretto da mio padre. Mi sono sempre esibito in spettacoli, programmi tv ecc. Da qualche anno a questa parte ho deciso di dedicarmi molto di più a questa passione: mi esibisco spesso live nei locali di Roma, ho fatto l’artista di strada in varie città, pubblico cover sui social e ho pubblicato un singolo che, nel mio piccolo, mi ha dato tante soddisfazioni. In primis il modello a cui mi ispiro è mio padre, che stimo tantissimo come cantante e musicista. Poi ho degli idoli ovviamente, che vanno dal pop, al soul, al rock, come Stevie Wonder, John Legend, Michael Bublè, Ed Sheeran, Queen, Red Hot Chili Peppers.

Com’è nato il tuo singolo d’esordio Va Tutto Bene? È parte di un disegno più grande o stai più che altro procedendo con i piedi di piombo?

Va Tutto Bene è nata ovviamente da un mio stato d’animo scaturito dalla fine di una storia d’amore. È una canzone particolare perché le strofe del testo (che ho realizzato prima della musica) sono vicine al mondo rap, ma io non sono affatto un rapper e non avevo mai fatto niente di simile. Ho scritto un testo con una metrica abbastanza intrecciata e leggendolo mi veniva più naturale rappare che cantare. È una canzone che è piaciuta molto a tantissime persone che neanche mi conoscevano, ho avuto l’occasione di cantarla su palchi abbastanza importanti e, come ho già detto, questa canzone mi ha dato qualche bella soddisfazione. Per ora è solo un singolo, ma mi piacerebbe farlo diventare parte di qualcosa di più grande. Ho altri brani che potrei far rientrare in un progetto discografico, ma sto aspettando di trovare le persone giuste che mi aiutino a realizzarlo. Penso che solo autoproducendosi sia molto difficile arrivare a un pubblico discretamente ampio. Vedremo cosa succederà.

È la prima volta che partecipi a un talent? Cosa risponderesti a chi fa di tutta un’erba un fascio a proposito di questa realtà?

Sì, è la prima volta. Secondo me è un esperienza che può veramente farti crescere. Il problema dei talent sono i meccanismi televisivi, come sappiamo. Prima di essere occasioni per i giovani emergenti, X Factor, Amici o The Voice sono programmi TV, quindi a volte può succedere che si metta al primo posto l’aspetto televisivo e degli ascolti piuttosto che il bene degli artisti. Il talent può essere una bella vetrina, un trampolino di lancio quasi indispensabile al giorno d’oggi, ma può anche dare un’ idea sbagliata degli artisti, che a volte non vengono per niente valorizzati. You Can Sing, pur utilizzando una struttura simile ad altri talent televisivi, è molto diverso, proprio perché non è un programma tv, e in questo forse sta la sua forza. Il fatto di non essere così tanto sotto i riflettori e di non dover sottostare a esigenze e regole televisive che potrebbero non valorizzarti, è un vantaggio, e anche un sollievo. Sono contento di provare questa esperienza. Ancora non posso dare consigli o rispondere a chi fa di tutta l’erba un fascio, perché è ancora molto presto per fare un bilancio, ma credo fermamente che un’esperienza del genere possa essere una bella opportunità per sperimentare, imparare e divertirsi.

Raccontaci della tua esperienza a You Can Sing: cosa stai imparando, come coniughi la tua quotidianità e i tuoi progetti paralleli alle prove per la serata, cosa ti aspetti da questa esperienza.

Quest’esperienza per adesso mi sembra molto carina, mi sto divertendo ogni settimana a portare nel mio mondo musicale i pezzi che mi vengono assegnati, e poi si è creato già un bel rapporto con gli altri concorrenti. Non è facile mettere su una canzone nuova ogni settimana e conciliare questa attività con tutti gli altri impegni che ognuno di noi ha, però per fortuna riesco ad organizzarmi, tra doppiaggi, altre serate musicali e un po’ di vita privata e svago. Io mi sento davvero stimolato da questa esperienza e voglio cercare di fare sempre meglio per provare ad arrivare fino in fondo.

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