Il suo singolo d’esordio Come se non ci fossi stata mai ha tutte le carte in regola per diventare la colonna sonora di queste calde giornate primaverili: un groove dolcemente trascinante, echi R&B che ben si accordano a sonorità attuali ed autentiche, come attuale e autentica è la storia cantata da Mario Castiglione. Di origini catanesi, spirito dinamico e indipendente, sin da bambino traccia il suo sentiero a modo suo, fino a quando viene notato dalla Sugar grazie alle cover da lui interpretate.

Come se non ci fossi stata mai è uscita da più di un mese in radio e su tutte le piattaforme digitali, portando Mario sulla strada maestra della musica.

Autore di testi e musica, nonché produttore, nel caso specifico del tuo singolo di esordio Come se non ci fossi stata mai: sono tre parti distinte di te, nate e plasmate in tempi e modi diversi? In quali vesti ti senti più a tuo agio?

Mi piace vivere la musica in tante sfaccettature, l’intento è di portarle avanti insieme. Mi sento a mio agio sia a produrre che a scrivere perché è una cosa che mi viene molto naturale. In base al momento in cui mi trovo magari scrivo il pezzo: può nascere con la chitarra, così come con un beat. Non mi priverei comunque di collaborazioni: è bello condividere le proprie idee con qualcuno di cui ti fidi. La fiducia sta alla base.

 

Lo spaccato di cui tu canti in Come se non ci fossi stata mai è un pezzo di storia vissuta sulla tua stessa pelle. Ma da cosa è nato invece il brano, inteso come – ci auguriamo – hit radiofonica? Come hai lavorato alla sua stesura?

È un brano che ho scritto verso la fine dell’anno scorso, lo abbiamo scelto perché emblema dei miei gusti musicali. C’è molto me stesso dentro il pezzo. L’ho prodotto in un paio di settimane; quando entro in studio mi isolo da tutto, è un momento prettamente musicale e poco “social”. È interessante perché poi la gente sente il totale, mentre tu sei stato lì dentro e conosci a memoria ogni secondo del brano.

 

“Portami a ballare dove ci sentiamo liberi”: una componente rilevante del tuo percorso artistico è il rapporto con il mondo della musica elettronica, che più che un flirt sembrerebbe una relazione che vuoi mostrare a tutti alla luce del sole, altrimenti non avresti scelto un brano simile per presentarti al pubblico. Da quanto ti sei addentrato in questo genere? C’è qualche artista contemporaneo che stimi e a cui ti ispiri maggiormente?

Essendo un produttore è normale che viva un po’ a momenti. Mi vedo in continua evoluzione, mi piace cambiare continuamente perché questo fortunatamente non mi è imposto da nessuno. Adesso c’è un po’ di elettronica, magari fra due anni tutto acustico. Vedremo.

 

Quanto sei legato a Catania e quanto ha influito sulla tua formazione artistica? Iperconnessione digitale a parte (che comunque ti ha permesso di essere notato dalla Sugar), sono ancora in molti a preferire di spostarsi fisicamente in città più stressanti e caotiche ma piene di possibilità. Pensi che oggi, in quest’ottica, Catania possa essere definita periferica?

A Catania c’è grande senso di arte. È un posto unico, penso che geograficamente sia una delle città più belle che abbiamo. È parte della mia ispirazione, come lo è Milano per la sua modernità e concretezza. Per questioni di lavoro siamo un po’ costretti a vivere nelle città dove vive l’industria musicale, non solo la musica. Catania mi ha dato più sensazione di arte, che arte allo stato pratico; purtroppo in questo momento c’è poca musica dal vivo, i locali non danno grandissimo spazio. Però alcune volte ti basta anche solo affacciarti alla finestra e respirare.

 

Ringraziamo Mario Castiglione per la sua disponibilità. Potete seguirlo sul suo canale VEVO, su Facebook e su Instagram.