Quando James Marshall Hendrix nacque a Seattle in una fredda giornata del 1942, nessuno probabilmente immaginava quello che sarebbe accaduto negli anni a seguire. Erano periodi duri, resi nauseabondi dal piombo della guerra e dalla dilagante povertà capace perfino di annientare l’essenza umana; a quei tempi i grammofoni diffondevano la melodie di Glenn Miller e Charlie Parker, mentre Duke Ellington ed Ella Fiztgerald celebravano la loro ascesa nell’Olimpo del pentagramma esibendosi nel club.

Jimi, dunque, venne alla luce in un momento insindacabilmente fervido per la storia della musica: egli stesso fu Musica e si immolò per la musa Euterpe in mille modi, dall’idolo di fuoco generato dalla sua Fender Stratocaster al Festival di Monterey, allo Star Spangled Banner urlato contro un’America, ai ferri corti ed insanguinati con i musi gialli del Vietnam.

Se ne andò dal mondo, poco prima di mezzogiorno, nella mattina del 18 settembre 1970, al 22 di Lansdowne Crescent della capitale dell’Inghilterra. Soffocato dal proprio vomito a causa di un’intossicazione da barbiturici, dichiararono i coroner. Nonostante siano passati vari decenni, quel tragico destino rimane ancora avvolto nel mistero. Splendente come il sole, invece, è l’aura irradiata dalla sua intensa carriera: è il padre di quei pilastri della massima espressione delle sei corde riassumibili negli album in studio Are You Experienced e Axis: Bold as Love (1967) ed Electric Ladyland (1968) e nella prima metà del ‘70 pubblicò il live Band of Gypsys, registrato con l’omonima band al Fillmore East di New York. Vennero rilasciati anche dei lavori postumi che, dal 9 marzo scorso, vanno a costituire una vera e propria trilogia: l’etichetta Legacy Recordings è partita con Valleys of Neptune (2010), raccolta di brani registrati all’inizio del 1969 per un quarto album mai realizzato, People, Hell & Angels (2013), contenente reperti provenienti dalle sessioni newyorkesi del 1968 e ’69 e l’ultimo arrivato Both Sides of the Sky (2018), culla di collaborazioni ed inediti realizzati tra gennaio 1968 e febbraio 1970.

La maestria virtuosa e le intenzioni indagatrici di Hendrix su limiti e confini dell’Universo, impossibili da  liquidare rispondendo 42, in questo disco vengono sostenute da Billy Cox al basso, Buddy Miles alla batteria (insieme ai quali formava la Band of Gypsys), dalla voce di Stephen Stills dei Crosby, Stills, Nash & Young, dal compagno di Woodstock Johnny Winter e da Lonnie Youngblood. Di seguito trovate la tracklist che lo compone:

1. Mannish Boy (5:01)

2. Lover Man (3:03)

3. Hear My Train a Comin’ (7:25)

4. Stepping Stone (3:12)

5. $20 Fine (4:59)

6. Power of Soul (5:55)

7. Jungle (3:28)

8. Things I Used to Do (3:41)

9. Georgia Blues (7:55)

10. Sweet Angel (3:54)

11. Woodstock (5:19)

12. Send My Love to Linda (4:36)

13. Cherokee Mist (7:01)

Su tredici tracce, la cui maggior parte proviene dalla sua mano, solo tre sono state scritte da altri artisti: la prima è di Muddy Waters, l’ottava di Guitar Slim e l’undicesima di Joni Mitchell. Ora siamo veramente pronti per guidarvi nell’ascolto di questo viaggio sensoriale che bacia le coste del blues, si perde nella fitta vegetazione del funky e trova i punti panoramici migliori per ammirare i tramonti della psichedelia.

 

Mannish Boy

Mannish Boy è un brano di Muddy Waters registrato il 24 maggio 1955 e pubblicato nel giugno dello stesso anno come lato A di un singolo che riportava, nella facciata opposta, la canzone Young Fashioned Ways.

La batteria parte incalzante, portandosi dietro una forte carica seduttiva; ecco che arriva la voce di Jimi con quel falsetto erotico, la sua chitarra ansimante per il piacere provocatogli dalla mano sinistra che avida sfrega le corde. Ogni nota è un gemito, questa canzone è un amplesso, è rossa: la malinconia blu degli anni ’50 sembra essersi fatta ricordo, radice.

Lover Man

I tre minuti di Lover Man sono un piacere per le papille uditive. Bastano i primi secondi per assaporarne subito il tipico marchio Hendrix: energia, groove, calidoscopi e sdoppiamenti mistici. La meraviglia dei suoi turbini colorati si espande per tutta la durata del pezzo, regalando allo spettatore un’esperienza travolgente.

Hear My Train a Comin’

L’attitudine perfezionista del buon James gli fece registrare questo brano in molteplici versioni; tutti (o quasi) ricorderanno la sua celebre esecuzione acustica da performer col cappello e giacchetta rossa in chiave country. Here My Train a Comin’ è stata scritta pensando ai canti nelle piantagioni della Cotton Belt e più che di una locomotiva parla della sperata sopraggiunta di ben altro: è una poesia sulla salvezza e la sua attesa, bianca come la stanza asettica in cui Hendrix suonava il suo blues.

Stepping Stone

L’intro di Stepping Stone è un cavallo che galoppa nella prateria. Nota dopo nota, riff dopo riff il ritmo si fa sempre più travolgente ed irresistibile;  Buddy Miles e Billy Cox sembrano impazzire rispettivamente alla batteria ed al basso che non fungono solo da accompagnamento, ma diventano primedonne indiscusse. E poi c’è Jimi e beh…è già una garanzia.

$20 Fine

Stephen Stills alla voce e organo, Duane Hitchings al piano, Mitch Mitchell alla batteria e Jimi Hendrix che suona diverse chitarre. Non occorre aggiungere nient’altro, se non che siamo di fronte alla prova di come si possa scatenare l’inferno in quattro minuti e cinquantanove secondi.

Power of Soul

Come preannuncia già il titolo, questo pezzo è una bomba, una vera e propria potenza. Cosa, o meglio, chi dimora nella sua anima profonda? Forse si tratta dello spirito di uno sciamano, come quello esanime che incontrò un Jim Morrison bambino sul ciglio dell’autostrada. O forse è una divinità, magari il focoso Efesto o l’Onnipotente Zeus. In Hendrix abitano più forze, più suoni, più colori; in lui hanno casa il bene distruttivo ed il male redentore, la magnificenza e la fragilità. E tutto è chiaro, tutto rimane ignoto.

Jungle

Il settimo brano di quest’album ricorda il sound del lavoro d’esordio Are You Experienced?, con un’evoluzione sonora che richiama Third Stone from the Sun. Se nel ’67 aveva intrapreso un viaggio interstellare al di fuori del pianeta Terra, ora ci si perde nei suoi meandri più fitti e misteriosi con un iter strumentale.

Things I Used to Do

La versione orignale di Things I Used to Do venne registrata il 16 ottobre 1953 dal bluesman Guitar Slim; Hendrix era un tipo che di blues ne masticava un po’, anzi, ne sarebbe stato un perfetto madrelingua. Il suo fare camaleontico da scienziato sperimentatore lo portò ad avvicinarsi ai generi più disparati, senza mai tradire la propria natura e l’integrità della propria fede: quella nella Musica. Si percepisce la presenza significativa della chitarra di Johnny Winter.

Georgia Blues

Altro pezzo sicuramente degno di nota, Georgia Blues non teme le temperature invernali grazie alla voce bollente di Lonnie Youngblood e ad una pienezza sonora da far drizzare i peli perfino ad Eric Clapton. E’ una serenata, un messaggio d’amore sprigionato da un sax che non risparmia nessuno e si prende la scena, ammutolendo il pubblico senza fiato: ecco un gran bel gioiello che meritava di essere conosciuto.

Sweet Angel

Poesia dolce, confortante, magica, a tratti onirica; ricorda un po’ l’aria sognante di quella splendida dichiarazione d’amore che è la sesta traccia di Axis: Bold As Love, Little Wing. Sono quasi quattro minuti strumentali in cui il giovane Marshall sembra quasi stia cavalcando una nuvola che si libra leggiadra e morbida, posandosi al suolo solo sul finale. Queste sono solo poche delle parole da poter dedicare ad una ninnananna in grado di assopire i demoni più impertinenti.

Woodstock

Ancora una volta la voce di Stephen Stills: qui canta l’inno scritto da Joni Mitchell e portato al successo dal progetto costiuito insieme a David Crosby, Graham Nash e Neil Young, con i quali dominò nella scena musicale dei primi anni ’70. La Mitchell a quei tempi era fidanzata proprio con Nash e scrisse questa canzone ascoltando i suoi racconti riguardo l’esperienza di Woodstock del 1969; la incluse, poi, nel disco pubblicato un anno dopo dal titolo Ladies of the Canyon. Jimi & co. ne traggono una stupenda versione che riprende lo spirito di quei tempi lontani in cui l’amore vinse ed un fiore sconfisse un fucile.

Send My Love to Linda

La Linda a cui Hendrix indirizza il suo amore è Linda Keith, la bellissima modella fidanzata col chitarrista dei Rolling Stone Keith Richards. Linda e Jim si incontrarono in un giorno del 1966 al Cheetah Club di New York, dopo la sua performance con gli Squires di Curtis Knight; fu lei a regalargli la Stratocaster bianca che caratterizzò i primi tempi, sempre lei che lo presentò a Chas Chandler, il bassista degli Animals che aveva deciso di intraprendere la professione di manager. Il resto è storia. La sua gratitudine, invece, si fece musica da cui lasciarsi coccolare.

Cherokee Mist

La tredicesima traccia è quella di cui il cuore ha bisogno: un trip dominato da urlo straziante e distorto, un rimando a posti lontani, sbirciati solo sui libri di storia. Per sette minuti la sola voce che si ascolta è quella della chitarra, poichè le corde vocali non riuscirebbero a trasmettere le stesse sensazioni viscerali. James Marshall Hendrix ha un asso nella manica che diventa colpo di grazia letale; dopo aver ascoltato l’intera tracklist, possiamo sdognanare l’idea stantìa che gli album di pubblicazione postuma siano solo un escamotage a fini di lucro. Both Sides of the Sky è un album che può arricchire il bagaglio culturale ed emozionale di chiunque abbia intenzione di approcciarsi con quest’isituzione della Musica, che si tratti di un neofita o di un veterano.

Vive eternamente giovane nella memoria collettiva; a Milano una mostra bellissima celebrerà lui ed i suoi contemporanei fino al 4 aprile, omaggiando i ribelli dal 1966 al 1970. Jimi Hendrix sfida la morte ogni volta che un ragazzino alle prime armi imbraccia il nuovo regalo a sei corde, la vince ogni volta che qualcuno nel pubblico riesce, a stento, a trattenere le lacrime dopo il trasporto provocato da un assolo. Euterpe non può far altro che sorridere dinanzi a questo meraviglioso spettacolo.

B O T H   S I D E S   OF   THE   S K Y

released on on March 9th

aivailable on multiple formats including CD, digital, and as a numbered 180 gram audiophile vinyl 2LP