Il primo album Tra i miei colori, uscito nel 2015 per la Ultratempo, esprime tutta la sua freschezza, umiltà e caparbietà. Joe Balluzzo è riuscito ad arrivare al pubblico grazie all’attualità dei suoi testi, che riflettono su temi particolarmente sentiti (come la violenza sulle donne in Amami Per Sempre), ma anche grazie alla varietà dei generi sperimentati nel suo album. Come ha rimarcato lo stesso Joe al Premiato Circolo Volante del Barone Rosso, è anche questo il motivo per cui ha chiamato il suo disco Tra i miei colori. Conosciamolo meglio!

Joe Balluzzo cover Tra i Miei Colori

Sia a livello musicale sia come presenza costante e ispirazione per le tue scelte artistiche, quali sono gli artisti o le icone del mondo dello spettacolo a cui ti rifai di più? 

Devo ammettere che sono numerosi e di diversa matrice gli artisti che hanno contributo alla mia attuale identità musicale. In casa si sentiva musica leggera italiana, mentre sin da piccolo io avevo maturato da solo una viscerale passione per il soul e per l’RnB. Sono sempre stato un appassionato delle voci black: da Stevie Wonder a Whitney Houston e Jeff Buckley tra gli oltre-oceano, Alex Baroni e Giorgia in patria. Questi alcuni degli artisti da cui ho sempre tratto ispirazione, sia a livello musicale sia per il loro approccio così spontaneo e sincero nei confronti della musica.

Ti ricordi quand’è stato il momento in cui ti sei detto: “Basta, ho deciso che questa sarà la mia strada”, o è stato più che altro un percorso graduale?

In verità non c’è mai stato un momento in cui ho detto “questa sarà la mia strada”. Credo di aver sempre visto la musica come un mezzo, tramite il quale poter esprimere quello che avevo dentro e trasformarlo in qualcosa di buono e positivo. Stare su un palco con i musicisti e con un pubblico che contribuisce a scambiare vibrazioni è un’emozione a cui non riuscirei mai a rinunciare. Quindi, per rispondere alla domanda, credo di non aver mai “deciso” che la musica fosse la mia strada, perché è stata una cosa che ho sempre avuto dentro di me. Il resto è venuto tutto spontaneo e naturale.

Il tuo primo album Tra i miei colori è stato accolto come desideravi? Vuoi parlarci della sua gestazione e delle tue aspettative?

A dire il vero Tra I Miei Colori è stata una cosa del tutto inaspettata. Non è nato come un progetto discografico ma come una raccolta dei miei primi passi nel mondo della scrittura e della composizione. Poi, partendo dalle prime esibizioni live, passando per i primi concorsi (Cantagiro e Tour Music Fest) dove i brani riscossero molto successo e le prime esperienze importanti come quella al Roxy Bar di Red Ronnie, è arrivato il mio primo contratto discografico con la Ultratempo/Warner Chappell. È così che quella raccolta di primi passi è diventata un disco. Non desideravo nulla, quindi l’attenzione e l’accoglienza tanto positiva che ho ricevuto è stato tutto di guadagnato. Non mi piace avere aspettative perché le trovo limitanti ma soprattutto credo che distorcano la realtà, spesso facendoci del male inutile. Anche perché ci sono cose che non dipendono né dipenderanno mai da me, quindi preferisco concentrare le energie sugli obiettivi piuttosto che sulle aspettative.

Finora qual è stata la tua soddisfazione più grande, oltre ad aver pubblicato il tuo album?

La più grande, non saprei. Tra le tante soddisfazioni, ci sono quelle prettamente artistiche, come aver aperto concerti di artisti del calibro di Stef Burns e aver calcato palchi importanti come quello del Roxy Bar, che ha visto come protagonisti icone quali Jovanotti, Vasco Rossi, The Cranberries, Alanis Morissette e molti altri. Tra quelle personali, invece, leggere i messaggi di tutte le persone a cui la mia musica ha “parlato”, che ci hanno letto un pezzo della loro vita e che le hanno accompagnate durante scelte e momenti importanti. Essere una parte, seppur piccola, del cambiamento di un essere umano è tra le più grandi soddisfazioni che possa mai raggiungere.

Come vivi il rapporto con il tuo pubblico?

Il mio pubblico è fichissimo! Mi segue sempre e costantemente, con fiducia e rispetto. Ci scambiamo opinioni e consigli, specialmente sui miei social che ormai sono diventati un buono strumento di comunicazione ed interazione. Condividono i miei pensieri, i miei messaggi. E durante i concerti sono sempre sul pezzo (in tutti i sensi!). Siamo una squadra fortissimi!

Sulla tua pagina Facebook leggiamo: “La musica è vita, è vibrazione, e non si fa da soli”. Che cosa significa per te questa frase? Vuoi parlarci del rapporto con i tuoi collaboratori, musicisti o produttori? In quanto artista emergente all’inizio di quella che si spera sia una lunga carriera, ci sono state occasioni in cui ti sei sentito solo o respinto dai cosiddetti ‘addetti ai lavori’?

Secondo me la musica non si può fare da soli. È un linguaggio universale che permette a tutti gli essere umani di comprendersi, e in un mondo così individualista, dove i momenti di scambio vengono sempre più frequentemente sostituiti con quelli di solitudine, la condivisione è sacra come l’oro. E poi anche il mio disco non sarebbe esistito se non ci fossero stati i musicisti che hanno collaborato con me. Lo stesso vale per quello che sono adesso. Io non sono solo Joe. Io sono l’unione di tutto lo staff che lavora intorno a me, partendo dai musicisti e dai produttori, ai collaboratori, al mio ufficio stampa e al mio management. Non amo fare niente da solo. Mi piace confrontarmi, ma soprattutto mi piace sentirmi parte del tutto.

All’inizio della mia carriera ho ricevuto diversi no. Il più grande fu quello di una nota talent scout, Mara Maionchi, che mi definì “troppo scolastico”. Quella parola mi ferì particolarmente, perché mi aveva attribuito un termine che significa “comune, senza personalità”, quando invece io mettevo tutto me stesso in quel che facevo. Per me era come dire ad un cuore che è solamente un muscolo. Ed è proprio da quel momento che ho iniziato a scrivere più intensamente, perché volevo cercare di dare il massimo in quello che facevo, volevo che chi mi ascoltasse riconoscesse me e solo me. Questo mi ha insegnato che spesso i no e le critiche che all’inizio ci distruggono possono rivelarsi il punto di svolta per un sì più grande, che non avresti mai neanche immaginato.

Hai dei progetti in cantiere di cui vuoi parlarci?

Al momento sto preparando una serie di concerti insieme alla mia band che mi terranno occupato tra la primavera e l’estate. L’idea è quella di tornare sui palchi con un bello show ricco di pezzi miei, ma anche di cover che hanno segnato il mio percorso musicale. Spero anche di riuscire a toccare nuove tappe, vista la grande richiesta da parte del pubblico. Inoltre, ho scritto e sto tutt’ora scrivendo nuova musica e conto di tornare a breve in studio di registrazione. Ho ancora tante cose da dire, non vi libererete presto di me!

 

Joe Balluzzo d