Ernesto Alemà, mente del progetto Ernesto e i Soci, ha dato voce – e che voce! – alle frustrazioni che ci portiamo dietro da sempre, anche se questo sempre ricopre l’arco di soli vent’anni. Frustrazioni che diventano croniche proprio come l’intossicazione da tabacco, e non a caso il vizio del fumo è il tema che apre letteralmente e metaforicamente l’album uscito a giugno Un Giorno Sì Un Giorno No: parliamo della trascinante Chesterfield Blue, primo singolo della band uscito nel giugno 2016 e incluso nella compilation La Cantera dello Spaghetti Unplugged.

Un Giorno Sì Un Giorno No non è un album-racconto che vuole trarre delle conclusioni – anche perché che conclusioni si possono mai trarre in questi tempi? Sono delle variazioni sullo stesso tema, ma grazie agli arrangiamenti scritti da Ernesto e all’apporto dei suoi Soci (il cugino Alessandro Onofri, Matteo De Vitis e Aldo Moccia), i testi acquisiscono un respiro più ampio e un’ascoltabilità che può travalicare i confini romani e generazionali.

In vista della distribuzione di Un Giorno Sì Un Giorno No su tutte le piattaforme digitali, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Ernesto.

Penso che la sigaretta abbia un gusto più intenso quand’è l’ultima. Anche le altre hanno un loro gusto speciale, ma meno intenso. L’ultima acquista il suo sapore dal sentimento della vittoria su sé stesso e la speranza di un prossimo futuro di forza e di salute. – La coscienza di Zeno

Foto di Lorenzo Carulli. Fonte: pagina Facebook della band

Perché l’idea di coinvolgere i soci, e non di rimanere Ernesto?

Con loro sono cresciuto e ho iniziato a suonare. Il nostro primo gruppo lo abbiamo formato alle medie. Quando ho deciso di voler arrangiare le canzoni che avevo scritto ho sentito che era il momento di rimettere su la vecchia band e abbiamo scelto insieme questo nome: “Ernesto e i Soci”, dove soci è scritto con la S maiuscola. Mi piace la parola soci e vorrei che tutti coloro che apprezzano la nostra musica si sentissero nostri soci.

Quanto c’è di autobiografico nel filo conduttore dell’album (l’insoddisfazione e l’apatia, malesseri generazionali, il vizio del fumo e il Tu femminile a cui spesso ti rivolgi)? Sono testi fuoriusciti tutti insieme, autodefiniti e senza limatura, o ci hai lavorato su in un periodo più o meno lungo?

Le canzoni dell’album le ho scritte tutte in un periodo lungo più o meno un anno, ma all’interno di questo ci sono stati un paio di mesi di grande ispirazione dove scrivevo una canzone dopo l’altra. Rappresentano per me la fine dell’adolescenza e le ritengo tutte molto autobiografiche, raccontano sensazioni che ho provato e che ho sentito in comune con i miei amici più stretti, molti versi sono dedicati a loro e sono stati ispirati proprio da loro. Per quanto riguarda i testi qualche piccola limatura c’è sempre ma sostanzialmente sono stati scritti tutti di getto. Penso che le belle canzoni, o almeno quelle che sento vere, possano uscire fuori solo così. Quando ci penso troppo e non mi vengono subito le parole significa che in quel momento evidentemente non ho niente da esprimere e che quindi una canzone non ha senso di esistere.

Cosa ha rappresentato per te l’incontro con Carmelo Avanzato? Raccontaci come Un giorno sì un giorno no è diventata la tua creatura, cosa ti è rimasto di più di questa esperienza e le tue aspettative, ora che l’album sta per essere distribuito digitalmente.

L’incontro con Carmelo Avanzato è stato ciò che ha permesso a queste canzoni di diventare un disco. Ci ha sentito suonare a una serata e subito dopo mi ha detto: “Venite a registrare da me, basta che non abitate troppo lontani dallo studio”, e il caso ha voluto che il suo studio si trovasse esattamente di fronte a casa mia. Lì ho capito che era il momento di fare un album. Avrò questo disco per sempre nel cuore al di là del riscontro che può avere. Rappresenta una parte importante della mia vita e so che l’ha rappresentato anche per molte persone che hanno apprezzato le canzoni e che già le cantano a memoria. Di aspettative me ne sono fatte fin troppo in passato, quindi non mi aspetto niente ora che pubblicheremo l’album ovunque in digitale, sono solo curioso di vedere a chi piacerà e a quanta gente, ovviamente con la speranza che ci possa regalare qualche bella soddisfazione.

Programmi per questo autunno? Continuerai a suonare con i Soci per presentare il disco o c’è qualcos’altro che bolle in pentola?

Per quest’autunno e questo inverno l’obiettivo sarà ancora quello di suonare il disco in giro il più possibile, anche se spesso non è facile quando si è completamente indipendenti. Per quanto riguarda me, non ho mai smesso di scrivere canzoni, quindi finché sarà così avrò sempre qualcosa che bolle in pentola. Se ci sono canzoni che ho scritto, che mi piacciono, e mi riascolto continuamente, sento il dovere di doverle realizzare. Su qualcuna già stiamo lavorando con i Soci.

Cover di Un giorno sì un giorno no. Progetto grafico di Young Bilbo e foto di Lorenzo Carulli

Ringraziamo Ernesto e i Soci per la loro disponibilità.
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