L’autunno, si sa, è la stagione preferita dagli eremiti. Ammiriamo il sublime dinamico del maltempo scostando la tendina della finestra; grazie al termostato settato su vampate tipiche di località hawaiane, il nido domestico sembra quasi un tenero, piacevolissimo ed insostituibile peccato di gola. Nutrite le giuste ragioni per chiamarla attitudine lussuriosa, vizietto innocuo o pretesto per starsene buoni a coccolarsi l’anima: qualunque sia l’epiteto, la solitudine vi apparirà sorprendentemente bellissima.

Ecco che indosserete il pigiama di pile capace di fermare la crescita demografica e i calzettoni antiscivolo, premerete gli occhiali da miopia sul naso e vi stiracchierete lungo l’asse delle ascisse del divano. Prima di tutto questo, però, avrete sicuramente aizzato la fiamma nel camino e versato un po’ di vino in un calice sempre fin troppo piccolo, all’apice di un tête-à-tête con la misantropia.

Mettiamo caso, però, che abbiate una cantinetta singolare, il cui contenuto non preveda i frutti di Bacco ma tesori 12×12 pronti per essere ascoltati. Aggiungiamo inoltre il vostro famelico bisogno di pace mista a libidine e tormento, di superamento della corporeità per concedersi ad un’evasione mentale.Tra ossimori, incoerenze e necessità c’è una magia che sarebbe felice di salvarvi: la psichedelia. E c’è un gruppo che ne fa le veci in modo magistrale: i Sonic Jesus

Il disco che vi presentiamo oggi è Memories, la loro ultima bomba ad orologeria, pubblicata il 30 Novembre. Dopo Neither Virtue nor Anger (2015) e Grace (2017), Memories è il terzo LP dei laziali SJ, composti da Tiziano Veronese, Marco Barzetti, Andrea Parascandolo e Luca Onori. Il quartetto trippy-undergound non si è mai il limitato all’interland del nostro Paese ma ci ha visto lungo: il loro tour è infatti appena partito da Londra e si sta muovendo verso Manchester, Amburgo, Berlino,Praga, Francoforte, Monaco, Vienna ed Amsterdam. Intimo, introspettivo, tour operator di pellegrinaggi ancestrali, Memories si articola in tredici tracce da inalare forte, tutto d’un fiato. Preparate il rosso, stendete il plaid ed alzate il volume: a raccontarvelo ci pensiamo noi.

La copertina di Memories, il nuovo LP dei Sonic Jesus pubblicato il 30 novembre scorso

Docile, timida e leggera, Spectrum Visionary apre il disco in punta di piedi. L’ascoltatore si ritrova catapultato fin da subito in una dimensione onirica ed ovattata che ricorda la nebbia nell’intro di Twin Peaks. Qui, però, non ci sono segreti o misteri da risolvere: la bellezza appare nitida e cristallina, senza panegirici. La seconda traccia è uno delle più significative dell’intero album e si chiama Dance of the Sun; affascinante e saggiamente rétro, possiede la forza esemplare di quei turbini d’energia colorata appartenuti alla cultura musicale di quasi cinque decenni fa.

Gli anni Settanta continuano a farsi sentire anche nel pezzo successivo, seppur con una connotazione diversa e più tardiva, dilatata, a cavallo con gli Eighties. Nei tre minuti e ventotto di Reich (Original) risulta inevitabile spostarsi dal garage e dalla psichedelia per migrare verso sonorità che avremmo trovato nelle irresistibili performance live di Ian Curtis e compagni. Il tono sommesso è amplificato da un’altra perla dell full-lenght, Town: in lei vi abitano buio e luce, incubo e ninna nanna, apprensione e riparo. L’euforia a frattali torna di Whiskey Train è un bagliore intermittente che si frappone alla quiete di Noah  I’m Here, brani sulla stessa lunghezza d’onda di Town. Si conclude così il lato A.

La seconda facciata è introdotta dal temperamento battagliero di The Klas, il primo singolo estratto da Memories con la carta d’identità da main hit. In Heaven la distorsione fa nuovamente capolino, i suoni si rifrangono come luce che penetra le goccioline d’acqua, creando un arcobaleno a bassa saturazione ma ad elevata tensione emotiva. Khullam, dichiarazione d’amore per la vostra integerrima solitudine, precede una Monks ispirata a Reich (Original) e la arricchisce con degli assolo di synth perfetti e ben amalgamati.

Il vino musicale è prossimo alla fine: Cartaxo sembra tratta dalle pagine del diario di bordo un viaggio notturno per autostrade sgombre e silenziose, mentre i tocchi orientali di Love Again sfiorano il pubblico ormai perso nel compiacimento privato, nella realizzazione di uno tra gli appuntamenti meglio riusciti della propria vita. Quello con se stessi, per l’appunto.

In Finlandia la chiamano Kalsarikännit, per noi resterà sempre nota come la nobile arte di starsene a casa da soli. Non sappiamo con esattezza quanti di voi abbiano calze orrende o tutone discutibili, né se siate più amici del luppolo che dell’uva. Ipotizziamo, però, che possiate avvertire uno o più precisi momenti in cui ci si voglia amare e bastare per sé, talvolta con l’immotivato timore di cadere in egoismo insalubre, di trascurare una filantropia galoppante a tutti i costi. Niente di più sbagliato. È facile incappare nell’automatismo per cui si crede che a vent’anni si debba essere padroni del mondo, costringendosi ad evadere dalla comfort zone varcando la soglia di casa propria. Eppure è più facile e soddisfacente seguire il proprio cuore. Così è (se vi pare)…

A noi il compito di raccontarvi Memories dei Sonic Jesus, partner sonoro da ascoltare con gusto; a voi, invece, l’onere di mantenere scoppiettante e viva la fiamma finlandese.

 

Tracklist:

LATO A
1. Spectrum Visionary 3:25
2. Dance of the Sun 2:13
3. Reich (Original) 3:28
4. Town 2:48
5. Whiskey Train 3:04
6. Noah 3:54
7. I’m Here 2:08

LATO B
8. The Klas 3:53
9. Heaven 4:01
10. Khullam 2:03
11. Monks 2:55
12. Cartaxo 4:29
13. Love Again 4:20

 

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Brani consigliati: Dance of the Sun, Town, Noah, Khullam,