Invece di sciorinare elenchi lacrimosi di tributi e di sgomitamenti (“Anche io amavo Chester”, “My thoughts and prayers are with you and your entire family”) vogliamo improvvisarci Don Matteo e cercare di dare un senso a questa assurdità?

Partiamo dalla fine. Nell’ultimo album dei Linkin Park, One More Light, non c’è nulla di loro, checché ne dica Mike Shinoda: in un’intervista per Kerrang! Magazine Shinoda spiega che l’immagine della cover dell’album rappresenti ciò che sono i membri dei Linkin Park, degli uomini di famiglia. “L’immagine mi ricorda com’è che ci si sente quando i nostri figli e le nostre famiglie si incontrano”, ha dichiarato Shinoda, “per questo c’è una connessione molto personale tra questo artwork e il posto da dove la musica proviene”.

La musica che è uscita fuori per il loro ultimo lavoro sarà anche ben fatta, ma viene da chiedersi in che razza di posti si siano cacciati per tirare fuori un pezzo come Heavy. Proprio loro, poi… Le capacità produttive dei Linkin Park ci sono (l’album ha toccato le prime posizioni in moltissimi paesi), come anche la loro attitudine quasi masochistica alla sperimentazione, come pure la voce all’ibuprofene di Chester, stavolta prestata come decorazione a pezzi EDM che starebbero benissimo in bocca a qualsiasi altro cantante dotato, ma non certo baluardo del nu metal. Ma a Chester stava benissimo così, tanto da aver sollecitato i fans in modi tutt’altro che gentili a scordarsi di Hybrid Theory: “I will punch you in your fucking mouth. You’re a fucking pussy.” – ooooookay…

Che quegli attacchi personali, alla sua musica e quindi alla sua vita, lo abbiano destabilizzato a tal punto? Ma come facciamo a lasciarci alle spalle Hybrid Theory, comprato ai banchetti dei cd e dei videogiochi pirata, con la foderina di plastica, protezione troppo fragile per quel tesoro che inserivamo nel lettore cd? La voce di Chester Bennington è una delle poche che ha segnato il passaggio dalla musica materiale a quella digitale: tutti possiamo ricordare distintamente quali album ascoltavamo nello stereo, con il lettore cd (che dovevamo tenere perfettamente in orizzontale per non far singhiozzare la canzone), poi con l’anti-estetico lettore mp4, con l’ipod e poi con lo smartphone. Ha segnato i vari dolorosi passaggi dell’età adolescenziale e le spossatezze della prima età adulta. E qui pare che ci vorremmo fermare, perché come facciamo adesso a tornare a casa senza Chester a guidarci?

Invece la sua morte ci ha spinto con entrambi i palmi delle mani nell’età adulta, quell’età che possiamo dire di aver raggiunto anagraficamente ma non con le esperienze. Ormai il No Future dei Sex Pistols sembra quasi una barzelletta o uno di quei vecchi fotogrammi di Topolino che gira il timone. Il futuro c’è eccome, ma non ci è dato di affrontarlo, perché uno vorrebbe anche diventare adulto, e invece continua a essere spedito in punizione in garage a fare una cernita di tutti i vecchi giocattoli. La paradossale tragedia della nostra generazione ha intaccato anche chi voleva rendercela meno grave, e ce lo ha portato via. Siamo toccati dall’assassinio – perché ad averlo ucciso sono dei demoni che abitavano in Chester ma che non erano Chester – perché esso esemplifica il dramma di chi come noi deve appoggiarsi a dei mostri sacri per andare avanti, avendo sentito per tutta la vita che tanto non siamo capaci. Alla generazione di mezzo, tra quella dei superuomini e quella dei bambini prodigio a cui tutto è concesso, hanno detto di aver fatto cose solo per vendere, alla generazione di mezzo sono morti degli amici, alla generazione di mezzo è capitato anche di fare dei passi falsi. L’ultimo, il passo, il calcio dato a vuoto un momento prima che la corda strozzasse per sempre la voce che non si era mai risparmiata di prendere le nostre parti.

I Linkin Park live agli Idays 2017 a Monza. Foto di Kimberley Ross

Abbiamo capito che non serve a niente cercare di dare un senso a tutto ciò, la vita reale è altro: Chester non c’è più, ha dovuto lasciare moglie e figli, era a pezzi per la morte di Chris Cornell e per una vita passata a ingoiare demoni, la sua ultima testimonianza musicale non è delle migliori, a differenza di quella lasciataci ad esempio da David Bowie. Fa tutto un po’ schifo, ma, per onorare uno dei più grandi cliché che si dicono in queste situazioni, la sua voce c’è ancora. Cliché o miracolo, sta a noi ragazzini deciderlo.