I Pixies, storici baluardi della new wave statunitense, hanno raggiunto un importantissimo traguardo nel corso di questo 2018, un traguardo tale da dover necessariamente trovare un modo per celebrarlo in pompa magna. La band di Frank Black (alias Charles Thompson) e soci, originaria di Boston, spegne infatti quest’anno le trenta candeline del suo primo masterpiece in studio, l’ormai intramontabile perla del garage-rock dei tardi Ottanta Surfer Rosa.

L’album della consacrazione, uscito nel marzo del 1988 per l’etichetta indipendente britannica 4AD e prodotto dalla sapiente mano di Steve Albini (all’epoca ancora futuro fondatore degli Shellac), sarà ristampato per l’occasione in un’edizione speciale all’interno di un box celebrativo che sarà diffuso sul mercato nella sua versione standard a partire dal prossimo 28 settembre, mentre per la ghiotta deluxe bisognerà attendere il mese di novembre.

I Pixies ai tempi di Surfer Rosa, 1988. Fonte: Sentire Ascoltare

Il titolo scelto per l’occasione sarà “Come On Pilgrim… It’s Surfer Rosa“, e nulla come vediamo lascia mai spazio al caso. Sarà infatti contenuto all’interno del cofanetto anche il primo, eclettico quanto solo parzialmente embrionale EP della band, Come On Pilgrim. Oltre alla loro piccola e disinvolta opera prima datata 1987 della durata di soli 20 minuti, un’esperienza quasi primordiale per l’ascoltatore registrata integralmente in presa diretta, sarà incluso nel box anche “Live From the Fallout Shelter”, un loro concerto trasmesso via radio nel 1986.

Le occasioni per gustarsi dal vivo i Pixies inoltre non mancheranno: la band formatasi nell’1986 a Porto Rico festeggerà infatti live questo storico anniversario alla Roadhouse di Londra dal 20 ottobre al 3 novembre 2018.

La cover di Surfer Rosa, 1988. Fonte: Talassa Magazine

La prossima eccezionale uscita di Come On Pilgrim … It’s Surfer Rosa si prospetta ai nostri occhi come la celebrazione stessa del noise pop alla prima maniera e dei suoi massimi esponenti, un viaggio a ritroso nel tempo in quell’universo parallelo generazionalmente invariato (e tutt’ora venerato) chiamato Pixies. Bizzarro, variegato, eterogeneo, palpitante, acido, sincopato, isterico: tutto questo e molto altro ancora è l’essenza profonda di Surfer Rosa, in tutte le sue caratteristiche focali, in tutta quella tensione di fondo che rende ancora oggi questo album così irresistibile all’ascolto, un’inesauribile fonte di ispirazione per l’uomo della strada come lo fu per Corgan o Cobain.

I Pixies. Fonte: PearShaped Magazine.

Surfer Rosa è un LP che consapevolmente nasconde la sua vera natura, emotiva e pensata, volendo deliberatamente apparire senza pretese, quasi come privo di logica o coerenza alcuna: dietro ad un’impulsività e una rudezza concrete e veraci, accentuate dalle distorsioni, dalle saturazioni della chitarra di Joey Santiago come nel loro manifesto Where Is My Mind? e dalla brevità estrema e asciutta di brani interni alla track-list come Broken Face, I’m Amazed e Something Against You, si può forse arrivare a pensare che Surfer Rosa sia un lavoro approssimativo, fetale, disorganico e a tratti incoerente.

Ma la verità di Surfer Rosa è tutt’altra: è un fedele ritratto dei suoi tempi, il padre di tutto ciò che sarebbe venuto dopo di lui: è il primo album di quella corrente ad aver premuto l’acceleratore e superato deliberatamente i suoi limiti, venendo partorito in soli 10 giorni di registrazione e rimanendo nonostante tutto per i successivi 30 anni incastonato in uno stato di grazia imperituro, un capolavoro allo stato grezzo.