Settembre, 1976

“Batterista cerca musicisti per formare una band”

Questo fu l’annuncio che Larry Mullen, all’età di 14 anni, decise di inserire nel murale della sua scuola a Dublino. Poi all’improvviso, il sabato mattina seguente, appaiono dei ragazzi senza pretese nella sua casa. I loro nomi?

Adam Clayton, David Evans (alias The Edge) e Paul Hewson (alias Bono).

O gli U2, se preferite. Quello che succede dopo è storia.

Il rock e il movimento punk erano i punti di incontro per i giovani che vivevano nel contesto dell’Irlanda negli anni ’70. Crescendo in un scenario di rivolta, rivoluzione e guerra (importante ricordare che l’Irlanda del Nord era in costante conflitto con il Regno Unito per motivi politici e religiosi), i quattro ragazzi portavano dentro di sé tutte le ovvie domande di coloro che vivevano la loro giovinezza un ambiente ostile. Tutto questo fermento, tuttavia, darà i suoi frutti e alcune delle loro canzoni sono oggi classici che hanno segnato un’epoca e che sono rilevanti non solo per il contesto irlandese, ma per tutto il mondo.

Feedback e The Hype sono i primi nomi dati alla band composta da Bono, Larry, Adam e The Edge, che alla fine sarebbe diventata, grazie ad un’idea di un amico del gruppo, quella che conosciamo oggi: gli U2. Nome ambiguo che non ha un significato specifico, ma che può anche significare tutto. “U2 can happen to anyone” recita uno dei primi poster della band per i suoi primi concerti. Bono dice che ancora non sa cosa possa significare.

L’inizio è costellato di ostacoli come lo è per qualsiasi giovane band agli albori della carriera. Bono inizia a frequentare il college, Adam si reca in Inghilterra per lavoro, ma dopo poco tempo realizzano che nulla di tutto ciò li rendeva felici come trovarsi nello stesso posto a fare musica. Dopo molti rifiuti (sono infatti passati più di quattro anni dalla creazione della band all’uscita del primo disco), l’Island Records finalmente accetta di produrre il primo album della band, Boy, nel 1980.

Gli U2 ad uno dei primi loro concerti
Fonte: u2.com

Sono guidati dal manager Paul McGuiness, che Bono loda in questo modo per la sua abnegazione: “metteva sempre le esigenze della band e dei suoi membri al di sopra delle sue proprie”. La mancanza di determinazione e perseveranza non è mai stata un problema per i quattro giovani irlandesi. Adam stesso dichiara in un’intervista che sarebbero diventati più grandi dei Beatles, poiché sin dall’inizio del percorso aveva creduto nella sua band, quando l’entusiasmo e l’innocenza erano le uniche forze che li tenevano assieme.

Dopo Boy, un insuccesso nel Regno Unito ma abbastanza gradito al pubblico americano, il secondo album della band è October, che accompagna le esperienze personali di Bono, Edge e Larry in un gruppo cristiano nominato Shalom e segna un momento di riflessione religiosa della band. Con canzoni come Gloria e Tomorrow, che trasmettono messaggi cattolici nei loro versi, la band inizia a creare un’immagine forse ambigua per sé stessa, nonostante sia necessario ricordare le sue origini, ossia un paese i cui abitanti erano definiti in base alle loro scelte religiose. Ma a differenza di Boy, October soddisfa le aspettative del pubblico inglese; ciò garantì la produzione di un altro album dalla stessa etichetta discografica. L’album in questione sarà War, disco che consacrò il gruppo a livello internazionale.

Mentre Boy è un sogno di adolescenti, October un dramma spirituale, il fulcro di War sta nell’impegno politico. Con esso si verifica il lancio di Sunday Bloody Sunday, una delle canzoni immortali del gruppo e che tratta dal massacro di Derry in Irlanda, dove le truppe britanniche uccisero 14 civili irlandesi disarmati che protestavano pacificamente contro le politiche inglesi adottate; tema similare affronta anche il brano New Year’s Day.

I concerti del tour di intenso impatto sociale sono rappresentati emblematicamente dalla bandiera bianca che Bono sventola durante Sunday Bloody Sunday, davanti agli occhi di un pubblico galvanizzato.

Dopo il successo sia commerciale sia critico di War, la band compie il primo passo verso scelte alquanto singolari. L’album successivo intitolato The Unforgettable Fire viene registrato in un castello a Dublino; si tratta di una sperimentazione di nuovi territori, nuovi suoni, affatto simili a quelli che avevano creato fino ad allora. Con questo lavoro, ancora una volta, catturano l’attenzione del pubblico e dimostrano che sono ancora più ostinati e forse più ribelli di quello che sembravano. Consapevolmente lasciano la strada della successo mondiale per esplorare un terreno sconosciuto.

Two roads diverged in a wood, and I— I took the one less traveled by, And that has made all the difference.” Robert Frost

Su questa nuova strada li attendeva uno dei più famosi successi di tutti i tempi: Pride (In the Name of Love), un omaggio all’attivista Martin Luther King. Più che una canzone, quasi un grido di rivolta, questa canzone era ed è finora un simbolo della lotta sociale.

A meno di un anno dall’uscita del loro ultimo album, nel giugno 1985, gli U2 partecipano al Live Aid, un evento organizzato dall’attivista irlandese ed ex voce dei Boomtown Rats Bob Geldof per raccogliere fondi d’aiuto per l’Etiopia. L’esibizione epica è vista come un momento decisivo nella storia della band, soprattutto per l’intensa ed eccitante performance di Bono. Per una questione di organizzazione dell’evento, il gruppo riesce a suonare solo tre canzoni: Sunday Bloody Sunday, Bad e Pride (In the Name of Love). Sconcertante per il pubblico e per la band stessa quello che fece Bono durante il secondo brano: sceso dall’enorme palco, arriva in mezzo al pubblico per ballare con un fan; inoltre Bad, che sarebbe dovuta durare 6 minuti, ne durò 12, lasciando Pride, che era il successo del momento, fuori dalla setlist.

La reazione immediata degli altri membri della band fu ovviamente la delusione, ma quello che non sapevano è che la loro presentazione, nonostante l’assenza dell’ultima hit, sarebbe stata rimasta nella storia, e non soltanto dell’evento, ma anche della loro carriera, come il momento di esplosione del loro fenomeno mondiale.

La scala che li avrebbe portati in cima al mondo stava appena iniziando ad essere salita.

Dopo quattro album completamente diversi l’uno dall’altro, nessuno osava immaginare che il seguente sarebbe stato uno degli album più venduti di tutti i tempi, The Joshua Tree.

L’album, uscito nel 1987, rappresenta una dedica agli Stati Uniti, tanto agli aspetti da loro ammirati come l’idea del Paese (Bono ha sempre affermato che gli Stati Uniti sono un’idea piuttosto che un Paese) e la sua diversità culturale, quanto alla loro delusione per gli interventi militari allora discutibili in altri Paesi.

L’album li consacra definitivamente come la più grande band del mondo, come dichiarò la copertina della rivista Time dello stesso anno. In quel momento non esiste altra band al mondo all’altezza dei quattro ragazzi irlandesi. L’album tocca la vetta della classifica di Billboard sia in Europa sia negli States. Canzoni come With or Without You, Where the Street Have No Name e I Still Haven’t Found What I’m Looking for fanno parte di quello che molti considerano finora il capolavoro del gruppo.

Il tour del disco ha come risultato un film, intitolato Rattle and Hum (estratto dalla canzone Bullet the Blue Sky), che solleva molte critiche alla band per il suo contenuto auto-celebrativo. L’enorme successo e la totale immersione nei tour, uno dopo l’altro, fin dall’inizio degli anni ’80, causano alla band una sorta di sfinimento creativo, tanto che alla fine del decennio non riescono più a riconoscere le proprie radici. Rendendo giustizia alla loro caratteristica imprevedibilità, all’apice della carriera, di nuovo, interrompono il flusso inarrestabile del successo per ripensare la loro musica.

La riflessione e il cambio di direzione li portano a Berlino, subito dopo la caduta del Muro e alla vigilia dell’unificazione della Germania, per registrare l’album successivo, che sarebbe stato quello che Bono definì anni dopo il motivo per cui gli U2 sono ancora insieme. Nel 1991, dopo le crisi di identità, del processo creativo e della mancanza di comprensione tra i membri del gruppo, viene rilasciato Achtung Baby, album che cambia la direzione che la band avrebbe seguito nel decennio seguente.

Svuotato dell’impegno politico, Achtung Baby presenta testi con temi più personali, principalmente storie e problemi d’amore. Il cambiamento non si verificò solo nei testi, ma anche i ritmi e le melodie furono modificate.

Seguendo lo Zeitgeist (o lo Spirito del tempo) la band decise di concentrarsi su un’ambientazione più elettronica e disco, creando canzoni che oltre ad esser suonate dal vivo potevano essere suonate anche nelle discoteche.

Insieme all’album è arrivato ZOO TV, tour rivoluzionario che ha innovato la live performance. Al posto del consueto grande schermo, enormi schermi televisivi facevano parte del set, i quali potevano essere sintonizzati su qualsiasi programma, come è stato fatto in diretta in diversi spettacoli, insieme ad altri tanti interventi live, come le telefonate alla Casa Bianca oppure ordinazioni di pizza per il pubblico. Il concerto fu uno mega spettacolo visivo e udibile, in cui la band ha saputo sfruttare appieno tutte le nuove tecnologie disponibili per creare uno spettacolo che non poteva essere dimenticato da nessuno.

Poi, seguendo la scia del tour, sono stati pubblicati altri due album: Zooropa Pop

Creati per essere, in un certo senso, la continuazione di Achtung Baby, le produzioni si focalizzarono sulla sperimentazione nel campo della musica elettronica. L’intenzione era quella di negare tutto ciò che era “tipico” degli U2. Così come ha fatto il seguente tour, il PopMart, che oltre tutto fu un’aspra critica al consumismo e ai mass media.

Gli anni ’90 furono allora il decennio in cui gli U2 cercarono di scappare dalle proprie radici, ma nel mezzo del caos tecnologico di produzioni gigantesche e di canzoni che non erano più la triade del rock batteria-chitarra-basso, la band si perse. Anni dopo confessarono che le produzioni di quell’epoca non erano le migliori, tanto che raramente hanno eseguito le canzoni di questi album negli ultimi tour. Prodotto e registrato durante la corsa di tour megalomani, la sensazione è che siano album incompleti.

Proprio come alla fine degli anni ’80 ripensarono alla traiettoria che stavano attraversando, alla fine degli anni ’90 assistettero anche a un’intensa riflessione sui progetti futuri. L’inizio del nuovo secolo prometteva grandi progressi, ma non si potevano immaginare i grandi disastri a livello mondiale che stavano per accadere.

All That You Can’t Leave Behind, lanciato nel 2000, ha segnato il ritorno degli U2 alle loro radici. Bono arrivò al punto di dichiarare che con l’uscita dell’album la band si stava sforzando di tornare nuovamente al ruolo di migliore band del mondo. E senza dubbio, ci sono riusciti.

Dopo sette Grammy e più di dodici milioni di copie vendute, il ritorno degli U2 alle origini, a tutto ciò che non potevano lasciare indietro fu trionfale. L’album che conta numerosi successi si apre con l’energico Beautiful Day, uno degli inni immortali della band, con il suo affascinante messaggio di speranza e bellezza.

Una delle esibizioni più memorabili della band è stata durante l’Elevation Tour del 2001, periodo in cui, inoltre, performarono l'”Half-time show” del Super Bowl, noto come uno dei più grandi spettacoli televisivi della TV americana. La band si è esibita solo pochi mesi dopo gli attacchi dell’11 settembre e durante lo spettacolo, rendendo omaggio alle vittime, proiettarono i loro nomi su una bandiera bianca sollevata sopra il palco. La performance è stata valutata dal magazine Rolling Stones come il miglior spettacolo del Super Bowl di tutti i tempi.

E i successi destinati alla band erano ancora al di là da venire. Nel 2004, l’uscita di How to Dismantle an Atomic Bomb ha segnato la storia della musica digitale. In collaborazione con la Apple e il nuovo iPod, gli U2 hanno lanciato il loro primo album su piattaforme digitali che, come sappiamo, sarebbero diventate il ​​principale mezzo di distribuzione di musica della nostra generazione. L’hit Vertigo fu la colonna sonora della campagna pubblicitaria dell’iPod, che ha fatto sì che la band che già aveva un pubblico gigantesco iniziasse a raggiungere anche i più giovani. E se tutto ciò non bastava, l’album è stato il disco vincitore di più Grammy di tutti i tempi, avendo vinto nove statuette.

 

L’allucinante furore dopo il Vertigo Tour suggerì alla band di prendersi cinque anni di pausa prima di produrre un altro disco, il No Line On The Horizon. Sperimentando nuovi suoni e atmosfere, l’album è un mix di ritmi e stili musicali diversi, dal new wave, rock e pop arrivando persino a suggestioni etniche (l’album fu registrato in Marrocco), il che in termini commerciali non costituì un buona strategia, visto che il successo nelle vendite non fu granché. Rilasciato nel 2009, l’album, a differenza del suo predecessore, non ha avuto nessun pezzo di grande successo, ed è stato il primo album che non ebbe singoli nella Top Ten britannica dal 1981, il che ha sorpreso davvero tanto la band.

Ma la sfortuna dell’album non ha seguito il suo tour, il U2 360. 

Reinventandosi ancora una volta, proprio come hanno fatto con ZOO TV nel 1991, la scenografia questa volta non fu costituita solo da un grande schermo, ma fu un’esperienza straordinaria per i fan. Il palco allestito al centro degli stadi era una gigantesca struttura che gli permetteva di suonare a 360 gradi e il pubblico, non più solo davanti alla band, poteva osservarli da ogni angolo. Uno spettacolo a parte che è servito come magnifico sfondo alla dedica totale che la band voleva offrire al pubblico ogni sera. U2 360 attraversò il mondo e nelle sue tre fasi, che durarono poco più di due anni, sarebbe diventato il più grande tour con il più alto guadagno di sempre! Per vedere la presentazione di Where The Streets Have No Name nel tour: clicca qui.

Dopo cinque anni e mezzo (periodo più lungo tra l’uscita di un album e l’altro della band) arriva il primo album di quella che sarebbe la prima parte del progetto discografico Songs Of Innocence and ExperienceMa non senza far rumore.

La distribuzione del primo album, Songs Of Innocence, fu ancora una volta in collaborazione con Apple (dopo 10 anni dalla prima, nel 2004) e questo avrebbe sollevato molte critiche e forse alcuni di voi vi si ricorderanno il perché.

L’album, un mese prima del rilascio fisico, è andato automaticamente su iTunes per tutti coloro che possedevano un dispositivo Apple (ovvero, 500 milioni di persone!) gratuitamente. Nella prima settimana sono state scaricate oltre 30 milioni di copie, rendendolo il lancio del disco il più grande della storia della musica. Ma nonostante il successo ottenuto, il gruppo non fu risparmiato dalle critiche.

Molti furono quelli che trovarono la mossa invasiva, e i musicisti credevano che la band avesse passato un messaggio sbagliato rendendo disponibile un intero album gratuitamente. Ma tra elogi e critiche, l’album è stato indubbiamente apprezzato e una delle risposte fu il successo del tour di iNNOCENCE + eXPERIENCE, che ha promosso l’album nel Nord America e in Europa nel 2015.

Il grande momento della carriera della band doveva però ancora arrivare.

Nel 2017 la band celebrò i trent’anni dal lancio del loro album di maggior successo, The Joshua Tree. Per celebrare la data significativa, decisero di organizzare una serie di spettacoli che inizialmente sarebbero stati portati solo negli Stati Uniti. Il sucesso fu tale che l’idea crebbe e alla fine divenne il più grande tour del 2017, con 51 concerti in attivo, attraversando 15 paesi con quasi tutte le date sold-out.

Lo schermo gigantesco questa volta presentava il simbolo dell’album, L’albero di Giosuè, che durante lo spettacolo proiettava immagini degli stessi luoghi da cui le canzoni scritte più di trenta anni fa erano state ispirate. Passando dalle hit dell’inizio della carriera alle più recenti, per la prima volta, suonarono dal vivo The Joshua Tree integralmente, emozionando i nuovi fan, ma ancora di più coloro che li accompagnavano da più di tre decenni, fin dal lancio dell’album che li avrebbero consacrati per sempre.

Il tour è stato anche un modo per promuovere il nuovo album Songs Of Experience, lanciato nel dicembre 2017. L’album costituisce la seconda e ultima parte del progetto Songs Of Innonence and Experience e, come recentemente dichiarò Bono, i testi sono lettere alle persone e luoghi, come ad esempio ad Ali, (la moglie di Bono, già protagonista di tante delle loro canzoni) alle sue figlie e agli Stati Uniti, mettendo in discussione la loro attuale posizione politica.

Non è possibile rimanere così lungo in cima alle classifiche senza il condimento dell’integrità e dell’amore per ciò che si fa. Famosi già dalla fine degli anni 70, da allora hanno prodotto un successo dopo l’altro ed oggi sono – con il lancio dell’ultimo album Songs of Experience – l’unica band al mondo ad avere almeno un album numero #1 nella Billboard negli anni 80, ’90, 2000 e 2010. Non è una sorpresa per nessuno che gli U2 siano ancora la band più grande del mondo.

E i “ragazzi” non hanno intenzione di fermarsi ancora.

Già con le date del prossimo tour iNNOCENCE +eXPERIENCE organizzate per l’inizio maggio 2018 (a cominciare dagli Stati Uniti), presto i fan potranno godere ancora una volta dello spettacolo più grande del pianeta live per poter ascoltare le loro poesie musicali, declamate sopra un palcoscenico riempito di storie, sempre con l’energia inesauribile di Bono, Larry, Adam e The Edge, che si impegnano al massimo per fare di ogni concerto il migliore della loro vita e di ogni sera la migliore notte di tutte.

Facendo una breve retrospettiva della band e dei loro progetti, si possono facilmente vedere le ragioni che li spingono e li portano a reinventarsi sia nella scena musicale che in quella sociale. Quello che è chiaro è che gli U2 non fanno musica solo per farla. Lo scopo è sempre più alto, più nobile. Ogni testo e accordo è studiato e approfondito fino allo esaurimento prima di prendere forma in una canzone. E il risultato è chiaro. Perfezione.

La continua ricerca musicale, l’originalità e l’innovazione sono denominatori comuni nella storia della band e questo forse è la ragione per cui, dopo più di 40 anni di carriera, le loro canzoni, continuano ad essere rilevanti per la musica ma soprattutto per il mondo.

E oggi forse più che mai.

Durante le presentazioni della band su The Joshua Tree Tour nel 2017 sono state fatte delle proteste contro Trump, alzando la bandiera contro l’odio predicato dal presidente degli Stati Uniti. In un periodo di incertezze, fughe e guerre civili, e tra i leader mondiali di bassa morale, forse ciò di cui più abbiamo bisogno sono artisti che diffondono messaggi di amore agli altri, fede e speranza. Dietro a tutti i testi e gli spettacoli che seguono, il loro messaggio è questo ed è chiaro. Gli U2 ci mostrano i problemi del mondo ma ci presentano anche alcune soluzioni e i modi per contribuire ad un mondo migliore. In nome dell’amore.

Ed è in questo contesto mondiale che, più che canzoni o concerti stratosferici, quello che ci offrono gli U2 è il messaggio più importante della nostra vita: l’amore.

Ama. Abbi fede e combatti per ciò in cui credi. 

Perché alla fine di questa Bella Giornata che è la vita, siamo tutti uguali, siamo tutti One.

L’albero di Giosuè
Fonte: cutandrun.com


English version

September, 1976.

“Drummer seeks musicians to form a band”

This was the announcement that Larry Mullen, at the age of 14, decides to put on his school board, in Dublin, Ireland. Then on a Saturday morning some unpretentious boys appeared at his front door. Their names?

Well, they were Adam Clayton, David Evans (aka The Edge) and Paul Hewson (aka Bono).

Or U2, if you like. And what happens next is history.

Rock and punk movements were venues for young people living in the context of Ireland in the 1970s. Growing up in an environment of revolt, revolution and war (note: Northern Ireland was in constant conflict with the UK for political and religious reasons) the four boys carried within themselves all the obvious questionings of those who witnessed their youth being lived in a hostile environment. All this anger, however, will end up becoming songs and some of them today are classics which marked an era and that are relevant, no longer only for the Irish context, but worldwide.

Feedback, The Hype were the first names given to the band formed by Bono, Larry, Adam e The Edge, which would eventually become, born out of an idea of a friend of the group, U2. Ambiguous name that has no meaning whatsoever, but that can also mean everything. “U2 can happen to anyone” said one of the first posters of the band.

Bono says he still doesn’t know what that’s supposed to mean.

The beginning was difficult and full of obstacles as it is for any young band early in their careers. Bono tried to go to college, Adam went to England to work, but after a short time they realized that none of this made them as happy as being in the same place making music. After many refusals (more than 4 years from the band’s beginning until the release of the first record), Island Records finally agreed to produce the band’s first album, Boy, in 1980.

Guided by manager Paul McGuinness, who described by Bono’s words, “always put the needs of the band and its members above his own,” U2 began the brilliant career but would scarcely imagine how great it would turn out to be. Lack of determination and perseverance has never been a problem, though. “We’ll be bigger than the Beatles” confessed Adam of having thought at the beginning of the band’s journey, when enthusiasm and innocence were the forces that held them together.

After Boy, an album that was not much of a hit in the UK but appealed to the American public, the band’s second album was October, which followed Bono, Edge and Larry’s personal experiences in a Christian group nominated Shalom, marked an intense religious moment of the band. With songs like Gloria and Tomorrow that bring Catholic messages in their verses, the band (who lived in a country where its inhabitants were defined by their religious choices) begins to create a perhaps ambiguous image for the group. But unlike Boy, October met the expectations of the English public, which guaranteed the production of another album by Island Records.

The album would be War, an album that probably enshrined the group internationally. While Boy was the teenage dream, October a spiritual drama, War, the band’s third album is born through a political commitment. It starts with Sunday Bloody Sunday, one of the band’s immortal hymns (with brings the matter of the massacre in Derry, Ireland where British troops killed 14 unarmed Irish civilians who peacefully protested against British policies) as well as New Year’s Day.

The tour’s concerts intense social impact had as an important guest the famous white flag that Bono brought with him while the verses of Sunday Bloody Sunday excited the audience.

After both commercial and critical success of War, the band took the first step of their non-obvious choices. The next album The Unforgettable Fire, recorded in a castle in Dublin, was an experimentation of new territories, new sounds, nothing like what they had created until then. With this, once again, they caught the attention of the public and proved that they were obstinate and perhaps more rebellious than what it seemed. They consciously left the road to world fame to follow an unknown terrain. And it is this same “non-obviousness” that guarantees them their success until today.

“Two roads diverged in a wood, and I took the one less traveled by, and that has made all the difference.”

Robert Frost.

And on this new road – the less traveled by – what awaited them was one of the most famous hits of all time Pride (In the Name of Love), a beautiful tribute of the memory of the American activist Martin Luther King. More than a song, almost like a rebel cry, this song was and still is a symbol of the social struggle.

Less than a year after the release of their last album in June 1985, U2 participated at Live Aid, an event organized by Bob Geldorf (former singer and activist) whose aim was to raise funds to help the plight of Ethiopia. The epic performance is seen as a turning point in the band’s history. Not just for their songs, but also for the intense and exciting Bono’s performance. As a matter of time schedule, U2 was expected to play only three of their songs, the renowned Sunday Bloody Sunday and the new hits Bad and Pride (In the Name of Love) but the singer during the second song went down the huge stage and went into the audience, to then dance with a fan, messing with what the band had planned and Bad that should have lasted 6 min was a 12 minutes’ presentation, leaving out Pride, which was the hit of the moment. The band’s instant reaction was disappointment, of course, but what happened there would have made story, not only for the event itself but also for the band’s career as it is known as the moment when they actually became a worldwide phenomenon. Click here to see the performance: 

And the ladder that would have taken them to the top of the world was just beginning to be climbed.

After four completely different albums, no one could ever have imagined that the next would be one of the best-selling albums of all time, The Joshua Tree. The album released in 1987 was designed to be a dedicated to the United States.

Both the aspects admired by the band as American ideas (Bono has always asserted that the USA is an idea) and its cultural diversity, as well as their disappointment with the political situation at the time and questionable military interventions in other countries.

The album definitely consecrated them as the greatest band in the world, as the cover of Time magazine of the same year would affirm. At that moment there was no other band in the world in the height of the four Irish boys. The album earned them the first place on Billboard in both Europe and the US. Songs like With or Without You, Where the Street Have No Name and I Still Have not Found What I’m Looking for are part of what many consider to be the masterpiece of the group. The Joshua Tree’s immense tour also produced a film, titled Rattle and Hum (excerpt from the song Bullet the Blue Sky), that would raise many criticisms to the band by its self-celebrative content.

The huge success and total immersion on tours, one after the other, since the early 80s led them to creative exhaustion and by the end of the decade they no longer recognized their roots. Doing justice, then, to the fame of not being predictable, at the apex of the career, again, they interrupt the addictive flow of success to rethink their music.

The reflections and the course change took them to Berlin, soon after the Fall of the Wall and the on the eve of the Germany unification, to record the next album that would be, what Bono defined years later, the reason why U2 is still together.

In 1991, after a creative process block, an identity crises and misunderstanding between the members of the group, Achtung Baby was released, to become what would change the direction that the band would lead for the next decade. Without the prior political commitment, Achtung Baby presented lyrics with more personal themes, such as love affairs and their problems. But the change didn’t just happen within the lyrics, but also the rhythms and melodies were rethought. Following the Zeitgeist (or the spirit of the time) the band decided to focus on a more electronic and disco vibe, in songs that besides being powerful could also be played inside discotheques.

Along with the album came ZOO TV, revolutionary tour which would innovate the live performance. Replacing the usual big screen, huge TV screens were part of the set and could be tuned in any program, as was done live in several shows, alongside many other live interventions, such as phone calls to the White House or pizza orders for the public, done by Bono himself. The show was a visual and audible spectacle, in which the band knew how to take full advantage of all the new technologies available to create a spectacle that could not be forgotten.

Then, following the vibe of the tour, two more albums were released. Zooropa and Pop. Created to be, in a way, a sequence of Achtung Baby, the productions focused on the experimentation of electronic music. The intention was to deny everything that was “typical” of U2. So did the following PopMart tour, which also was a huge criticism of consumerism and mass media.

The 90s were then the decade when U2 tried to run away from its roots, but amidst the technological chaos of gigantic productions and songs that were no longer the drums-guitar-bass triad, the band got lost. They even assumed years later that the productions are not the best, so much so that they rarely play songs of these albums on current tours. Produced and recorded during the rush of megalomaniac tours, the sensation is that they ended up being incomplete albums.

Just as in the late 1980s they rethought the path they were going through, the late 1990s also witnessed intense reflection on upcoming projects. The beginning of the new century promised great world progress, but one could not imagine the great disasters that were to come.

All That You Can’t Leave Behind, released in 2000, marked the return of U2 to its roots. Bono went so far as to declare that with the release of the album the band was re-registering for the role of best band in the world. And without a doubt, they succeeded. Seven Grammys and more than twelve million copies sold, the return of U2 to its origins, to “all that they could not leave behind” was triumphant. The album that counts with numerous successes opens with the energetic Beautiful Day, one of the immortal hymns of the band, that to this day has not lost its beauty and charm.

One of the band’s most memorable performances was during the Elevation tour in 2002, where they took care of the famous “Half-time show” of the Super Bowl, known as one of the largest television audiences on American TV. The band performed only a few months after the 9/11 attacks and during the performance, paying tribute to the victims, they projected their names on a white flag raised above the stage. The performance was rated by the Rolling Stones as the best Super Bowl show of all time. See it here: 

And the successes that the new era reserved for the band was just about to begin. In 2004, the release of How to Dismantle an Atomic Bomb marked the story of digital music. In partnership with Apple and the newly created iPod, U2 released their first album on digital platforms, which, as we know, would have become the main mean of music distributing of our generation. The hit Vertigo was the ad song for the iPod advertising campaign, which made the band, that already had a gigantic audience that followed them since the beginning of their career, began to reach also the younger public. And if all that was not enough, the album is a Grammy-award-winning record of all time, having won nine statues.

The hallucinating frenzy after the Vertigo tour made the band take a five-year pause, before bringing forth another creation, No Line On The Horizon. Experiencing new sounds and atmospheres, the album is a mix of different rhythms and musical styles, from new wave, rock and pop with gospels and ethnic suggestions, which in commercial terms was not a good mix, since the not so great success in the sales. Released in 2009, the album, unlike its predecessor, did not have any hit and was the first album that had no single in the British Top Ten since 1981, which surprised the band.

But the bad luck of the album did not follow his tour, the U2 360.

Reinventing once again, just like they did with ZOO TV in 1991, the stage this time would not just be another big screen, but an extraordinary experience for the fans. The stage set up in the center of the stadiums was a gigantic structure that allowed the musicians to play in 360 degrees and the audience was now no longer just ahead of the band but in every angle they would look.

A show of its own, the stage served as a background for the total dedication that the band was keen on delivering to the public every night. U2 360 crossed the world and in its three legs, which lasted a little more than two years, would have become the biggest and most lucrative tour in history!

After five and a half years (longer period between the release of one album and another), in 2014 they released the first album of what would be the double Songs of Innocence and Experience. But not without any making noise.

The distribution of the album Songs of Innocence was once again a collaboration with Apple and that would raise many criticisms, as many of you will remember. The album, a month before being physically released, automatically went on iTunes for everyone who owned an Apple device (which means, 500 million people!) for free. In the first week more than 30 million copies were downloaded, making it the biggest release in the history.

Despite the success achieved, the group was not spared criticism. Many were the ones who found the move invasive, and a lot of musicians believed the band had passed the wrong message putting an entire album available for free. But amid praise and criticism, the album was undoubtedly appreciated and one of the answers was the success of the iNNOCENCE + eXPERIENCE tour, which promoted the album in North America and Europe in 2015.

But one of the great moments of the band’s career was yet to happen.

In 2017 the band completed thirty anniversary of the release of their most successful album, The Joshua Tree. To celebrate the significant date, they decided to do a series of shows that initially would only be taken to the US. The idea grew and suddenly they were again on a world-wide tour, going through 15 countries, which eventually became the biggest and most lucrative tour of 2017, with almost all sold-outs dates.

The gigantic screen this time featured the symbol of the album, the Joshua Tree, which throughout the show brought images of the same places where the songs written more than thirty years ago were inspired. Alongside the hits from early career to the most recent, for the first time in their live shows, they have performed live The Joshua Tree integrally, which thrilled new fans, but even more so the old ones that have been following them for more than three decades since the album’s release, album which would consecrate them forever.

The tour also served in a way to advertise the newest album, Songs of Experience, released in December 2017. The album is the second of the Songs Of Innocence and Experience project and as Bono recently stated, the lyrics are intended to be letters for people and places, such as for Ali, (Bono’s dear wife which is presented in many other of his lyrics), his daughters and also to the United States and his current political position.

One does not stay the greatest for so long without the spice of integrity and love for what one does. Relevant since the late 70’s with the release of the last album Songs of Experience, U2 now is the only band in the world to have a #1 album on Billboard in the 80’s, 90’s, 2000’s and 2010’s. It’s no longer a surprise that U2 is still considered the greatest band in the world today. And the boys do not plan on stopping so soon.

With the upcoming iNNOCENCE + eXPERIENCE Tour scheduled for early May 2018 (starting in the US), we will soon have the biggest live show to enjoy once again the poetry sung and recited on a stage full of stories, with the endless energy of Bono, Larry, Adam and The Edge, who spare no efforts to make each concert better than the previous one and to make each night the best night of all.

Making a brief retrospective of the band and their projects, one can easily see the reasons which lead them to always reinvent themselves in the musical and social scenario. What happens is that U2 does not make music just for the sake of it. Each lyric and chord pass through infinities steps of studies and reviews before taking shape of a song. And the result is clear. Perfection.

Continuingly musical research, originality and innovation are common denominators in the band’s history and maybe that’s the reason why today, even after more than 40 years, their songs immortalized throughout time remain relevant to music but mostly important, to the world.

And today perhaps more than ever.

During the band’s presentation on The Joshua Tree Tour in 2017 protests were made against Trump, raising a flag against the hatred preached by the US president. In a time of uncertainties, breakouts, civil wars and between low morale world leaders, perhaps what we need most right now is artists, like U2, who continuously spread messages of love, faith and hope. Behind every lyric and every show that comes with it, that’s the message and it’s clear.

U2 shows us the problems of our world, but not only that. It also presents us with solutions and ways to contribute to a better world. More than stratospheric songs or concerts, what U2 gives us is the most important message in our lives:

Love. Have faith and fight for what you believe.

Because in the end of this Beautiful Day that is life, we are all One.

U2, cover image for 1987’s The Joshua Tree, Adam Clayton, Larry Mullen, The Edge, and Bono. Photo: Anton Corbijn


 

Traduzido em Português 

Setembro, 1976.

“Baterista procura músicos para formar uma banda”

Este foi o anúncio que Larry Mullen, com apenas 14 anos, decide colocar no mural de sua escola, em Dublin, Irlanda. Então, em uma manhã de sábado pareceram alguns garotos despretensiosos em sua casa. Seus nomes?

Adam Clayton, David Evans (The Edge) e Paul Hewson (Bono).

Ou U2, se preferirem. O que acontece depois é história.

O rock e o movimento punk eram pontos de encontro para os jovens vivendo no contexto da Irlanda dos anos 70. Crescendo em um ambiente de revolta, de revolução e guerra (lembrando que a Irlanda do Norte estava em constante conflito com o Reino Unido por razões políticas e religiosas) os 4 garotos carregavam dentro de si todos os óbvios questionamentos de quem presencia sua juventude sendo vivida em um ambiente hostil. Toda essa revolta, porém, terá seus frutos e alguns deles hoje são canções, clássicos que marcaram uma época e que até hoje são relevantes já não mais apenas para o contexto irlandês, mas sim mundial.

Feedback, The Hype foram os primeiros nomes dados para a banda composta por Bono, Larry, Adam e The Edge, que se tornaria finalmente, por uma ideia de um amigo do grupo, U2. Nome ambíguo que não possui nenhum significado, mas que também pode significar tudo. “U2 can happen to anyone” dizia um dos primeiros cartazes na banda em seus primeiros shows. Bono diz que até hoje não sabe o que isso quer dizer.

O começo foi difícil e repleto de obstáculos como é para qualquer banda de jovens no início de carreira. Bono tentou fazer faculdade, Adam foi para Inglaterra para trabalhar, mas depois de pouco tempo descobriram que nada disso os faziam tão felizes quanto estarem no mesmo lugar fazendo música. Depois de inúmeras recusas (passaram-se mais de 4 anos do inicio da banda até o lançamento do primeiro disco) finalmente a Island Records, gravadora britânica aceitaria produzir, em 1980, o primeiro disco da banda, Boy.

Guiado pelo manager Paul McGuiness, que descrito pelas palavras de Bono, “sempre colocou as necessidades da banda e de seus membros acima das dele próprio”, U2 começava a brilhante carreira que mal poderiam imaginar quão grande seria.

Falta de determinação e perseverança nunca foi um problema. “Vamos ser maiores que os Beatles” confessou ter pensado Adam, no começo da jornada da banda, quando o entusiasmo e a inocência eram as forças que os mantinham juntos.

Após Boy, álbum que não foi grande sucesso no Reino Unido mas agradou ao público americano, o segundo álbum da banda foi October, que acompanhando as experiências pessoas de Bono, Edge e Larry em um grupo cristão nominado Shalom, marca um momento de ambientação religiosa e duvidosa da banda. Com músicas como Gloria e Tomorrow que trazem mensagens católicas em seus versos a banda, que vivia em um país onde seus habitantes eram definidos por suas escolhas religiosas, começa a criar uma imagem talvez ambígua para o grupo.

Mas ao contrário de Boy, October atingiu as expectativas do público inglês, o que garantiu a produção de mais um disco pela gravadora Island Records. O disco, em questão seria War, álbum que provavelmente consagrou o grupo em âmbito internacional. Enquanto Boy era o sonho adolescente, October um drama espitual, War, terceiro álbum da banda nasce através do empenho político.

Nele é que se dá a estreia de Sunday Bloody Sunday, um dos hinos imortais da banda (que trata do massacre em Derry na Irlanda onde tropas britânicas mataram 14 civis irlandeses desarmados que protestavam pacificamente contra as políticas inglesas adotadas) assim como New Year’s Day.

Os shows da turnê de intenso impacto social tiveram como participação a famosa bandeira branca que Bono trazia consigo enquanto os versos de Sunday Bloody Sunday emocionavam a plateia.

Após o sucesso tanto comercial quanto crítico de War, a banda deu o primeiro passo de suas escolhas não óbvias. O álbum seguinte The Unforgettable Fire, gravado em um castelo em Dublin, foi uma experimentação de novos territórios, novos sons, nada parecido com o que eles tinham criado até então. Com isso, mais uma vez, eles chamaram a atenção do público e provaram que eram obstinados e talvez um pouco rebeldes. Saíram conscientemente da estrada que os estavam consagrando à fama mundial para desbravar terrenos desconhecidos. E é essa “não obviedade” que os leva aos topos até hoje. Two roads diverged in a wood, and I— I took the one less traveled by, And that has made all the difference.” The Road Not Taken, Robert Frost.

E nesta nova estrada – a menos viajada – o que os estava aguardando era um dos hits mais famosos de todos os tempos Pride (In the Name of Love), feito em homenagem ao ativista Martin Luther King. Mais do que como uma canção, quase como um grito de revolta, essa música foi e é símbolo da luta social.

Menos de um ano após o lançamento do último álbum, em junho de 1985, U2 participou do Live Aid, evento organizado por Bob Geldorf (ex-cantor e ativista) que pretendia arrecadar fundos para ajudar a difícil situação onde se encontrava a Etiópia. A épica apresentação é vista como um momento decisivo da história da banda. Não só pela música, mas pela intensa e emocionante performance de Bono. Por uma questão de tempo do evento era previsto que eles tocassem apenas três músicas, a já renomada Sunday Bloody Sunday, Bad e Pride (In the Name of Love) mas o cantor durante a segunda música desce do enorme palco e vai até a plateia para dançar com uma fã, desconcertando até mesmo o resto da banda e Bad que deveria durar 6 minutos dura 12, deixando de fora Pride, que era o hit do momento. A reação instantânea da banda foi a decepção, é claro, mas o que acontecera ali ficaria marcado na história não só do evento, mas também na carreira da banda, como o momento em que eles de fato se tornam um fenômeno mundial. Veja a apresentação aqui: 

E a escada que os levariam até o topo do mundo estava apenas começando a ser escalada.

Depois de quatro álbuns completamente diferentes entre si, ninguém poderia imaginar que o próximo seria um dos álbuns mais vendidos de todos os tempos, The Joshua Tree.

O álbum lançado em 1987 foi concebido para ser uma dedicatória aos Estados Unidos. Tanto aos aspectos que a banda admirava, como seus ideais (Bono sempre afirmou que os EUA é uma ideia) e a diversidade cultural, quanto sua decepção com a então política e às questionáveis intervenções militares em outros países. O álbum os consagrou definitivamente como a maior banda do mundo, como iria afirmar a capa da revista Time do mesmo ano. Naquele momento não havia nenhuma outra banda no mundo a altura dos 4 garotos irlandeses.

O álbum os rendeu primeiro lugar na Billboard tanto na Europa quanto nos EUA. Canções como With or Without You, Where the Street Have No Name, I Still Haven’t Found What I’m Looking for fazem parte do que muitos consideram como a obra prima do grupo. A imensa turnê de The Joshue Tree também rendeu um filme, intitulado Rattle and Hum (trecho da canção Bullet the Blue Sky), que suscitaria muitas críticas à banda pelo seu teor autocelebrativo.

O sucesso inesperado e total imersão em turnês, uma atrás da outra, desde o começo dos anos 80 os levou à exaustão criativa e no final da década eles já não reconheciam suas próprias raízes. Fazendo jus, então, à fama de não serem previsíveis, no ápice da carreira, mais uma vez, eles interrompem o fluxo viciante do sucesso para repensar a música. A reflexão e a mudança de rumo os levaram a Berlin, logo após a queda do muro e na véspera da unificação da Alemanha, para gravar o próximo álbum que seria, o que Bono definiu anos depois, a razão pela qual o U2 ainda está junto.

Em 1991 então, após crises do processo criativo, de identidade e de entendimento entre os integrantes do grupo, é lançado Achtung Baby, álbum que mudaria a direção que a banda trilharia pela próxima década.

Sem o prévio empenho político, Achtung Baby apresenta letras com temas mais pessoais, como relações amorosas e seus problemas. A mudança não ocorreu apenas no âmbito das letras, mas os ritmos e melodias também mudaram. Seguindo o Zeitgeist (ou o espírito da época) a banda decidiu focar em uma ambientação mais eletrônica e disco, em músicas que além de potentes pudessem também ser tocadas em discotecas.

Junto com o álbum veio ZOO TV, turnê revolucionaria que inovou a apresentação ao vivo. No lugar do usual telão, imensas telas de TV faziam parte da cenografia e podiam ser sintonizadas em qualquer programa, como foi feito ao vivo em diversos shows. E se não bastasse as gigantes telas, não ao acaso típicos carros alemães comprados na época em que estavam gravando o álbum eram pendurados junto às TV’s. O show era um espetáculo visual e sonoro, no qual a banda soube aproveitar perfeitamente todas as novas tecnológicas disponíveis para criar um espetáculo que seria impossível ser esquecido.

Então, seguindo a vibe da turnê, mais dois álbuns foram lançados. Zooropa e Pop. Criados para, de certa forma, serem continuações de Achtung Baby, as produções se concentraram na experimentação no terreno da música eletrônica. O intuito era renegar tudo o que era “típico” do U2. Assim como a seguinte turnê PopMart, que foi uma crítica ao consumismo e à mídia de massa.

Os anos 90 então foi a década em que o U2 tentou fugir de suas raízes, mas em meio do caos tecnológico das gigantes produções e das canções que já não eram mais a tríade bateria-guitarra-baixo, a banda se perdeu. Eles mesmo assumem que as produções não são as melhores, tanto que é raro tocarem nas turnês atuais as criações desses álbuns. Produzidos e gravados durante a correria das turnês megalomaníacas, a sensação que se tem é que são álbuns incompletos.

Assim como no final dos anos 80 eles repensaram a trajetória que estavam percorrendo, o final dos anos 90 também presenciou uma intensa reflexão sobre os próximos projetos. O começo do novo século prometia grandes progressos mundiais, mas não se imaginava também os grandes desastres que estavam por vir.

All That You Can’t Leave Behind, lançado em 2000, marcou a volta de U2 às suas raízes. Bono chegou a declarar que com o lançamento do álbum a banda estava se recandidatando ao lugar de melhor banda do mundo. E sem dúvidas, conseguiram. Sete Grammys e mais de doze milhões de cópias vendidas, a volta de U2 às suas origens, a “tudo que eles não poderiam deixar para trás” foi triunfal. O álbum que conta com inúmeros sucessos abre com a enérgica Beautiful Day, um dos hinos imortais da banda, que até hoje não perdeu sua beleza e encanto.

Uma das apresentações mais memoráveis da banda foi durante a turnê Elevation, em 2001, onde eles se ocuparam do famoso “Half-time show” do Super Bowl, conhecido como uma das maiores audiências televisivas da tv americana. A banda se apresentou apenas alguns meses após os atentados de 11/09 e durante a performance, fazendo um tributo às vitimas, projetou os nomes das mesmas em uma bandeira branca erguida acima do palco. A performance foi considerada pela Rolling Stones o melhor show do Super Bowl de todos os tempos. Veja aqui: 

E os sucessos que a nova era reservava para a banda estavam apenas começando. Em 2004, o lançamento de How to Dismatle an Atomic Bomb marcou a história da música digital. Em parceria ao recém-criado iPod, U2 lançou seu primeiro álbum nas plataformas digitais, no que, sabemos, iria se tornar o principal meio de distribuição de música de nossa geração. O hit Vertigo foi a música propaganda da campanha publicitária do iPod, o que fez com que a banda que já contava um público gigantesco que os acompanhava desde o início da carreira começava a alcançar também os mais jovens. E se tudo isso não bastasse, o álbum é recordista de prêmios Grammy de todos os tempos, tendo vencido nove estatuetas.

O furor alucinante vivido após a turnê Vertigo fez com que a banda fizesse uma pausa de cinco anos, antes de trazer à tona mais uma criação, No Line On The Horizon. Experimentando novos sons e atmosferas, o álbum é uma mistura de diversos ritmos e estilos musicais, desde o new wave, passando pelo rock e pop com sugestões gospels e étnicas, o que em termos comerciais não foi uma boa mistura, visto o não sucesso nas vendas. Lançado em 2009 o álbum, ao contrário de seu predecessor, não emplacou nenhum hit de sucesso e foi o primeiro álbum que não teve nenhum single no Top Ten britânico desde 1981, o que surpreendeu para a banda.

Mas a má sorte do álbum não seguiu sua turnê, a U2 360.

Reinventando mais uma vez, assim como fizeram com a ZOO TV em 1991, o palco dessa vez não seria apenas mais um enorme telão, mas sim uma experiência extraordinária para os fãs. O palco montado sempre no centro dos estádios era uma estrutura gigantesca que permitia que os músicos tocassem em 360 graus e o público agora não se encontrava mais apenas à frente da banda, mas em todos os ângulos. Um espetáculo a parte que fez fundo à dedicação total que a banda fazia questão de entregar ao público a cada noite!

A U2 360º atravessou o mundo e em suas três etapas, que ao todo duraram um pouco mais de dois anos, se tornaria a maior e mais lucrativa turnê da história!

Depois de cinco anos e meio (maior período entre o lançamento de um álbum e outro) eis que chega o primeiro álbum do que seria a dupla Songs Of Innonence and Experience. Mas não sem fazer barulho.

A distribuição do primeiro álbum, Songs Of Innonence foi mais uma vez uma colaboração da banda com a Apple e que viria a suscitar muitas críticas. O álbum, um mês antes de ser lançado fisicamente, entrou automaticamente no iTunes de todos que possuíam um dispositivo Apple (ou seja, 500 milhões de pessoas) de graça. Na primeira semana mais de 30 milhões de cópias foram baixadas, fazendo do lançamento o maior da história da música de todos os tempos.

Não obstante ao sucesso atingido, o grupo não foi poupado de críticas. Muitos foram os que acharam a jogada invasiva, e músicos acreditavam que a banda passou uma mensagem errada ao disponibilizar sem custos um álbum inteiro. Porém em meio aos elogios e críticas, o álbum foi sem sombra de dúvidas apreciado e uma das respostas foi o sucesso da turnê iNNOCENCE +eXPERIENCE, que promoveu o álbum na América do Norte e na Europa em 2015.

Mas um dos grandes momentos da carreira da banda ainda estava para acontecer.

Em 2017 a banda completou trinta anos do lançamento de seu álbum de maior sucesso, The Joshua Tree. Para celebrar a data tão significativa, resolveram fazer uma série de shows que inicialmente seriam apenas levados aos EUA. A ideia cresceu e acabou por se tornar a maior e mais lucrativa turnê de 2017, passando por 15 países com quase todas as datas sold-outs.

O telão gigantesco dessa vez trazia o símbolo do álbum, a árvore de Josué, e que ao longo do espetáculo trazia imagens dos mesmos lugares nos quais as músicas escritas há mais de trinta anos foram inspiradas.

Junto aos hits do começo da carreira até os mais recentes, pela primeira vez na carreira, eles tocaram ao vivo The Joshua Tree integralmente, emocionando novos fãs, mas mais ainda os que os acompanham há mais de três décadas, desde o lançamento do álbum que os consagrariam para sempre.

A turnê também servia de certa forma para divulgar o mais novo álbum, Songs Of Experience, lançado em dezembro de 2017. O álbum é a finalização do projeto Songs Of Innocence and Experience e como recentemente declarou Bono, as letras são cartas destinadas a pessoas e lugares, como Ali, a querida esposa de Bono presente em únicas letras de suas canções, suas filhas e para os Estados Unidos e sua atual posição política.

Joshua Tree em São Paulo, Brasil
Fonte: u2br.com

Não se permanece no topo por tanto tempo sem o tempero da integridade e do amor pelo que se faz. Relevantes desde o final dos anos 70, vem emplacando sucesso desde então e hoje é – com o lançamento do último álbum Songs of Experience – a única banda no mundo a ter um álbum número #1 na Billboard nos anos 80, 90, 2000 e 2010. Não é surpresa para ninguém que ainda hoje U2 seja considerada a maior banda do mundo. E os (já não tão) garotos não pretendem parar tão cedo.

Já com a próxima turnê iNNOCENCE +eXPERIENCE agendada para o início de Maio de 2018 (começando pelos EUA), logo teremos o maior espetáculo da terra ao vivo para podermos nos deliciar com as poesias cantadas e declamadas em um palco cheio de histórias para contar, com a energia inesgotável de Bono, Larry, Adam e The Edge que não medem esforço para que cada concerto seja melhor que o anterior e que cada noite seja a melhor noite de todas.

Fazendo uma breve retrospectiva da banda e de seus projetos, facilmente percebe-se os motivos que regem e que os levam a sempre se reinventarem no cenário musical e social. O que acontece é que U2 não faz música apenas por fazer. Cada letra e acorde são estudados e questionados à exaustão antes de tomar forma de uma música. E o resultado é claro. Perfeição.

A contínua pesquisa musical, a originalidade e a inovação são denominadores comuns na história da banda e por isso ainda hoje, após mais de 40 anos da formação, suas canções imortalizadas pelo tempo continuam sendo relevantes para o mundo e para a música. E hoje talvez mais do que nunca.

Durante a apresentação da banda na The Joshua Tree Tour em 2017 protestos foram feitos contra Trump, levantando a bandeira contra a mensagem de ódio pregada pelo presidente dos EUA.

Em uma época de incertezas, fugas e guerras civis e entre líderes mundiais de moral pouco elevada, talvez o que precisamos sejam de mais artistas que espalhem mensagens de amor ao próximo, de fé e de esperança. Nos mostra os problemas atuais de nosso mundo, mas não apenas isso. Nos faz ver também a solução e maneiras de contribuir para um mundo melhor.

Mais do que canções ou concertos estratosféricos, o que o U2 nos proporciona é a mensagem mais importante em nossas vidas: Ame. Tenha fé e lute por aquilo que você acredita.

Porque no final desde Lindo Dia que é a vida, somo todos Um.

U2 no Rio de Janeiro durante o  Joshua Tree Tour, 2017