Tutti conosciamo i bagarini: sono quell’eminenza grigia che, con un complicato sistema di leve, specchi e algoritmi, si frappone fra noi e l’acquisto di un biglietto per il concerto dei Muse; ma allo stesso tempo sono quei tre tizi sgangherati che cercano di approcciare alla gente all’esterno dei palazzetti per vendere il loro blocchetto di biglietti a prezzi icardeschi. E non sono neanche molto convincenti, a dirla tutta, né tantomeno furbi: perché dovrei trovarmi al Palalottomatica, la sera, casualmente, se non avessi già un biglietto con me? Ma andiamo oltre.

Il bagarinaggio, quello online, è fatto da persone in carne ed ossa, e come tale ha potere fintantoché ci sono altri che accordano loro questo potere. In Germania hanno pensato di fare le cose sul serio: prima di educare la gente a lottare contro questo fenomeno, c’è la legge a mettere le cose in chiaro. E quindi il tribunale di Amburgo ha vietato a Viagogo, notissima piattaforma di secondary ticketing, di vendere i biglietti per il tour dei Rammstein. Non solo, quelli già venduti non saranno più validi. Che sia l’inizio di qualcosa di molto più grande e definitivo?

Fonte: pixabay.com

Torniamo in Italia. Il deputato del Movimento 5 Stelle Sergio Battelli ha proposto di rendere nominali i biglietti dei concerti, proprio per evitare che i bagarini possano acquistarli in blocco e rivenderli a terzi e soprattutto a prezzi maggiorati. L’emendamento alla manovra di bilancio era stato rigettato una prima volta, poiché poneva questo obbligo per eventi e spettacoli che accoglievano anche solo 1000 persone. Stavolta la proposta è stata rimodulata: il limite è stato innalzato a 3000 persone e riguarderà solamente i concerti di musica popolare contemporanea.

Dalla norma rimangono inoltre esclusi gli spettacoli di attività lirica, balletto, sinfonica, cameristica, jazz, prosa, danza, circo contemporaneo e tutti gli eventi sportivi.

LA NORMA CONTRO IL SECONDARY TICKETING NON SI APPLICA A EVENTI SPORTIVI, ALLO STUDIO NORMA AD HOCL'emendamento a mia…

Pubblicato da Sergio Battelli su Mercoledì 28 novembre 2018

Fin qui tutto normale, pare. Però, come si evince dallo stesso post pubblicato su Facebook da Battelli, il problema della nominalità del biglietto si pone quando rappresenta un regalo (per dirla in burocratese “cessione del biglietto nominale non a scopo di lucro da parte degli utenti”). Così l’Onorevole Battelli:

Siamo al lavoro su un’altra idea, da mettere a punto a stretto giro, che consentirebbe di ri-immettere il biglietto sulla piattaforma ufficiale indicando nome e indirizzo mail della persona alla quale vorremmo cederlo. Sarebbe poi la stessa piattaforma a inviare un messaggio alla persona designata, che a quel punto dovrebbe solo riacquistarlo. Tutto con la massima trasparenza e tracciabilità.

Come fa notare Stefano Lionetti di TicketOne, leader nel settore ticketing primario, c’è uno scollamento: le piattaforme come TicketOne non sono ancora allineate a questo cambio e ci vorranno vari mesi prima di svilupparle in questo senso.

La nuova normativa non consente mai il cambio del nominativo e pertanto il biglietto non può più essere ‘scambiato’, è solo ammessa la rivendita attraverso le piattaforme autorizzate al prezzo nominale. […] Inoltre viene ignorato il fatto che la rivendita resta una eventualità, perché non è detto che altri acquistino.

È la macchinosità della risoluzione a saltare subito all’occhio. Per fare guerra al ticketing secondario si dovrebbe aiutare il ticketing primario, non cercare di mettergli ulteriormente i bastoni fra le ruote, magari anche inconsapevolmente. Secondo la nuova stesura dell’emendamento, dovrà essere istituito una sorta di Osservatorio per monitorare il tutto. Osservatorio che avrà un suo costo, che andrà a pesare sul prezzo finale dei biglietti (che già ad oggi non sono accessibili a tutti). E poi costi per la sicurezza e per i controlli sul luogo dell’evento, e GDPR, e chi più ne ha, più ne metta.

Roberto De Luca di Live Nation, come molti altri, è contrario a quella che potrebbe diventare una norma: penalizzerebbe uno dei pochi, se non l’unico settore che muove con energia l’economia del nostro Paese, burocratizzando eccessivamente l’iter di acquisto dei biglietti, scoraggiando sia acquirenti, che ricordiamo essere spesso giovanissimi, sia gli organizzatori:

Un’applicazione orizzontale della formula del biglietto nominale da un lato appesantirebbe l’iter di chi deve acquistare i biglietti, dall’altro aumenterebbe in maniera spropositata il rischio d’impresa per chi organizza un evento.

La bontà della proposta di Battelli non si discute, ma ci si interroga sulle sue modalità di attuazione: si sarà consultato con questi addetti ai lavori? Secondo Vincenzo Spera, presidente di Assomusica (Associazione Italiana degli organizzatori e produttori di Spettacoli di Musica dal vivo), esiste già una soluzione per impallinare i bagarini nelle vesti intermediari: si tratta della Direttiva Europea 2455/2017 sulle vendite a distanza. Sempre Spera è dell’opinione che questo fantomatico bagarinaggio si combatta educando il pubblico.

Anno dopo anno i concerti sono diventati un’attività ricreativa che non presuppone una passione smodata per l’artista per cui si paga il biglietto. È chiaro quindi che la domanda sia aumentata, ma che la disponibilità sia sempre la stessa: i palazzetti e gli stadi sono sempre gli stessi, le associazioni anche, le band meritevoli pure. Proprio per questo motivo sono nati le prevendite per fan club, pacchetti gold e altre stregonerie per possessori di American Express.

Non è il caso di arrendersi e accettare il secondary ticketing sostenendo che sia un mestiere vecchio come il mondo. Ma è necessario analizzare la questione con uno sguardo d’insieme, senza inutile fretta e ascoltando chi vive di musica, non solo a parole e per post di Facebook.