Nell’ultimo articolo abbiamo analizzato la sfida di una nuova tipologia di artisti alle prese con uno specifico settore dell’industria musicale, ovvero la scenografia dei concerti. Il nodo gordiano della questione è: come poter trasporre l’etymon spirituale di una band sulla scena? Con quali effetti, luci e marchingegni scenici connotare una certa canzone? Impresa di non poco conto che viene spesso aggirata con cautela (se non in modo superficiale), per non rischiare di entrare in collisione con i musicisti, che devono avere sempre l’ultima parola sul lavoro finale.

Esulando da questo contesto, il web designer e musicista Eric Zwierzynski ha pensato di elaborare un algoritmo che mostri la riproduzione grafica dell’accessibilità di una canzone. Il progetto partorito dal grafico californiano prende il nome di Audiographa. Nel corso del 2016 esso si è arricchito di 260 rappresentazioni di canzoni, viste – ed è proprio il caso di dirlo – “come un oggetto definito dai suoi attributi”. Tali attributi e criteri definiti da Zwierzynski sono il ritmo (espresso in battiti per minuto), la consonanza o la dissonanza, la ripetizione o la variazione, e lunghezza del brano.

Il designer Eric Zwierzynski

Il designer Eric Zwierzynski

Zwierzynski racconta che, in quanto musicista, ma prima di tutto ascoltatore di musica, si è spesso imbattuto nella nozione che vuole una canzone pop più accessibile sulla base di certi bpm e sulla durata del brano stesso. “Che cosa succede se ti liberi di quei criteri, se raddoppi i bpm di una canzone, per esempio? Volevo verificare se si potesse visualizzare l’accessibilità di una canzone”. Da questo punto in poi il testimone passa al pubblico, come quello accorso alla mostra di Audiographa, ospitata dall’Art Research Office di Santa Cruz dal 3 febbraio. Secondo l’idea di Zwierzynski, Audiographa può permettere alla gente di leggere una canzone, di misurarne l’attrazione, e quindi di prevederne la popolarità (questo ovviamente quando la canzone rappresentata non sia una hit storica, come Enjoy The Silence dei Depeche Mode).

Troppo semplicistico? Si tratta comunque di un tentativo per redimere una questione che a livello intimo riguarda tutti, sia gli appassionati di musica sia gli specialisti del settore. Di solito vediamo l’uso di algoritmi in qualsiasi ambito come un’indecente intrusione, che ci permette di urlare al complotto o al bavaglio se sui social network o nei servizi musicali in streaming troviamo dei suggerimenti di sceltaDe te fabula narratur: chi si lamenta di questa pratica ai limiti della distopia ammetterà mai che a condizionare le proprio attività ricreative non è la mancanza di scelta, o al limite l’imposizione di un certo ventaglio di scelte, ma la pigrizia e l’indifferenza? Allora si potrà dire che in questo caso la proposta di Audiographa sia una fallace aberrazione, dato che, per un non troppo antico canone, l’espressione artistica deve essere separata da tutto ciò che è calcolabile, razionale, scientifico e certo. La musica non sarà una scienza esatta, ma la sua creazione prevede l’unione di estro e tecnica, di ispirazione e studio. Non sarà certo un algoritmo a svalutare la nostra capacità emozionale o la nostra individualità: siamo pur sempre più di sette miliardi di persone al mondo, con il nostro bagaglio culturale e psicologico. In questo momento, nel passato o nel futuro, c’è stato o ci sarà qualcuno ad aver provato le stesse cose che stiamo provando in questo momento ascoltando una canzone. Qualcuno sarà riuscito a trovare un aggettivo oltre a “bella” per descrivere una canzone, e sarà stata proprio quell’immagine a costituire la giusta soluzione, quella che ora ci manca, che sta sulla punta della nostra lingua. Questo non ci rende meno speciali, ma vicini.

 

a148_RickRoll a143_MichaelJackson a202_TaylorSwift a179_DaftPunk a116_DepecheMode Cyizuc9XUAcWFyq a260_Gorillaz a259_GeorgeMichael a241_Fugazi a236_AlanisMorissette a221_MyBloodyValentine a213_TracyChapman a006_Slowdive

 

In copertina: Bruno Miranda, Sinestesia (fonte: http://brunomiranda.cc)

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Text translated in English / Testo tradotto in inglese

Audiographa: a synesthetical approach between the arts

In the last article we analyzed the challenge of a new type of artists facing a specific sector of the music industry, as the concerts’ scenography. The gordian knot of the argument is: how is the spiritual etymon of a band supposed to be transposed on the scene? With which effects, lights and contraptions can a song be characterized? It’s quite a venture, and that’s why it usually is bypassed with caution (or even shallowness), for preventing conflicts with the musician, who always have the last word on the final result.

Lying outside this context, web designer and musician Eric Zwierzynski has thought about developing an algorithm that would show the accessibility of a song in a graphic representation. The project begetted by the Californian artist is called Audiographa. During 2016 it has been enriched with 260 representations of songs, seen – this is the right word to use – “as an object defined by its attributes”. These attributes defined by Zwierzynski are rhythm (expressed in bpm), consonance or dissonance, repetition or variation, and the lenght of the song.

Zwierzynski says that, as a musician, but, first of all as, as a music listener, he has been thought that there’s a notion about the viability of a pop song, based on a specific quantity of bpm and a certain lenght. He wanted to release those criterions and see what accessibility looks like. From this point on, the baton passes on the people who’s going to see the Audiographa exibition at the Art Research Office of Santa Cruz, opened from the 3rd of February. Audiographa allows people to read a song, measuring their attention, and lets them foresee its popularity (that’s not the case of an historical hit like Enjoy The Silence, of course).

Too simplistic? In any case it’s an attempt to redeem a problem that matters intimately to everyone, from music aficionados to specialists in the field. We usually see the use of algorithms in any field as an indecent intrusion, that lets us yell against conspiracy and censorship, just because we find suggestions of choice on social networks and music websites as YouTube. De te fabula narratur: will the dystopian complainers ever admit that their choices are not influenced by the absence of choice, but by their indifference and laziness? Then we could say that Audiographa’s proposal is a fallacious aberration, because, for a not too much old rule, the artistic manifestation should be separated from what is computable, rational, scientific and definite. Music is not an exact science, but its creation requires the union of flair and technique, of inspiration and study. It surely won’t be an algorithm to succeed in depreciating our emotional capability: we are more than seven billion people in the world, with our cultural and psychological background. In this very moment, in the past or in the future, there must be somebody feeling our same feelings, when listening to a song. Maybe somebody had discovered an adjective beside “beautiful” when trying to describe a song. That image, that representation, will be the right solution, the one that now we need, that is on the tip of our tongue. That doesn’t make us less special, but a little bit closer.