Riuscirò a convertire tutti e sono sicuro che ce la farò. Finora sta andando bene, molta gente mi segue. La mia mentalità da Signorino che si veste elegante ma con una mentalità strana.¹

Il nonsense nelle parole di Young Signorino, fenomeno (da baraccone?) emergente della trap italiana, ci fa pensare che, sotto strati spessi e confusi di apparenza (i tatuaggi sul volto, un certo tipo di abbigliamento), anche la sua musica nasconda un nocciolo della questione, un significato; dopotutto, per non essere ricettori passivi di un qualsiasi messaggio, siamo quasi costretti a indagarne la forma, i contorni, le pieghe.

Non solo DPG e Sfera Ebbasta, la trap italiana ha molte e variegate sfaccettature che ricalcano inevitabilmente quelle d’oltreoceano, come al solito punto di riferimento a maggior ragione quando si parla di hip-hop. Ed è proprio qui che l’immaginario trap ha radici, più precisamente nell’immaginario del cosiddetto Southern Hip Hop, che si sviluppa a seguito grazie a gruppi come i Geto Boys e alla loro Mind playing tricks on me, definita un caposaldo del genere e che tratta tematiche come la paranoia e i disturbi mentali. Sono questi gli argomenti che faranno da filo conduttore e daranno vita a un hip-hop molto duro, impregnato del disagio della vita di strada e del consumo di droghe, che prenderà il nome di trap, prendendolo dalle cosiddette trap house, case abbandonate nelle quali gli spacciatori conducevano i propri affari. Con il successo e l’espansione al grande pubblico, all’inizio degli anni ’00, inevitabilmente molti dei temi originari e la crudezza dei testi sono andati via via scemando, lasciando spazio a una ben precisa identità prima di tutto musicale, fatta sostanzialmente di questo:

(un tizio crea una perfetta base trap in un minuto)

E come da migliore tradizione, una volta scoperto un genere che funziona, che piace e attira orecchie e successo, poco importa del contenuto: si lucida il contenitore e ci si infila dentro quel che capita. Su queste premesse arriva la trap nel bel paese, portando con sé i beat e l’immaginario e tralasciando la storia e le origini. 

Adesso torna in campo Young Signorino, perché è proprio in quest’ottica, quella dello sfruttare un immaginario di successo, che dobbiamo osservare la sua vicenda umana (prima, ma molto prima, di quella artistica, sempre che esista).

Diciannove anni, un figlio di due, una storia di problemi psichici che lo porta a entrare e uscire da cliniche specializzate; lo vediamo, nei video che stanno ingurgitando visualizzazioni giorno dopo giorno, con abiti sformati, sproporzionati, che non sa portare o che non possono essere neppure indossati, brandire mazzi di verdure e altre attività che di logico non hanno praticamente niente. La sua voce incerta è piegata a dovere da un autotune d’ordinanza, che non può e non vuole però camuffare né i versi incoerenti che compongono il testoquelli quasi animaleschi che è solito produrre tra una parola e l’altra. Eppure, vuoi perché non ci sono praticamente testi ai quali appigliarsi, vuoi perché molto abilmente (o involontariamente) lui stesso si presenta come un personaggio che niente ha a che fare con definizioni o sigle, isenso ci appare ancora molto nascosto.

Le acque insomma sono molto confuse attorno a questa figura che si agita nel mare, ma come facciamo a sapere se stia affogando davvero o il suo sia un teatrino messo in scena in tutto e per tutto? Viene da pensare che sia una via di mezzo: perché la verità dei suoi problemi psichici, del suo abuso di farmaci che lo ha fatto finire in coma non si può nascondere né evitare e per certi versi ricalca la vicenda di Lil Peep, rapper statunitense che proprio per un’overdose è mancato lo scorso anno; al tempo stesso diviene però essa stessa merce di scambio, espressione “artistica” gettata nel calderone di una scena che al momento ribolle di opinioni, fan, estimatori ed hater.

Lil Peep ci ricorda qualcuno…

Il rischio di bruciare definitivamente una personalità del genere sull’altare di una fama vorace si intravede già all’orizzonte, alimentato proprio dalla sua controversa immagine che, pur inserita come detto nel magma della trap, non pare portare nulla al di fuori di sé (un sé profondamente problematico). Quindi il senso di quel che esprime Young Signorino sembrerebbe essere, unicamente, l’espressione stessa del suo profondo disagio: niente di più o di meno di questa, a ben pensarci, angosciante esibizione; un dadaismo involontario che sembra fare il verso a tutta la trap italiana, primi fra tutti Dark Polo Gang e Sfera Ebbasta, ma resta in bilico tra farsa e realtà senza dichiararsi l’una o l’altra cosa.

 

[1] https://www.rollingstone.it/musica/news-musica/il-ragazzo-che-si-credeva-figlio-di-satana-e-anche-un-po-ludovico-einaudi/2018-03-12/