D’estate si suda e si balla per definizione. Via libera quindi a ritmi latineggianti mollemente adagiati su atmosfere caraibiche. Non ci scomponiamo mica: che le hit estive manchino di coraggio e originalità non è certo una novità. Ma non vi sembra che quest’estate si stia esagerando con la quota tropicale (magari fosse quella della Michielin…)?

Andrà a finire che il nuovo singolo di Rovazzi, Faccio quello che voglio, sarà il più accettabile dell’estate 2018. Magari facendo a braccio di ferro con Italiana, di Mignolo e Prof. Fedez e Rovazzi infatti sembrano prossimi a finalizzare il divorzio, a causa della dipartita del buon Fabio dalla Newtopia, etichetta e agenzia fondata dal signor Ferragni e J-Ax. Dal letame possono nascere i fiori: qualcosa di buono può scaturire da un brano qualunquista come Italiana (e come tutti quelli partoriti dal duo), tipo una battaglia tra il maestro e l’allievo a suon di classifiche o post di Instagram. Attendiamo con ansia e pop corn.

Dalle giovani speranze ad anziani imbarazzanti che ce l’hanno con i suddetti giovani. Sul suo profilo Facebook Jerry Calà ci chiede: “Che estate è senza una mia canzone??”. Sicuramente una migliore di questa. Calcando le gloriose orme di Enrico Papi, che l’anno scorso con Mooseca ci ha presentato la sua idea di confronto generazionale, Jerry ci delizierà per tutta la stagione con la sua Un’altra estate che va.

In un’intervista per Leggo, il libidinoso (con qualche aiutino) definisce così il suo brano:

Parla ai giovani, a quelli che si fidanzano su Whatsapp e si lasciano su Facebook. È una canzone ironica che gioca sulla differenza generazionale. Quante volte avete sentito dire da una persona più grande l’esclamazione ‘ai miei tempi…’

Meno di quanto si usi l’ironia per vincere facile. Perché è fin troppo evidente che Jerry Calà abbia un disperato bisogno di farsi sentire: è un’icona finita che per rendersi credibile può puntare solo su slogan e parole chiave, come libidine, ironia e avversione ai social (solo se usati dai giovani, sia chiaro). Tant’è che non si vede più in TV, ma non dipende certo da lui: “In realtà non facendo parte di nessuna lobby non mi invitano”. Allora buttiamoci sulla musica per fare finta di voler rivolgersi a qualcuno. Qualche briciolina sicuramente ci scapperà, alla faccia dei giovani, che sì potranno goliardicamente chiamarmi zio Jerry, ma che non mi preferiranno mai e poi mai a un Irama. Shame on you, Jerry, su chi ti produce e ti dà corda.

Plume di Irama è da cinque settimane in vetta alle classifiche di vendita. Anche qui facciamo spallucce, non ci aspettiamo niente di meno dal vincitore della diciassettesima edizione di Amici. Il suo singolo estivo, Nera (solita tiritera sulla bella femmena abbronzata, si balla, si sospira) non si schioda dalla numero 2 dei singoli più ascoltati, sempre sotto Amore e Capoeira, sempre sotto sua maestà Giusy Ferreri, che potrebbe diventare la risposta autarchica al monopolio spagnolo delle hit estive. Takagi & Ketra non ne sbagliano una (purtroppo o per fortuna).

Gli spagnoli, appunto. Nella Italy Top 50 di Spotify e nella classifica FIMI dei singoli più ascoltati Alvaro Soler è l’unico artista straniero ad attestarsi entro la top 10. Anche se viene da chiedersi se Soler sia considerato straniero dagli italiani tanto quanto Dua Lipa, che con Calvin Harris fa capolino alla numero 10. Kosovara-albanese adottata dall’Inghilterra, il suo singolo One Kiss non ha nulla a che vedere con le banalità che gli italiani mettono in sottofondo, ma – guarda un po’ – è suo il merito, insieme a Ed Sheeran, Stormzy e Sam Smith, di far viaggiare (e vendere) la musica britannica nel mondo. Nonostante la Brexit.

Meno eccellenza, più arrabbattarsi confuso quello di Justin Timberlake. Vi avevamo parlato del passo falso di Man of the woods, un inno alla vita campestre e all’attualità del genere country. Evidentemente non ha creduto fino in fondo alla sua missione, se poi fa uscire SoulMate, un singolo ad-hoc per la stagione estiva che però non troviamo nel suo ultimo album. Magic when you get close to me / And we can disappear / Make it disappear, that’s too many clothes for me. Fate sparire queste figuracce, piuttosto.

Non ce la siamo dimenticata, soprattutto perché ci pensa il nuovo spot della Vodafone a non fermare il loop (ora ci sembra molto più chiaro il senso del verso Io cerco il mare mentre tu cerchi il Wi-fi). Ma a quella centrifuga di cliché stravecchi che porta il nome di Baby K si vuole bene, soprattutto perché rimanda al mittente tutte le frecciate su un possibile scontro discografico con Giusy Ferreri:

Io non voglio creare competizione. Specie tra donne, metterci una contro l’altra non mi piace.

Non avrà rispetto per i nostri padiglioni auricolari, ma almeno riconosce l’autorità.