I Nine Inch Nails colpiscono ancora. E a quanto pare con un tiro decisamente mancino. A poco meno di un anno di distanza dal precedente, e aggiungerei criticatissimo, EP Not the actual events, la band del magnetico frontman Trent Reznor lancia nel mondo discografico Add Violence, quello che a detta degli statunitensi NIN dovrebbe essere il secondo (controverso) prodotto di una vera e propria trilogia di EP.

Il baluardo made in USA dell’industrial internazionale con Add Violence preme con foga il piede sull’acceleratore della sperimentazione, fattore sicuramente anticipato in modo forte e concreto nei 3 minuti e 30 secondi del brano Less Than, uscito nella seconda metà dello scorso mese, come anticipazione dell’ultimo progetto della band di Cleveland. Il pezzo, che si pone come ouverture di questo EP di cinque tracce, fin dal primo ascolto rimanda l’ascoltatore indietro nel tempo: il vortice incalzante di sonorità puramente anni ’80 si miscela però sapientemente alle tipiche atmosfere cupe e ansiogene che sono da sempre una delle caratteristiche focali che rendono i NIN unici alle nostre orecchie.
Less Than tutto sommato fomenta, carica e coinvolge, ma tuttavia sfugge completamente al senso di novità, altamente sperimentale, che i fan si sarebbero aspettati, e soprattutto avrebbero sospiratamente desiderato, in seguito ad un pressoché deludente predecessore come Not the actual events. I tratti vintage del pezzo, resi carichi dagli insistenti sintetizzatori, anziché stimolare, conferiscono, ad un ascolto più approfondito, una certa ripetitività, aspetto che finisce purtroppo per sfociare quasi nella sfera, per i Nine Inch Nails completamente estranea, del commerciale. Quasi un jingle da videogioco.

I Nine Inch Nails in concerto al Mediolanum Forum di Milano. Fonte: Wikipedia

Ma passiamo oltre. The Lovers, la seconda traccia dell’EP, anziché mantenere alto l’apparente rigore stimolato dall’ascolto del primo brano, smorza inesorabilmente gli animi di chi lo ascolta. I ritmi e l’intensità rallentano, la vocalità si fa lamentosa e ovattata, facendo venire una gran voglia di skippare al pezzo successivo in un nanosecondo. This isn’t the place fa assaporare finalmente l’intento sperimentale della band: è un brano ipnotico, emotivo, che culla e traghetta, e per certi aspetti prepara psicologicamente, verso l’ascolto della rumorosa e rigorosa Not Anymore, brano in cui finalmente ritroviamo quelli che universalmente possono essere definiti e riconosciuti come i veri punti di forza delle sonorità dei vecchi Nine Inch Nails. Ma sembra ancora non essere abbastanza.

Trent Reznor live. Fonte: Rolling Stone. Credits: David Wolff, Patrick Redferns

È necessario arrivare all’epilogo di Add Violence, The Background World, per riuscire a farsi un’idea globale di questo atteso quanto incompleto lavoro. L’ultima disturbante, paranoica e interminabile traccia, della durata di ben 11 minuti e 44 secondi, riesce finalmente a risollevare, almeno in parte, le sorti di questo prodotto altalenante sebbene complesso nel suo insieme. Pare quindi il caso di affermare, ad ascolto ultimato, che a volte la maturità artistica e la sua conseguente ricerca quasi forzata del nuovo, del diverso e del particolare spesso non ripagano gli sforzi impiegati. Add Violence ne è la manifestazione più lampante. Un album ascoltabilissimo nell’insieme ma di poco spessore, che lascia i fan più accaniti con un certo amaro in bocca.

Attendiamo con ansia il terzo di questa serie. Crediamo in voi, ancora una volta, nonostante tutto.