Cos’è che rende il Primavera Sound l’evento più chiacchierato e atteso nell’ambiente musicale che-si-dà-un-tono? Al di là delle battute fini a loro stesse, non c’è dubbio che il festival che si tiene ogni fine maggio al Parc del Fòrum di Barcellona abbia intrinsecamente una rilevanza enorme non solo in termini di presenze, cartellone artistico e volume di affari, ma perché ha la potenzialità di intercettare e indirizzare le tendenze, i cambiamenti e i movimenti che si muovono sotto la superficie increspata dell’industria musicale.

“Ha suonato al Primavera? Allora sicuramente è un artista interessante”: questo il ruolo – giustissimo – che il Primavera è stato in grado di ritagliarsi e, soprattutto, di proporre ad un numero enorme di persone (più di 200.000 persone lo scorso anno, per intenderci).

L’attesa della line-up è quindi direttamente proporzionale a tutti questi presupposti, e lo streaming in diretta che quest’anno ha svelato i nomi è stato seguito in tutto il mondo. Ve lo riportiamo qui sotto, perché è una chiara dimostrazione – nel suo essere imperfetto e pieno di tempi morti – di come sotto tutti gli sponsor, gli scintillii, la fama, quello del Primavera rimane un cuore genuino che cerca di restare fresco, innovativo e fedele a sé stesso.

Ciò che salta subito all’occhio, tra i più di 220 artisti (e non è neppure il record della sua storia, raggiunto nel 2014 con 292) è la consueta eterogeneità, quasi pacchiana; come al solito infatti vengono accostati artisti apparentemente lontanissimi tra loro. Un nome su tutti ha messo quest’anno in crisi i cultori dell’alternativoJ Balvin. Il cantante colombiano che un paio di anni fa aveva ammorbato il globo con la sua Ginza (e che ha collaborato con Gianluca Vacchi, non dimentichiamocelo mai) è uno degli headliner del 1 giugno. Toccherà rivalutare anche lui? Probabilmente sì.

Altro nome che ai più suonerà nuovo è quello di Rosalia, cantante spagnola molto famosa in patria e che ha, tra l’altro, già lavorato anche con il sopra citato J Balvin. La sua musica si rifà alla tradizione del flamenco, e la rende a tutti gli effetti una delle ambasciatrici della Spagna nel cartellone del festival, che conta quasi una cinquantina di suoi conterranei.

Ma la vera rappresentanza che salta all’occhio è quella femminile: Erykah Badu, Solange Knowles, Janelle Monaé (il suo disco Dirty Computer è uno tra i più interessanti dell’anno, recuperatelo), Cardi B, Courtney Barnett, Charli XCX sono soltanto quelle dalla fama più grande, ma nel cuore del fittissimo programma si scovano numerose altre preziosissime voci come quelle di Julia Holter, Kate Tempest (poeta e rapper che narra la Londra underground con una scrittura molto personale e d’impatto), Peggy Gou, Yaeji, Ama Lou e sarebbe impossibile citarle tutte.

Insomma davvero il messaggio che parte forte e chiaro da quest’edizione del Primavera sembra proprio essere che La nuova normalità (“the new normal” è il claim dell’edizione 2019) sia che pian piano e finalmente nel mondo della musica la parità tra i generi si stia avvicinando a grandi falcate. E anche se così non fosse nell’immediato, l’esempio del festival iberico non potrà che ispirare chiunque in giro per il mondo si trovi ad organizzare eventi del genere. Dopotutto, ne parlavamo anche qui su Artwave, quella delle “quote rosa” (espressione per certi versi antipatica, ma che usiamo per intenderci) in musica è una questione che sta trovando sempre più spazio da qualche tempo a questa parte; non è appannaggio del movimento #metoo, bensì figlia di tante piccole lotte che faticosamente la società sta portando avanti da tempo.

Kate Tempest.

Mai come oggi, dopotutto, quella delle donne era stata una voce forte e chiara in campo musicale: oggi non solo lo è, ma attraversa trasversalmente molti generi, dall’r’n’b all’hip hop, dall’indie rock all’elettronica, proponendo prospettive e linguaggi nuovi. Lo spazio che si è guadagnata in uno tra i più grandi eventi musicali del mondo non può che rappresentare una conquista e un nuovo punto di partenza, affinché in tutti i campi della società si possa superare un’imparità ancora troppo evidente e marcata.

Le scelte artistiche del Primavera sono quindi prima di tutto anche un manifesto politico, una presa di posizione netta, ma al tempo stesso naturale. Non ci siamo mica dimenticati degli altri: Tame Impala, Interpol, James Blake, Mac De Marco, Primal Scream, Jarvis Cocker… Ci sembra però doveroso sottolineare la direzione intrapresa, augurandoci che sia un piccolo tassello di un grande movimento volto a superare differenze, che a parole tutti (o quasi) reputiamo anacronistiche, ma che ancora sono molto radicate nelle nostre quotidianità.

Qui un piccolo elenco di artisti che vale la pena “pescare” tra i nomi scritti più in piccolo del cartellone del Primavera:

Alice Phoebe Lou – Beak > – Big Thief – Caterina Barbieri – Empress Of – Guided by Voices – Japanese – Low – Midori Takada – Mura Masa – Robyn – Snail Mail – Sons of Kemet – Tim Hecker