A distanza di due anni dall’apertura nel cuore della Milano, la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli si trova ora di fronte alla sfida di rimanere all’avanguardia, così come lo è stata dal punto di vista architettonico, anche per quanto riguarda il mondo culturale e musicale contemporaneo.

Sfida bene affrontata, almeno a giudicare dalle iniziative che stanno vedendo la luce in questi mesi: A partire da Stagione Capitale 2018-2019, un articolato programma di dibattiti e conferenze sul tema di una nuova cittadinanza da costruire, fino a A Dictionary of Sound, ciclo di tre concerti a cura di Teho Teardo, musicista, compositore e sound-designer italiano.

Obiettivo del mini-percorso musicale è quello di portare al pubblico tutta la potenza evocativa che può nascere dalla sinergia tra arti e sensazioni diverse, elementi musicali e visivi.

È in questo contesto che si inserisce la performance di venerdì 30 novembre di Robert Lippok, artista audiovisivo, fra i più importanti protagonisti della sperimentazione elettronica berlinese (ed è proprio su Berlino, e in particolare sul suo quartiere di riferimento, che verte gran parte del discorso iniziale fra l’artista stesso e il curatore).

Dopo 20 minuti di intervista iniziale, Lippok invita ad allacciarsi le cinture per dare il via al concerto-evento, strutturato in 2 parti: una prima, dove l’artista è da solo dietro il mixer, e una seconda, dove all’ambiente underground berlinese di Lippok si aggiungono le suggestive note suonate dalla chitarra di Teardo.

Se la prima parte è dunque un crescendo elettronico di 45 minuti in cui lo spettatore è trascinato in orbita come a bordo di una navicella lanciata a massima velocità verso Marte, la seconda si veste di atmosfere più cupe e languide, con la chitarra di Teardo che ha sulle basi di Lippok la stessa potenza immaginifica di una vestaglia di seta che, lasciata cadere sul pavimento, svela tutta la bellezza naturale di un corpo nudo.

Lo schermo colpisce la retina con immagini evocative, naturali e criptiche, quasi a nascondere e mostrare nello stesso tempo la musica di Lippok. La percezione è quella di essere trascinati in un mondo che gioca sul confine fra fisico e metafisico, e che proprio su questo vedo-non vedo costruisce il suo senso più profondo, con il suono che viene trasformato da onda acustica a onda emozionale, fatta di più fonti, più sensi e più immagini.

Una esperienza potente, evocativa, profondamente interessante.

L’intervento berlinese in Italia viene applaudito. Almeno per una volta.