Il 1976 fu un anno speciale per quei musicofili che videro i propri negozi preferiti popolarsi di dischi e singoli d’eccezione del calibro di Achilles Last Stand dei Led Zeppelin, Sir Duke di Stevie Wonder, Somebody to Love dei Queen o Disco Inferno dei The Trammps. Al contempo l’azienda giapponese di elettronica JVC, sulla stessa scia di fermento, indossò le vesti di Re Mida e sviluppò un vero e proprio tesoro per i gold digger dell’entertainment visivo, volto a cambiare in modo radicale stile e qualità della vita negli ultimi decenni del secolo scorso: il Video Home System.

Questo consisteva in un sistema di registrazione video in formato analogico su dispositivi contenenti nastro magnetico e riproducibili tramite un apparecchio domestico come il VCR; per rendere l’idea più comprensibile, potremmo semplicemente dire che le videocassette si diffusero con una tale rapidità e popolarità da essere accolte nelle case di tutto il mondo quasi fossero dei veri e propri membri dei nuclei familiari, lasciando un segno culturale pregnante, duro a sbiadire. La stessa televisione, detentrice suprema della forza comunicativa, ne rimase felicemente turbata e con acume individuò un potente strumento capace di unire i diversi linguaggi in questa avanguardia a corrente elettrica.

Dopo gli albori del suo avvento, il VHS visse lunghi tempi di gloria ed alla fine degli anni Ottanta e Novanta padroneggiò i massimi sistemi dell’espressione artistica negli spazi dedicati alla sperimentazione, realtà che videro nell’Italia una degna tela bianca su cui sbizzarrirsi: tra Roma, Firenze, Bologna o perfino Milano non sussisteva barriera dialettale o background politico in grado di arrestare l’avanzata trionfante dei creativi. All’epoca non si trattava altro che di macchine da poco vendute ad amatori aspiranti live performers ai quali non dispiaceva affatto la fame d’indipendenza e la possibilità di operare in gruppo, aprirsi, confrontarsi e lasciarsi contaminare da ambienti e sfere d’interesse differenti. Il grafico iniziò a lavorare col videomaker, il tecnico riusciva ad accordarsi con il dj; tutti erano simili e tutto mutava, tutto stimolava e poteva restituire al mondo qualcosa di bello nel sacro vincolo della collettività.

Questa la motivazione ontologica alla basedella nuova esperienza a 360° del MAMbo, il museo di arte contemporanea di Bologna. Dal 13 ottobre 2018 al 17 febbraio 2019, infatti, lo speciale spazio espositivo situato all’interno dell’istituzione del capoluogo emiliano che prende il nome di Project Room ospiterà VHS +, mostra dal singolarissimo sottotitolo che è già un programma: video/animazione/televisione e/o indipendenza/addestramento tecnico/controllo produttivo 1995/2000. Il progetto nasce dalle menti di Saul Saguatti di Basmati Film e Lucio Apolito dello storico Opificio Ciclope; non solo, vanta il nome di Silvia Grandi come curatrice, il benestare del presidente dell’Istituzione Bologna Musei Roberto Grandi ed il patrocinio dell’Università di Bologna.

Uno scorcio di VHS+, la nuova mostra del MAMbo ospitata nella sua Project Room

La mostra intende analizzare i cambiamenti intercorsi nel nostro Paese tra il 1995 ed il 2000. La scelta di questo lasso di tempo non è casuale: parliamo di uno status produttivamente fertile, ma al confine tra l’analogico ed il digitale, ci riferiamo agli ultimi cinque anni senza internet e comunicazione telematica in cui resiste il lento montaggio in linea e si devono prendere decisioni irrevocabili.

Cinque sono i gruppi protagonisti di VHS+: Opificio Ciclope, nato nel 1995 al Link Project di Bologna in un laboratorio collettivo dedicato alla produzione di videoclip, grafica ed animazione; Fluid Video Crew, coetanea dell’Opificio ma che affonda le proprie radici tra Roma ed il Salento; Ogino Knauss, trasferitosi da Firenze a Berlino; Sun Wu Kung, collettivo milanese attivo dal 1999 al 2003; e Otolab, istituito in Lombardia nel 2001 da un gruppo di affinità che vede musicisti, dj, vj, videoartisti, videomaker, web designer, grafici e architetti unirsi nell’affrontare un percorso comune nell’ambito della musica elettronica e della ricerca audiovisiva. La libertà ha guidato il popolo degli artisti-nerd verso la presa della prigione della staticità, attuando una rivoluzione non solo tecnologica ma concettuale.

Il MAMbo, diretto da Lorenzo Balbi, ci insegna come le videocassette non siano suppellettili decadenti e tristemente retrò, e perciò li assimila, invece, ad affettuosissimi ricordi, negativi mai sviluppati e ritrovati in una vecchia scatola che fanno riaffiorare momenti celati e scaldano il cuore. Il video vive, pulsa, grida. Varcando la soglia della Project Room un’apparente caoticità, caleidoscopio visivo e sonoro avvolge chi si avvicina. La mostra è costituita da tre proiezioni murali che tessono un racconto visivo accompagnato da didascalie informative sugli autori, mentre una sovrapposizione di voci e suoni confluisce in un’unica traccia audio diffusa nell’interezza della sala. Per ogni gruppo coinvolto sono presenti cinque monitor con cuffie e relativi montaggi dei contenuti visivi e risulta quasi inevitabile rimanervi incollati, grazie anche ad una bella sorpresa.

Frame dal videoclip di “Colla” dei Prozac+, realizzato dall’Opificio Ciclope nel 1998

I riferimenti musicali contenuti nel materiale espositivo, infatti, sono svariati, sebbene l’attenzione venga catturata da uno schermo in particolare: parliamo di quello dedicato all’Opificio Ciclope, autore di due videoclip dei Prozac +, gruppo musicale punk italiano in attività dal 1995 al 2007 e presente tra gli headliners del MiAmi Festival il 26 maggio scorso. Le scene colorate di Pastiglie (1997) ed il frisbee freestyle di Colla (1998) dei ragazzi di Pordenone animano l’atmosfera e deliziano occhi ed orecchie, celebrando ancora una volta un connubio perfetto tra suono ed immagine, tra video e pentagramma.

Quella di VHS+ è una vera esperienza a 360°. Durante il periodo di apertura della mostra sono previste quattro domeniche di proiezioni speciali (l’elenco è consultabile sul sito ufficiale) con contenuti aggiuntivi ed inediti. Inoltre, in occasione del finissage, è in programma per il 14 febbraio 2019 una giornata di studi con diversi esperti, seguita da una serata di performance di video live art vintage realizzate dai collettivi coinvolti che presenteranno una riedizione concentrata dei live originali degli anni ‘90 utilizzando tecnologie e suoni d’epoca.

C’era una volta il 1976 ed un’invenzione strabiliante proveniente dal Pacifico, ci sono state l’euforia del 1995 e la trasgressione del 2000. Adesso, nel 2018, possiamo lasciarci alle spalle la malinconia e godere appieno della bellezza, meravigliarci della storia, osannare un noi lontano anni luce.

 

VHS +
video/animazione/televisione e/o indipendenza/addestramento tecnico/controllo produttivo 1995/2000

13 ottobre 2018 – 17 febbraio 2019