di Costanza Ambrosi

Dai calici aperti si esala

L’odore di fragole rosse.

Splende un lume là nella sala.

Nasce l’erba sopra le fosse.

Ad una lettura distratta ed estemporanea, la strofa appena riportata potrebbe sembrare il ritornello dell’ultimo singolo di qualche artista malinconico ed intimista. In realtà siamo di fronte a versi che risalgono a più di un centinaio di anni fa, ma di cui non se ne percepiamo l’età.

I versi sono de Il Gelsomino Notturno di Giovanni Pascoli, poeta vissuto a cavallo tra la fine dell’Ottocento e primi del Novecento, che la dottrina scolastica italiana ha sempre rilegato nella corrente letteraria del decadentismo europeo, come autore di passaggio, di effimera importanza rispetto alle altre correnti del vecchio continente.

L’operato di Pascoli è stato molto più seminale. Lo conosciamo principalmente come il poeta del Fanciullino, partendo unicamente da quel momento della sua poetica: ignari, forse perché troppo giovani, dell’importanza della sua poesia e dei suoi versi, e non prestando minimamente attenzione al fatto che la musica cantautorale italiana degli ultimi cinquant’anni gli deve molto, moltissimo.

Fonte: palazzoblu.it

La misteriosa grandiosità delle piccole cose, la grazia dietro ai gesti quotidiani e alle realtà più dismesse sono i punti focali della poetica pascoliana. E allora, come non pensare ai versi di Fabrizio De André, tra tutti quelli de La canzone di Marinella?

Bianco come la luna il suo cappello

Come l’amore rosso il suo mantello

Tu lo seguisti senza una ragione

Come un ragazzo segue un aquilone.

Come nei versi pascoliani, troviamo immagini evocative, cariche di significato e allusioni: il fiore del gelsomino si schiude al calar della sera, diffondendo il suo profumo come di fragole rosse, e rosso è proprio il mantello dell’uomo che bussa alla porta di Marinella; banale rimarcarlo, ma rosso è anche il colore dell’amore.

Attraverso le analogie lessicali prendono vita le immagini simboliche immaginifiche: si eliminano i passaggi metaforici intermedi, l’intuito dell’animo sensibile si appresta alla lettura come all’ascolto, in quanto ha la capacità di capire, di avere dinanzi ai suoi occhi l’immagine creata dalla parola, come a sentirne i profumi e il calore dei gesti. L’irrazionale diventa chiave di lettura della realtà, il mistero che guida il più semplice gesto.

Fabrizio De André. Fonte: LaScimmiaPensa.com

Pascoli coglie dettagli, particolari oggettivi che si caricano di suggestioni. Ad influenzarlo, oltre agli affetti su cui ha sempre composto, sono la natura, gli animali e la vita campestre.

Se guardiamo alla più recenti produzioni cantautorali, in artisti come Lucio Corsi, DiMartino e Colapesce troviamo similitudini impressionanti: il presente viene cantato d’impulso con l’ausilio della prosa analogica, lontano dal bel lessico romantico, dalle rime metriche scontate e tradizionalmente ancorate all’amore dai toni pastello.

Corsi nel suo ultimo album stila una sorte di Bestiario musicato, dove le contraddizioni del presente si ripercuotono nella natura, nelle storie di otto animaletti delle campagne toscane; DiMartino canta l’amore alla luce dei bancomat, delle ferrovie e delle distanze relazionali, elevandole all’epos; e poi c’è Colapesce, che già con il suo nome ci accoglie nel suo mondo di storie messe in musica attraverso baroccheggianti immagini della tradizione della sua Sicilia, fortemente evocative e significative.

Oltre il tempo, gli anni e le guerre, l’industria e la tecnologia: la poesia e la musica tornano come forme di conoscenza, di un linguaggio non razionale, depurato dalle logiche e dalle regole sintattiche e metriche, come uno strumento di comunicazione analogico, simbolico, che parla al cuore, alla sfera più personale e intuitiva di ognuno prima che alla propria mente.