Quanto spesso siamo alla ricerca di nuova musica da ascoltare? Quando il nostro piccolo mondo fatto di canzoni, artisti e generi ci appare un po’ troppo stretto, il più delle volte vagabondiamo su Spotify o su Youtube in balia degli algoritmi che profilano i nostri ascolti e ce ne suggeriscono di – teoricamente – simili. Comodo così, vero? Però in quest’epoca del do it yourself (o, appunto, fallo a fare a Spotify) certe volte è un bene lasciarsi consigliare, o meglio ancora lasciarsi stimolare da qualcuno in carne ed ossa. E’ proprio ciò che provano a fare le playlist raccolte in questo articolo: selezioni fatte direttamente da chi di musica vive, da chi di musica ne ascolta quotidianamente, che possano stimolarci ad uscire dal nostro consueto seminato.

Iniziamo con una delle più seguite: Homemade Dynamite, curata direttamente da Lorde. La cantautrice neozelandese ha raccolto finora un’ottantina di pezzi, con un’abbastanza evidente preferenza per le vocalità femminili, citiamo tra queste Buzzy Lee Martika; non manca però un’eterogeneità di generi e così si spazia da Kendrick Lamar a Kurt Vile senza colpo ferire. Insomma: non vi svolterà la vita ma offre un bello spaccato sui riferimenti musicali della ventiduenne.

Cambiamo decisamente aria con i DeerhunterLa band si autodefinisce ambient-punk e qualunque cosa significhi forse riusciamo a capirlo un po’ meglio esplorando le loro selezioni presenti su Spotify. Ce ne sono cinque e tutte, a modo loro, hanno qualcosa di interessante da dire. Humidity color index ha, per esempio, l’ambizione di raccogliere musica umida: a voi valutare se ci riesca o meno. Citiamo anche Oh wow it’s you again sia per il titolo, sia perché contiene un sacco di spunti interessanti come gli Orchestral Manoeuvres In The Dark Mukeka Mwene Yombwe di Hugh Tracey (un etno-musicista sudafricano che ha raccolto le canzoni cantate nei campi dello Zimbabwe dai suoi compagni di lavoro). Segnaliamo, poi, la loro playlist Deerhunter Sunday Night Radio Hour, aggiornata ogni domenica notte con un’ora di nuovi brani.

Rivers Cuomo, invece, ci tiene molto a condividere coi suoi followers i suoi ascolti suddivisi anno per anno: così ha creato ben 27 playlist partendo dal 1980 (!) dal titolo What Rivers listened to in, offrendo un personale spaccato dell’evoluzione del rock dagli anni Ottanta (quando ascoltava praticamente solo gli Abba e i Kiss) al 2014 (anno che offre ascolti decisamente meno monotoni). Diciamo, comunque, che nella maggior parte di queste playlist ha inserito interi album, quindi ciò che viene a mancare è una selezione più variegata. Tuttavia il buon Rivers non si è limitato soltanto a queste selezioni annuali: la nostra attenzione viene subito catturata da My shazam tracks – che è forse la più interessante perché offre un vero scorcio di cosa colpisca la sua attenzione (e viene costantemente aggiornata tutt’ora).

Passiamo a quel fenomeno mondiale che ormai sono diventati gli Alt-J. La band di Leeds ha una playlist davvero molto intrigante, con i pezzi che più hanno colpito il batterista Thom Green. Qui avrete molto da spulciare e troverete davvero un po’ di tutto tra le 18 ore di musica: dai Meshuggah (dopotutto Green si autodefinisce “drummer of metal band Alt-j“) a roba molto più elettronica e dubstep dura e pura (qualcuno ha detto Burial?). Non vi resta che andare a scrollarla, non credo rimarrete a bocca asciutta.

Una delle playlist più nostalgiche, polverose nel senso più romantico del termine, forse, è quella di Father John Misty. Vi basti sapere che tra le tracce selezionate da Josh Tillman svetta anche un’immensa Nilla Pizzi. Non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro, in ogni caso questa selezione mostra un gusto particolare per le voci femminili (Charlotte Gainsbourg, Dory Previn, Phoebe Bridgers), molte influenze folk, qualche tratto orientaleggiante e tante, tante, tante chitarrone acustiche. Eccola qui:

È impossibile dirvi il nome della prossima: primo perché cambia all’incirca ogni settimana, secondo perché è sempre composto da simboli o emoji. Al momento della stesura di questo articolo è:  ̸ ̡ ҉ ҉.·๑ඕั  ҉  ̸ ̡ ҉ ҉.·๑ඕั   ҉  ̸ ̡ ҉ ҉.·๑ඕั  ҉  ̸ ̡ ҉ ҉.·๑ඕั  ҉  ̸ ̡ ҉ ҉.·๑ඕั  ҉  ̸ ̡ ҉ ҉.·  ed è l’infinita selezione curata da Four Tet: 803 brani, 69 ore di musica che più varia non potrebbe essere. Qui dentro troverete veramente un po’ di tutto e, fidatevi, moltissime delle cose non le avrete mai nemmeno sentite nominare per sbaglio. Un’inesauribile fonte di spunti musicali, insomma. La cosa in assoluto migliore, poi, è il fatto che venga continuamente aggiornata. Da seguire all’istante.

Facciamo adesso un giretto in Italia, come sempre coi nostri tempi ci stiamo muovendo anche qui. Il caso più eclatante (lo ricorderete perché ovviamente si è fatta polemica) è quello di Calcutta e della sua Ho fatto una playlist in centro a Bologna ma era solo per 5k: i 5k glieli hanno dati e la playlist è ancora lì, con le sue 18 tracce. Mecna, invece, ha una playlist che aggiorna – quasi – quotidianamente con un brano e si chiama Buongiorno così. Propone qualcosa di interessante, prevalentemente hip-hop, ma non solo. Chiudiamo coi lemandorle e le loro tre playlist decisamente valide: si chiamano Radio Lemandorle, Musica per le 4 di mattina Bagni Lemandorle che ha un mood molto estivo (anche se dentro, mamma INRI ha astutamente infilato qualche altro suo artista).

Per adesso, questo è quanto: andate, seguite, spulciate!