Com’è nata l’idea di questo format e, soprattutto, come siete riusciti a concretizzarla a livello pratico?

Questa è una storia divertente, perché parte dal fatto che nessuno dei due aveva intenzione di produrre video fino a qualche anno fa! Nella vita di tutti i giorni ci occupiamo di produzioni musicali, e ovviamente siamo musicisti anche noi. Nella fattispecie, circa tre anni e mezzo fa decidiamo di tirare su un gruppo di cinque elementi e di provare a far uscire subito dei video di cover riarrangiate in chiave elettronica. Produciamo quindi una decina di video in cui ci divertiamo come matti a fare in modo che il livello video, ma soprattutto audio, sia perfetto, quasi da disco. Purtroppo (o per fortuna) come succede spesso, le divergenze fra i membri del gruppo arrivano al punto che il progetto viene chiuso prematuramente. Noi ci guardiamo in faccia, ci diciamo che è stata un’esperienza comunque divertente, e decidiamo di proporre la formula Live Session agli altri. Di lì a poco nasce POP UP LIVE SESSIONS, che con nostro grande stupore riscuote da subito gli apprezzamenti di tutte le persone che ci circondano. Da quel momento non abbiamo più un attimo libero!

A distinguervi dalle altre realtà non è solamente la centralità del live. Ad esempio, la KEPX, radio di Seattle, è diventata una specie di fenomeno globale per aver filmato le performance di band all’interno dei suoi studi. Voi invece uscite fuori: trapiantate il live in posti insoliti, estranei ai soliti circuiti, e che finiscono per potenziare il live stesso – pensiamo ai Coma_Cose in una sala da biliardo o Veda Black sul tetto del Bar La Spezia. Come concordate i luoghi con gli artisti? Che feedback avete avuto finora grazie a questa scelta?

Ovviamente siamo grandi appassionati dei live di KEXP e di Berlin Sessions, che ci sono stati molto di ispirazione. Osservando però la scena reale dei canali di live sessions ci siamo resi conto che i punti di forza della nostra proposta potevano garantirci un diverso tipo di visibilità rispetto alla “solita” session dentro lo studio, spesso neanche veramente registrata live. Paradossalmente la parte più divertente per noi sembrava essere la debolezza di molti altri competitors: la qualità audio (tutte le nostre registrazioni sono multitraccia e vengono mixate e masterizzate in uno studio professionale), e la varietà delle location.
Dal primo video che abbiamo girato la regola è sempre stata la stessa: MAI SU UN PALCOSCENICO. Infatti anche nelle occasioni in cui abbiamo girato in location dedicate ai concerti abbiamo sempre avuto l’accortezza di “far scendere” gli artisti dal palco e farli suonare dove meno ci si aspettava. I Bluebeaters li abbiamo messi al centro della sala, gli Shandon li abbiamo portati al bagno del locale, Giancane l’abbiamo messo nel bar e abbiamo dato ai suoi musicisti un tavolo e una birra, i Ros li abbiamo fatti suonare per le scale del locale e i Kutso nella biglietteria…
In generale, cerchiamo sempre di trovare prima la location e poi proporla al gruppo. Spesso cerchiamo di adattarci ai loro spostamenti (Edda era in visita a Roma, gli abbiamo portato una chitarra e l’abbiamo fatto suonare a Piazza Venezia), o di assecondare i tempi (i Mellow Mood li abbiamo registrati nella pausa dopo il sound check e prima di andare a cena), ma quando abbiamo più libertà cerchiamo di portarli in luoghi dove non avrebbero mai pensato di suonare (gli STAG con Matilda de Angelis li abbiamo portati in un bambuseto, i Vanilla Sky in uno skatepark, i Coma_Cose in una sala biliardi).
È andata a finire che siamo “quelli delle location strane” e la cosa sembra piacere sia agli artisti sia al nostro pubblico, oltre a divertirci un casino!

Er Piotta ha aperto la nuova stagione di Pop Up Live Session, portando il suo singolo Solo Per Noi nella stazione Teano della metro C. Altro luogo insolito, underground nel senso stretto del termine, ma perfettamente coerente con la sua immagine. Com’è nata questa collaborazione “allargata” (ci riferiamo al coinvolgimento obbligato dell’ATAC, l’Agenzia del Trasporto Autoferrotranviario del Comune di Roma) e che impatto sperate possa avere?

Prima di tutto è importante sapere che spesso prendiamo accordi con gli artisti per organizzare le uscite in concomitanza dell’uscita dei loro singoli, il che spesso si traduce in tempi di attesa più o meno lunghi in base ai programmi di ogni progetto. Questo è stato il caso del Piotta, che ci aveva dato l’ok ad essere nostro ospite quasi un anno prima dell’effettiva registrazione e promozione del video.
Per quanto riguarda la collaborazione con l’ATAC è nata quasi per caso ma sta dando ottimi frutti. In sostanza è successo che a giugno 2018, tramite contatti comuni, abbiamo saputo che l’ATAC cercava qualcuno che organizzasse un evento in una stazione metro, in occasione della Festa della Musica. Ci siamo quindi proposti per presentare alcuni artisti che avevamo appena portato nel nostro format dedicato agli artisti emergenti, il primo POP UP NEXT che stavamo girando proprio in quei giorni, e la cosa è andata molto bene: abbiamo proposto ai nostri artisti di esibirsi in versione acustica nella stazione della metro C appena inaugurata, quella di San Giovanni, e abbiamo riscosso un discreto successo, lo staff dell’ATAC ci ha subito proposto una collaborazione più sostanziosa, ed eccoci qua.
In linea generale abbiamo capito con il tempo che non ha senso rinchiudersi nella piccola elite degli addetti ai lavori in campo musicale, e abbiamo sempre cercato di essere aperti a tutti i tipi di collaborazioni creative. Quella con l’ATAC è solo l’ultima di varie amicizie professionali che abbiamo stretto nel corso degli anni, abbiamo anche altri partner con cui spesso cerchiamo di condividere esperienze ed occasioni di lavoro. Il Wave Market, per esempio, si occupa di eventi nel campo del food, dell’arte e dell’artigianato ed è una realtà con cui cerchiamo sempre di organizzare collaborazioni creative. Anche il Birrificio Rebel’s, un produttore di birra artigianale, è stato nostro partner in più di un’occasione.
Altra cosa che ci ha sempre appassionato è il mondo dell’arte figurativa e dell’illustrazione, infatti proprio in occasione dell’uscita del Piotta abbiamo voluto iniziare a inserirci in questo mondo in maniera attiva, e abbiamo cominciato ad ospitare anche illustratori che ci curassero tutta la parte visuale delle nostre pubblicazioni, quindi chissà cosa potremo inventarci in futuro.

È tutto pronto per la seconda stagione di Pop Up Next, giusto? Com’è andata la precedente stagione e cosa dobbiamo aspettarci di diverso dalle nuove leve che presenterete?

Anche qui è importante fare una premessa: POP UN NEXT  è un format per noi nuovissimo, ed è estremamente incentrato sulla ricerca della qualità. Questo vuol dire che mettiamo il piccolo universo che ci siamo creati a disposizione di progetti secondo noi molto promettenti. Infatti siamo noi spesso a decidere con gli artisti sia il brano da suonare sia il modo di arrangiarlo, questo perché ci capitano spesso casi di progetti in cui si intravede del buono ma c’è bisogno di qualche intervento di produzione artistica.
La selezione per il PPN infatti, è un processo abbastanza lento, perché cerchiamo di isolare da ogni proposta i criteri di scelta non artistici (il riscontro di pubblico, i followers sui social, le visualizzazioni dei video, premi, concorsi e menzioni particolari) e osservarle usando solo il metro della qualità della proposta, con un occhio particolare a quello che potrebbe diventare in futuro.
Siamo molto soddisfatti di come è andata la prima edizione: abbiamo scoperto band come i MEDS o i Bend the Barb, che ci hanno stupito, e ci sembra che il pubblico abbia reagito molto bene. La seconda l’abbiamo finita di girare pochi giorni fa e siamo in piena fase di postproduzione, ma possiamo già dire che i progetti che proporremo sono molto validi e ci sarà qualche bella sorpresa anche nella scelta dei generi musicali.
Anche qui ci preme sottolineare un paio di aspetti. Il primo è che dopo la prima edizione siamo stati sommersi dalle candidature per quella successiva, cosa che ci ha molto entusiasmato ed ha allargato i nostri orizzonti al di fuori dei confini della capitale, tanto che il prossimo PPN lo stiamo già organizzando a Milano. La seconda è direttamente collegata alla direzione artistica: cerchiamo di dare spazio a chi secondo noi merita davvero, a prescindere dal tipo di musica che faccia. Infatti quello che ci troviamo spesso a consigliare alle persone che vogliono lavorare su un proprio progetto artistico, o che stanno iniziando, o che magari hanno iniziato da un po’ ma non vedono risultati, è di essere sempre onesti con sé stessi. Troppe volte ci capita di parlare con chi pensa di proporre qualcosa di simile ad artisti che abbiano fatto già successo, per ottenere lo stesso riscontro. Così facendo spesso si cade spesso in un errore basilare: perdere di vista i propri gusti e le proprie inclinazioni. E nel campo della musica l’aspetto emozionale è sempre quello più importante: perdere la propria personalità nell’ombra di qualcun altro purtroppo non paga mai.
Tutto questo per dire che nella nostra proposta spesso ci si imbatte in progetti che sono molto differenti da “quello che va adesso”, eppure la maggior parte delle volte è proprio la personalità unica di ogni artista ad arrivare al cuore delle persone.

Ringraziamo Stefano e Valentino per la loro disponibilità.

Quanto a voi, stay tuned perché Artwave non vuole perdersi nemmeno mezzo artista che passerà per i luoghi insoliti di Pop Up Live Sessions.
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