Le braccia di Mamma America sono grandi abbastanza da accogliere un altro colosso dello streaming musicale a Wall Street. Dopo soli sei mesi dall’entrata di Spotify, la Tencent Music Entertainment (TME) ha presentato la più grande offerta pubblica iniziale (IPO) per un’azienda cinese nel 2018: oltre un miliardo di dollari. I confronti con quella che sembra la rivale, più occidentale e accessibile ma più instabile, sono presto fatti.

Ma prima un po’ di numeri (saremo brevi, non vi preoccupate). TME è praticamente una costola della Tencent Holdings Ltd, che la controlla per il 58%. Della Tencent Music fanno parte QQ Music, Kugou e Kuwo, le tre più importanti (e redditizie) piattaforme di streaming musicale in Cina, che da sole hanno generato il 78% dei ricavi dell’industria nel 2017. Oltre a queste c’è anche WeSing, app di karaoke e videoke. È per questo che in molti, come Il Sole 24 ore, hanno definito la Tencent Music l’all-you-can-eat della musica. TME in tutto vanta 800 milioni di utenti iscritti e 17 milioni di abbonati.

E ora un po’ di inciuci. Ad essere ottimisti forse il nome Tencent vi risulta vagamente familiare; questo perché la Tencent Holdings è proprietaria di WeChat – e ovviamente anche del miliardo e passa di utenti dell’applicazione di messaggistica. Per la TME essere parte del clan Tencent significa poter contare con facilità su un enorme bacino di utenti, o meglio di clienti. Se i costi della TME sono del 60%, quelli di Spotify si aggirano attorno al 75-85%, proprio perché deve ingegnarsi di più (e spendere di più) per attirare nuovi clienti1.

L’app Kuwo della Tencent Music Entertainment

Ma proprio Spotify è azionista della Tencent, con un 9,1%, e allo stesso modo la Tencent convidide una quota del 7,5% di Spotify. Questo perché la Tencent aveva provato a comprare Spotify, ma alla fine l’accordo era saltato, portando nel dicembre 2017 a questa soluzione di comodo, molto comodo. Se TME saprà farsi valere a Wall Street, immaginate quanto potrà ricavarci David Ek.

Sempre nel 2017 il “Tencent Music Program” aveva lanciato quella che assomiglia all’iniziativa di distribuzione diretta dei ricavi di Spotify, atta a bypassare le etichette e permettere ai musicisti di guadagnare le proprie royalty dalla musica caricata sulla piattaforma senza dover rendere conto a nessuno (a parte Spotify, chiaramente)2.

Quindi Tencent Music è veramente una rivale di Spotify? La differenza principale fra i due è che Spotify non offre un’esperienza diversificata come la TME, ossia non solo streaming musicale, ma biglietti per concerti, video di performance live, karaoke, vendita di gadget fisici e digitali, strumenti per gli artisti. Tutto questo è vissuto in modo social, a differenza di Spotify, che solo da pochi mesi può sfruttare l’aggancio con le story di Instagram (ve ne avevamo parlato qui). Spotify non sfrutta la potenza delle relazioni come invece fa TME e basa i suoi ricavi esclusivamente sullo streaming e quindi sugli abbonamenti.

Per TME i ricavi degli abbonamenti si aggirano sul 30% del fatturato totale (anche perché TME ha un catalogo musicale più scarno di quello di Spotify), mentre invece il restante 70% è delle attività social, come regali virtuali che gli utenti si fanno a vicenda o ai loro artisti preferiti. Il restante 70% non è altro che il valore aggiunto al vasto ecosistema musicale offerto, fatto di interazioni monetizzabili che nessuno in Occidente ha mai osato sfruttare. Viene da chiedersi il perché, visto che c’è gente che paga per avere vite in più su Candy Crush Saga o altri giochi su Facebook.

Siamo pionieri di un nuovo modo in cui la gente può usufruire della musica online e di servizi di intrattenimento social basati sulla musica.3

Nonostante TME sia un fenomeno circoscritto alla Cina, rispetto al più ampio raggio di ricezione di Spotify 4, il suo modello è molto più profondo e articolato, perché non si limita a spillare quei 10 euro al mese all’utente, ma spinge quest’ultimo a entrare in contatto con una quantità di esperienze tutte volte a una relazione con l’Altro.

Più che a Spotify, dovremmo guardare a Facebook, un social che sta morendo proprio perché non offre più niente di sociale, ma, al contrario, è popolato da distributori automatici di risentimento e banalità. Se Tencent riuscirà a sfondare i muri dell’Occidente, potremo avere un’alternativa e cominciare a vivere la musica in maniera più autentica, ossia interiorizzandola e condividendola, non mostrandola solamente attraverso una story.

 

Fonti:

1)https://techcrunch.com/2018/10/02/tencent-music-ipo/

2)https://www.billboard.com/articles/business/8478104/tencent-music-ipo-analysis-takeaways-strengths

3)https://www.nasdaq.com/markets/ipos/company/tencent-music-entertainment-group-1065721-88039?tab=news

4)https://www.bloomberg.com/view/articles/2018-10-03/tencent-music-plays-spotify-rhythms-to-a-facebook-beat

 

Vi è piaciuta l’immagine in evidenza, o siete semplicementi amanti della street photography? In questo articolo troverete altre foto scattate da Andrea Fanelli in Cina.