Il mese scorso ho avuto l’opportunità da parte dell’Unione Europea, grazie ad un progetto di Erasmus Plus, di poter andare a visitare l’Armenia.

Devo ammettere che prima della mia partenza le informazioni che avevo riguardo a questo paese erano veramente molto poche, ragion per cui le mie aspettative a riguardo non erano poi così alte. Ad ogni modo si prospettava di fronte a me un’esperienza sicuramente nuova e intrigante.

Ho passato undici giorni a Yerevan, la capitale, e ogni giorno è stato in grado di offrirmi qualcosa di nuovo, di inaspettato.

Parto dal concetto secondo cui l’Armenia è un paese che ha sofferto molto, fattore che ho scoperto giorno dopo giorno; ha superato un genocidio da parte della forza turca a causa della loro cristianità, portando alla morte cruenta di più di 1,5 milioni di armeni. Hanno vissuto una diaspora e nell’ultimo decennio hanno subito un finta democrazia con a capo un presidente che ha lentamente mandato in rovina il paese.

Dopo tutto questo, arrivo io, con poche informazioni ma con una grande curiosità di conoscere ed una reflex in mano, scoprendo di ritrovarmi in un momento particolare della storia politica del Paese, poiché esattamente 100 giorni prima vi era stata una rivoluzione definita “rivoluzione di velluto“, a causa dell’assenza di scontri armati. Questa rivolta ha fatto scendere tutta l’Armenia per le strade, protestando contro il presidente che da anni teneva in mano un paese sull’orlo di un precipizio politico ed economico. Mi preme sottolineare come  il concetto “tutta l’Armenia” non sia un modo di dire, quanto una realtà. Non sono mai esistite divergenze di pensiero o schieramenti politici contrapposti; ogni singolo armeno, compresa tutta la forza militare, ha deciso di ribellarsi, semplicemente sfilando per le strada del loro paese.

Il giorno venerdì 17 agosto mi sono ritrovato in piazza della Repubblica a Yerevan insieme ad altre migliaia di armeni che festeggiavano i cento giorni dalla caduta del vecchio presidente e per ascoltare il discorso di insediamento del nuovo presidente votato dal popolo.

Le foto che ho deciso di mostrare in questo articolo non racchiudono esclusivamente i momenti della manifestazione in piazza, ma anche altre foto scattate durante il mio soggiorno che catturano in qualche modo la loro tradizione culturale e la loro normalità quotidiana.

Ho voluto condividere questo dualismo fotografico per far emergere l’esigenza del popolo armeno di rinascita, riscatto e innovazione, ma anche la necessità di preservare una cultura e una tradizione della quale sono molto orgogliosi e che è stata, nel corso della storia, sempre attaccata e dilaniata.

La fierezza, l’unità di pensiero, un genuino patriottismo e un forte legame alle tradizioni è quello che ho visto negli occhi delle persone che ho incontrato e che ho cercato di catturare col mio obiettivo.

Copyright foto e testo ©Alessandro Amico