*ATTENZIONE: questo articolo contiene materiale esplicito

Ognuno di noi conosce la figura di Lolita, personaggio che, nell’era dove l’erotismo sembra essere diventato una delle espressioni visive maggiormente analizzate, viene idolatrato. Ignorando la cosiddetta immoralità del rapporto consenziente tra un’uomo adulto e una bimba di dodici anni e mezzo, è interessante guardare come la storia, sebbene narrata in prima persona da Humbert, racconti quel momento difficile che è lo sviluppo ormonale e la nascita del desiderio sessuale nei giovani ragazzi e ragazze.

Lolita, romanzo uscito nel 1955 (prima edizione italiana 1959) da Vladimir Nabokov, racconta la storia di un uomo maturo, Humbert Humbert, e di come la vita lo abbia portato a rimanere attratto, anche dopo i quarant’anni, da fanciulle sull’orlo dell’adolescenza. Al di là della morale e dei limiti sociali (corretti che siano), affascinante è il quadro che ci viene presentato riguardo i meccanismi dello sviluppo giovanile e come la sessualità, il desiderio e quelli che la “buoncostume” chiamerebbe feticismi, si sviluppino già tra i dodici e i quattordici anni.
L’innocenza si perde molto prima di quanto si voglia accettare, e quelle che Humbert chiama le “ninfette” rappresentano appieno questa esplosione ormonale.

Questa breve serie fotografica si giostra tra innocenza ed erotismo, tra intimo candido e rosse ciliegie, alla ricerca del gesto ingenuo ma libidinoso che possa risvegliare il piacere e rendere folle anche un uomo maturo.