E’ dal 1999 che gli allora fratelli, oggi sorelle, Wachowski hanno trasmesso globalmente l’idea di essere intrappolati in una realtà virtuale, nascosta dietro uno schermo tridimensionale. Oggi Netflix ce lo ricorda con ogni nuova stagione di Black Mirror, serie non più fantascientifica o futuristica, ma che mostra la distopia del quotidiano.

Ma se volessimo guardare a questo schermo nero non come una barriera, ma come una finestra? Grazie a questa serie fotografica di still life, attraverso l’utilizzo di una costruzione piramidale di vetro spia (il vetro nero che da un lato si comporta come una finestra e dall’altro come uno specchio), oggetti di uso quotidiano assumono nuove identità. La realtà al di là del vetro si moltiplica e lascia intravedere nuovi aspetti della materia, dei volumi, delle forme. Così, anche al di fuori della piramide, gli stessi oggetti continuano ad apparire altro. Grazie ad uno sviluppo particolare della pellicola bianco e nero, gli attimi si trasformano in stasi temporali prolungate e quello che si trova oltre il black mirror non fa più paura, bensì si fa poesia.

Parte di queste immagini sono un’anteprima di una serie che verrà esposta al Base di Milano, in occasione della PhotoWeek 2018.