Quando Madonna esordì, nel lontano 1983, furono in molti a credere che il femminismo era arrivato ormai al suo capolinea, raggiungendo tutti gli obiettivi che si era prefissato: liberata dalle mura domestiche, la donna occidentale si era trasformata in meno di un secolo da minoranza sociale senza alcun diritto a parte attiva della società, dotata, alla pari degli uomini, di tutti i diritti base, compreso quello di voto.

Le battaglie lunghe un secolo sembravano aver dato i loro frutti, e il genere femminile era finalmente pronto ad affrontare le sfide della vita alla pari dei “colleghi” uomini: tutto bello, dunque?

La condizione della donna, almeno per quanto riguarda il mondo occidentale, è senza dubbio migliorata, e questo è un dato di fatto. Ma siamo davvero sicuri che le motivazioni di questo cambiamento siano da ricercarsi in una gentile concessione da parte del genere maschile e non piuttosto in una questione di natura materiale, che ha a che vedere più con i budget delle multinazionali che non con i libri di poesia?

Perché l’impressione, guardando la storia, è che messa alle strette dall’avvento della globalizzazione, la società dei consumi abbia tempo addietro individuato come unica strada per gonfiare i fatturati delle aziende quella di allargare il bacino di potenziali clienti, dando così al genere femminile il “diritto”(dovere?) di comprare beni e “consumare”. Perché rinunciare a metà della popolazione mondiale se questa porta a un immediato guadagno tangibile?

Così insicure, fragili e ancora dipendenti dall’approvazione maschile, le donne si prestavano molto bene a entrare in quel gioco di definizione della propria identità sociale più volgarmente chiamato “acquisto”. “Piantala di star chiusa fra le mura domestiche, esci e fai girare l’economia, bellezza!”.

Ed ecco, forse, il grande equivoco: quello che le donne credevano gli fosse stato concesso per questioni “etiche” e di “diritti” era in realtà solo un modo per trattarle ancora una volta come oggetti. Non più fra le mura domestiche certo, ma fra quelle dei negozi. Prendi una ribellione e stordiscila nella giostra capitalista, e vedrai che si perderà: è questo lo spirito delle grandi operazioni di marketing targate anni ’60-’70-’80.

Fu così che finché si trattava di spingere carrelli e acquistare un nuovo paio di scarpe, la donna diventò un nuovo modello sociale da seguire: ma guai, e dico guai, se la donna si azzardava a ritagliarsi un altro posto nella società. Quando Madonna cominciò a capire dove sarebbe andato a finire il gioco, non si accontentò più di scherzare cantando “Material Girl”: buttò la maschera di donna/oggetto sottostante gli imperativi della moda e svestita di qualsiasi immagine glamour appiccò il fuoco alle croci cristiane, alzando il tiro della polemica e dimostrando che ciò che la società dei consumi aveva supportato pensando al solito modello femminile/oggetto si stava voltando contro e, riscrivendo da capo le regole della musica pop, stava andando a imporre una nuova immagine di donna: quella che esce dalle mura non per comprare, ma per dare la sua visione del mondo.

Quando con l’audacia e il protagonismo tipico (fino a quel momento) del genere maschile, Madonna cominciò a far girare intorno a se stessa le medesime cifre che giravano a quei tempi intorno a un uomo, il mondo spaventato cominciò a darle contro per l’eccessiva intraprendenza con la quale si approcciava a temi troppo delicati (per una donna): puoi essere cantante e donna, ma solo se non hai troppo successo, se canti canzoni non troppo impegnate o se ti contorci dal dolore perché (un uomo, guarda caso) ti ha lasciato.

Più la società la schiacciava in un angolo, più Madonna alzava la posta della provocazione, e fu così che nel 1992 quel mix di psicanalisi, sesso e provocazione chiamato Erotica vide la luce. Non solo una donna si era guadagnata lo stesso successo di un uomo, ma ora esibiva la sua attrattività senza nessuna remora. Senza nessun uomo che le aveva dato il permesso. Era una donna sola, al comando della sua vita e del suo corpo.

Quello che è successo dopo lo sappiamo tutti: I bastoni fra le ruote si sono spezzati di fronte a una delle più grandi fonti di energia dello show business americano e Madonna è diventata l’artista donna con più dischi venduti nella storia: è bastato per far capire al mondo che una donna può essere bella, di successo, con un pensiero proprio e con la stessa libertà di un uomo?

No, perché nel 2016 il mondo, che ora la etichetta come “vecchia” (come se una donna una volta passata la fase di attrattività fisica dovesse smettere di apparire) le chiede di fare musica sobria, di avere un immagine casta e di rispettare dei dettami di comportamento sociale che nessuno ha mai chiesto a Prince, Robbie Williams e a qualsiasi uomo (etero) di successo. Ed è sacrosanta la sua scelta, ora, all’alba dei 60 anni, di far ballare tutti.

Il cammino dell’uguaglianza è ancora lungo, e muore ogni volta che pensiamo che se una donna arriva in alto, è solo perché ha indovinato il letto giusto in cui infilarsi.

Voi donne, state lontane da chi non vi ama, liberate il vostro pensiero, andate controcorrente e correte nel mondo con il sorriso di chi ce l’ha fatta: siete più belle, e lo sapete.