Se fermassimo per strada i (pochi) milanesi DOC rimasti (riferendoci con Doc sia a Denominazione di Origine Controllata che alla più calzante accezione di Disturbo Ossessivo Compulsivo), e gli chiedessimo cosa rappresenti per loro il Fuorisalone, sono sicuro che otterremmo le più svariate risposte: un vero e proprio “casino” che “blocca la città”, un profluvio di “oggetti strani”, un’occasione “imperdibile” per gli amanti del design, una serie innumerevole di “party esclusivi” per influencer, una giungla di eventi fra cui ci si orienta con la stessa disinvoltura di un t-rex sui tacchi o di un 30enne italiano che cerca la propria identità nella frenesia della vita contemporanea (l’andatura è simile).

Il colpo d’occhio di Palazzo Bocconi, teatro dell’allestimento Louis Vuitton – Objets Nomades

Qualsiasi sia il modo in cui vorrete definire questo evento che dagli anni ’80 invade letteralmente la città, di una cosa noi pochi milanesi siamo certi: il Fuorisalone è una bomba di energia che serve a porre Milano, ma ancor più la milanesità, al centro dell’Italia, se non dell’ Europa, per 5 giorni (e la cosa come sapete non ci dà fastidio, anzi).

Sempre di più, nel corso degli anni, sono stati i quartieri coinvolti: l’ headquarter da cui è nato tutto, Zona Tortona, i più centrali Brera e 5VIEPorta Venezia con la sua nobilità, fino ad arrivare al più recente polo Ventura-Lambrate e alla zona novità di questa edizione, l’ hipsterissima Isola.

Il cortile interno dello spazio Rossella Orlandi, in Via Bandello 16

Se è vero che Milano è una donna elegante che ama nascondere le proprie bellezze sotto raffinati veli di seta, il Fuorisalone rappresenta per lei l’evento più importante dove svestirsi (e non farsi svestire) e far ammirare la sua più recondita bellezza.

Ed è così che a farla da padrone al Fuorisalone sono gli innumerevoli Palazzi che, solitamente chiusi, aprono le loro porte per farsi vedere in tutta la loro “sobria” magnificenza.

È questo sicuramente il caso di Palazzo Litta, ormai tappa fissa dell’evento e quest’anno nelle mani del progetto Leaving Room, e di Palazzo Turati, a dir la verità ammirato sempre più per i meravigliosi interni, per i tulipani del cortile, e per il rooftop con vista Madonnina, che non per i contenuti di design (quest’anno in mano agli olandesi di The Dutch).

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Scivolando verso zona Brera, le certezze sono Palazzo Cusani, quest’anno allestito solo esternamente con l’evento The Dreaming Oasis e Palazzo Clerici, dove, al netto dell’allestimento Hay, l’occasione è troppo ghiotta per non godere della stupenda vista della stanza affrescata dal Tiepolo (visitabile altrimenti solo in alcuni venerdì mattina, su prenotazione.)

Rimanendo in zona Brera, sono due i luoghi magici e suggestivi di questo Fuorisalone. L’orto botanico della pinacoteca di Brera diventa quest’anno una piccola green city grazie al progetto “SmarTown” di Eni gas e luce, mentre i Chiostri di San Simpliciano (altra location solitamente inaccessibile) diventano il palcoscenico dei designer danesi nella mostra “Mindcraft”.

I chiostri di San Simpliciano, in Brera

La nobiltà è invece la cifra stilistica del quartiere Porta Venezia, dove i palazzi fanno a gara fra di loro come antiche nobildonne in competizione: Palazzo Serbelloni,  monopolizzato quest’anno da Swarovski, ne è la conferma. I meno celebri Palazzo Isimbardi e Palazzo Visconti, che prendono vita per merito rispettivamente di Cos (che allestisce uno specchio enorme nel cortile centrale) e Ghidini, le piacevoli novità.

Non molto lontano da qui, come direbbe Carmen Consoli, riposano fuori dal tempo, in una della vie più eleganti di Milano, Villa Mozart, sede dell’evento doppia firma e la più rinomata Villa Necchi, che pur non essendo sede di eventi e oggettistica, ci teneva a presenziare e a non sfigurare per l’occasione.

Il palazzo che vince tutto, quest’anno, è però Palazzo Bocconi, sempre nel cuore di Porta Venezia, ormai canonica sede delle installazioni Louis Vuitton.

In un’esibizione tutta tesa a risaltare il valore della loro prima linea di piccoli oggetti, il palazzo è un trionfo di colori che conquista il palcoscenico del Fuorisalone.

A tenere testa a Louis Vuitton ci pensa Bulgari, che presenta in piena zona Brera un percorso sensoriale in cui il visitatore, oltre a destreggiarsi fra tutti gli aspiranti influencer in cerca dello scatto che li consacri nell’olimpo degli dei (?) di Instagram, deve anche cercare di sopravvivere in un labirinto di suoni, visioni e illusioni ottiche che rapiscono occhio e orecchio: l’effetto di smarrimento è voluto e perfettamente riuscito.

Altro fulcro del Fuorisalone è senza dubbio la Statale: se è vero che ogni anno è un’occasione in più per rimarcare quale sia l’università più bella di Milano (ma qui il cuore gioca la sua parte), il 2018 è stata forse l’annata migliore, quella in cui l’evento House in Motion colora di viola e giallo le arcate interne del cortile. Un colpo all’occhio e uno all’anima, sopratutto per chi lì dentro ci ha vissuto gli anni migliori della sua vita.

Infine, menzione d’obbligo per la regina del Fuorisalone: la giraffa-lampadario di Via Bandello 16, spazio Rossella Orlandi. Non provateci nemmeno a fare gli influencer, se questa foto non l’avete scattata!

Si potrebbe naturalmente prolungare questo elenco per molto ancora, ma alla fine ci si scontra con l’ultima caratteristica del Fuorisalone: la sua infinita varietà.

Armatevi di scarpe comode, che aprile 2019 non è poi così lontano.