Non saranno in pochi, se vi capita di parlare con “vecchi” e “nuovi” abitanti di Milano (per lo più giovani in cerca di un futuro migliore, o semplicemente di un futuro), a rispondervi che quella che una volta era identificata come città grigia e priva di brio e vivacità artistica, ha letteralmente trasformato il suo volto nell’ultima decade, diventando centro internazionale in grado di intercettare mode e tendenze mondiali, ponendosi al centro se non della vita europa, quantomeno di quella italiana (vero è che la concorrenza non sembra, purtroppo, essere agguerrita).

Noi, abitanti più o meno storici di Milano, non possiamo fare a meno che rispondere a tutto ciò con un sibillino sorriso di soddisfazione (e a volte, pensando a tutte le critiche mosse verso questa città, il sorriso si trasforma in un qualcosa più vicino a quello del Joker di Heath Ledger poco prima di dare il via a una strage) stando sempre attenti a sottolineare come la trasformazione del volto  di Milano non sia un mero intervento di chirirugia estetica, come si potrebbe di dire del viso di Valeria Marini, ma un vero e proprio cambiamento strutturale.

Milano ha letteralmente mutato la sua natura, e l’ha fatto non solo nell’altitudine dei grattacieli di Citylife, nella lineare prepotenza della torre Unicredit di piazza Aulenti, nella pettinata darsena rinnovata: Milano è cambiata nel modo di raccontare e celebrare se stessa, non più come centro urbano avvolto nelle nebbia e nell’egoismo dei suoi abitanti (cosa per altro mai stata vera), ma come metropoli internazionale, sede di cultura, tutela dei diritti e apertura verso l’esterno. E solitamente, quando le cose si aprono, diventano più belle.

La mostra “Tutta mia la città!”, promossa dal gruppo MilanoCard, inserita perfettamente nel contesto dell’Highline della galleria Vittorio Emanuele, è bellissima proprio per la sua capacità, attraverso scatti in bianco e nero, di raccontarci e  ricordarci questa trasformazione.

Si tratta di un percorso per immagini in collaborazione con il Circolo Fotografico Milanese, associazione che opera ininterrottamente a Milano dal 1930, il Civico Archivio Fotografico e il fotografo Andrea Cherchi.

In una metropoli in continua evoluzione sociale e urbana, Tutta mia la città! è il racconto per immagini della Milano di ieri e di oggi attraverso oltre cento scatti in bianco e nero. L’itinerario ripercorre 150 anni di storia, prendendo avvio da un’immagine della Galleria del 1867, quando il capolavoro architettonico era ancora in fase di costruzione, prima di diventare uno dei simboli delcapoluogo lombardo e “salotto” dei milanesi, per arrivare infine a fotografie più recenti.

E non vi nascondo, da normalissimo (si fa per dire)  cittadino milanese, l’emozione e la sorpresa nel vedere i medesimi luoghi fra i quali ora cammino inconsapevole, vestiti con gli indumenti del passato. A volte si tratta di un cambio di look, altre volte di una vera e propria vestizione. E per sapere quali saranno i look del futuro, è bene conoscere i trend del passato.

Il racconto è scandito in tre blocchi tematici, “evoluzione sociale”, “evoluzione urbana”, “evoluzione architettonica”, intrecciando i cambiamenti della città, delle sue geometrie e dei suoi nascondigli, senza dimenticare le persone che la attraversano ogni giorno, testimoni e al tempo stesso protagonisti dei mutamenti del costume e delle abitudini della città.

Il percorso è studiato per realizzare un’interazione con il pubblico che, invitato a mettersi “in gioco”, potrà vivere l’esperienza di visita in modo attivo.

Il visitatore avrà l’opportunità di partecipare concretamente alla narrazione del percorso fotografico tramite uno speciale invito dedicato a tutti coloro che si cimentano con l’arte della fotografia. Chiunque potrà vedere esposto il proprio ritratto di Milano, pubblicato su Instagram e riconoscibile attraverso l’utilizzo dell’hashtag #tuttamialacittà: gli scatti che avranno ottenuto il maggior numerodi like saranno inseriti all’interno del percorso, a partire da venerdì 7 dicembre.

È infine stimolante, a margine di una mostra sulla città, fermarsi a riflettere un minutino (in vero stile milanese) sul concetto stesso di città, e su cosa significhi, nel 2018, essere e abitare una metropoli.

Lontani da semplificazioni eccessive, è tuttavia inevitabile notare come, dalla Brexit fino alle elezioni americane, passando per le ultime politiche italiane, le città, special modo quelle più “internazionali”, siano diventate  luoghi “oasi” di progressismo e apertura, contrapposte a realtà di provincia e periferie, ormai terre fertili per nazionalismi e isolazionismi, quasi a voler proteggere con paura e gelosia le loro tradizioni aggredite da una globalizzazione sfrenata verso la quale l’establishment e le culture riformiste non hanno saputo formulare alcuna critica, girandosi dall’altra parte e rinchiudendosi fra le mura amiche e rassicuranti delle grandi città.

Non vi è dunque da sorprendersi se Milano, Londra, New York, siano diventati gli ultimi bastioni di culture aperte e internazionali, e vi è poco da prendersela con le piccole realtà che, pur nella loro semplicità, sono state più attente a denunciare falle nel sistema capitalistico di cui la globalizzazione ne è solo l’arma più recente e affilata.

E se è vero che i muri nel mondo ci sono sempre stati, e sono sempre stati costruiti con l’intento di dividere realtà politiche e religiose diverse tra di loro (si pensi alla Muraglia cinese, al muro fra Israele e Palestina, a tutte le mura del Medio Oriente  e a quella lunghissima fra India e Bangladesh),  la speranza è fra qualche decade di andare alla medesima mostra, e non trovare scatti raffiguranti mura che separano la città dalle provincia, in una sorta di nuove edizione delle realtà feudali.

Non vogliamo abitare in castelli splendidi ma isolati dal resto della nazione, e sarà il caso di cominciare ad impegnarci perché ciò non avvenga.

E chissà, magari sarà proprio Milano a guidare questa nuova battaglia.

Foto di ©Alessandro Salati

 

INFO

Highline Galleria Vittorio Emanuele

Ingresso da via Silvio Pellico 2, 4° piano

Da venerdì 26 ottobre 2018 a domenica 24 febbraio 2019

Orari: mar-ven 11.30 – 14.30 / 17.00 – 20.00; sab-dom 11.30 – 21.00.

Costo biglietto: € 12 ingresso; bambini gratis

sito web: www.highlinegalleria.com