La Scozia non è una vacanza, almeno non nel modo tradizionale in cui la si intende: è un’avventura. Spetta a te decidere quanto farla durare; un po’ come con una festa o con una relazione (sempre meno, di base). Dipende  da quanta voglia e soldi possiedi. Un po’ come la vita, in fondo.

In questo caso bastano però pochi giorni per assaporarla, nel suo aspetto più autentico.

Vorrei dirti che bastano anche pochi soldi, e invece quello no. Sono solo diversi, più simili alla pecunia nazionale di Paperopoli, ma non di meno. Eppure sono veri, come la pioggia che cade. Dagli alberghi al cibo, gli scozzesi si fanno pagare bene. Ma d’altronde è il prezzo fissato da chi si sente originale ed esclusivo; non guidano a sinistra mica per nulla.

Edimburgo è ermetica ma allo stesso tempo chiara, nella misura in cui si regge su una linea retta che congiunge il castello, simbolo del vecchio potere, al Parlamento, simbolo del nuovo. Lineari, precisi, al limite del lapalissiano, anche nella raffigurazione spaziale del potere. Qualcosa che agli italiani rimane indigesto. Come la cucina, ogni qualvolta ci si allontana dalla rassicurante confort-zone in questo caso chiamata Fish&chips, nel quale per compensare le loro insicurezze culinarie gli scozzesi decidono di rovesciarci ogni volta più o meno tutto il mare che hanno a disposizione.

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Gli scozzesi sono la versione inglese dei sardi, ancora una volta ci hanno visto lungo i Simpson. Duri nel linguaggio. Sembra abbiano scaraventato l’inglese su uno spartito scritto in tedesco. Water diventa dunque Uuuter. Il polite inglese lascia spazio al rigido teutonico e così oplà, ti trovi Hitler a chiederti cosa gradisci per cena.

Vedere Edimburgo per capire la Scozia però è un po’ come andare a un concerto di Laura Pausini per farsi un’idea completa della musica italiana. Strani scherzi la geografia: le capitali o grandi città non sono quasi mai rappresentative di una nazione. Leggasi Brexit, con Londra che vota da una parte e tutto il resto della nazione dall’altra; il progressismo è un’illusione urbana.

Dunque da Edimburgo prendi la macchina. Volante a destra e strada a sinistra: punti di riferimento azzerati, l’imprevisto è vita. Però vivo ci devi rimanere. Marciapiedi colpiti. Al quinto infarto per le macchine che ti vengono incontro sulla destra dell’occhio destro, ancora non ci si abitua. Poi ce la si fa, ci si arrangia. Come sempre.

Si percorrono strade che ti allontanano dal pianeta Terra. E da te stesso.

Collegamenti con la realtà che cominciano a farsi confusi. David Lynch. Ti devi lasciare andare, alla pioggia. Alla vita.

Sembra di rimanerci attaccato con un’unghia. Sporca di fango. A Lochness gli unici mostri che ci sono sono quelli che abbiamo dentro.

Il lago è scuro e cupo come le nostre paure, ma non merita più di uno sguardo, seppur attento: come dovremmo fare con le nostre paure appunto.

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Procedi verso nord, tra l’acqua incessante che rende tutto vero e caratteristico e la coltre di nuvole basse che abbraccia le montagne facendoti sentire ancor più fragile e vulnerabile. La natura ti chiama, tu ti addentri. Come fra le braccia di tua madre.

Passi un ponte, che sembra costrutito apposta per traghettarti in un’altra realtà. Aspetti Caronte e invece sei nell’isola di Skye, uno dei paradisi più incontaminati della crosta terrestre.

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L’unico centro abitato dell’isola, se così si può chiamare, è Portree, case colorate e barchette, ma se vuoi provare il brivido di un’esperienza isolata, scegli una sistemazione nel nulla dei prati e delle scogliere che danno sul Mare del Nord.

Sarà il mare a decidere se cullarti o sbatterti, tranquillizzarti o agitarti. Sei nelle sue mani. Torna la metafora della madre.

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Gira il più possibile. Vai al Neist Point Lighthouse, un faro abbarbicato sulle scogliere. Rimani lì, di fronte al mare in silenzio. Abbagliato dal verde.

Prova a rimanere in piedi, se riesci a resistere al vento.

E portati sempre un k-way.

Sali sul Quiraing. Qualche tornante e ci sarai.

Non ti dico scalalo, a meno che tu non sia un montanaro esperto. Ammira tutto quel verde dall’alto, lo senti il brivido della vista sul mondo?

Affacciati sulla Kilt Rock, guarda la magia della cascata che finisce dritta nel mare.

Passa sotto gli Old Man of Storr. Corni che spuntano dai monti come spade nella roccia.

Stessa solennità, stessa morbida prepotenza.

Capre che guardano arcobaleni finiti in mare. Skye è tutta qui.
Tu abbraccia, che poi il mondo ricambia.

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Infine riprendi la macchina, torna a sud. Fallo passando Glencoe, la vallata scozzese per eccellenza.

La strada si fa sinuosa, passerai fra montagne più grandi di te. Lo senti quanto sei piccolo?

La vallata location di Skyfall è vastissima.

Talmente vasta che se imprechi pensando al ritorno alla routine, ti sentono fino al James Bond successivo.

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Eppure è lì che devi tornare.

Ma lo fai con nuove immagini nella testa.

Forse è questo quello che conta, forse è davvero tutto qui.