Contrariamente alle previsioni, e soprattutto ai dati auditel altissimi fin dalla prima serata, la 68esima edizione del Festival è stata un lento crescendo: iniziata zoppicante, con interpretazioni canore singhiozzanti, un Baglioni televisivamente evanescente e una scarsa alchimia fra un decontestualizzato Favino e una impostata Michelle Hunziker, piano piano la kermesse ligure ha carburato per lasciare il segno solo nelle ultime due serate, quando le canzoni hanno cominciato a svelare se stesse (il che non sempre è stato un bene) e un Favino super ha cominciato a prendere il coraggio per inserirsi con ironia nel fastidioso e rigido perfezionismo della coppia Hunziker-Baglioni.

Se da una parte è vero che il merito del festival di Baglioni è stato quello di mettere al centro la musica (LA SUA, il più delle volte), questa ambiziosa operazione è stata portata a termine riducendo (forse esageratamente) all’osso sia l’aspetto televisivo, con ospiti esclusivamente musicali e liquidati molto velocemente, che quello sociale (ad eccezione del magnifico monologo di Favino nella serata finale). Un festival che forse è piaciuto agli italiani proprio per questa sua capacità, di rimanere asetticamente fuori dal tempo, privo da qualsiasi elemento di contemporaneità.

Musica al centro, dunque: così centrale da passare sopra a qualsiasi altro tema, con la stessa faciltà con cui le canzoni di Baglioni, montematiche e sdolcinate, hanno attraversato indifferenti le complessità della sua epoca e la risata della Hunziker, sempre uguale a se stessa, ha attraversato imperterrita 20 anni di berlusconismo e cinque serate di Sanremo, ovviamente.

Rispetto alle altre edizioni ci siamo dunque piacevolmente evitati inutili interviste eterne a ospiti internazionali in un inglese imbarazzante (proprio quest’anno che quello che parlava bene inglese, Favino, ce l’avevamo), ma è altrettanto vero che due parole in più, sul loro percorso artistico, le avremmo ascoltate volentieri anche dalle varie Giorgia e Mannoia, quest’ultima unica in tutto il festival a ricordarci, con la sua performance, che forse il mondo non è quel paradiso dipinto dalle risate di Michelle.

Risultato immagine per sanremo giorgia 2018

E’ proprio in questo clima rarefatto e fuori dal tempo in cui Baglioni ha immerso questo festival che a momenti non ci accorgevamo che le prime due canzoni classificate, seppur in modo approssimativo e un po’ “gigione” (Simona Ventura grazie di aver inventato questo termine) della contemporaneità ci parlavano: la coppia Ermal Meta e Fabrizio Moro è stata una bella pensata, indubbiamente, e il pezzo degli Stato Sociale, seppur un po’ troppo ammiccante al Gabbani della scorsa edizione, mette l’accento sulla professione come elemento purtroppo identificativo dell’identità.

La serata finale va dunque come doveva andare, fra performance impeccabili (Annalisa su tutte), ospitate della Pausini, che inizia la performance sul palco dell’Ariston e la chiude allo svincolo di Bodighera, e rovinose cadute rovinose della Impacciatore

Questi i miei voti finali:

Barbarossa 6

Red Canzian  5

The Kolors6

Elio e le Storie Tese5

Ron6

Max Gazzè: 7

Noemi7,5

Diodato e Roy Paci: 8,5

Meta&Moro7,5

Fogli&Facchinetti3,5

Decibel: 6,5

Annalisa: 7,5

Avitabile e Servillo: 4

Rubino: 6,5

Caccamo: 5

Nina Zilli: 4,5

Lo Stato Sociale: 7,5

Vanoni Bungaro Pacifico: 7,5

Mario Biondi: 4

Le Vibrazioni: 6

 

P.s. Cinque serate di fila di Michelle Hunziker e ci meravigliamo che la gente abbia sul comodino il  Mein Kampf di Hitler.