Quando è tempo di viaggi (quando?) per noi 30enni piccole vittime del turbocapitalismo contemporaneo, la distanza tra fantasia e portafoglio è sempre un divario da tenere bene a mente (e se vi sfugge tranquilli, ci pensa la banca a ricordarvelo). Capita spesso dunque che le mete esotiche rimangano bloccate nelle ricerche di Booking, e un bagno di realtà imponga l’esplorazione di realtà più vicine. Che per carità, se sei italiano, male non ti può andare.

Se a questa riflessione aggiungiamo la mia convinzione che per trovare il proprio cuore serva vagare per quello del proprio paese, signori miei la meta che vi consiglio oggi si chiama chiaramente Umbria!

Vi racconto dunque qui il mio viaggetto solitario chiamato #cuore, articolato in 10 tappe lungo le quali ho cercato di catturare aspetti e caratteristiche di questa fin troppo sottovalutata regione italiana. Ecco a voi il mio diario!

1. Perugia

Ogni viaggio che si rispetti ha il suo punto di partenza, il suo punto di appoggio. Io, che in fatto di scelte azzeccate nella vita non sono certo un campione olimpionico, per il mio viaggio #cuore ho scelto (e bene, posso dire a posteriori) la bella e rinomata Perugia. Non solo per l’ottima posizione e per l’importanza, e no, neanche per il cioccolato. L’ho scelta perché se è un dato di fatto che il viaggio da solo è sempre un’esperienza positiva, è pur vero che se sei uno che la sera con due canzoni di Lana del Rey di troppo sta già pensando anche agli ex che non ha mai avuto, non è il caso di isolarsi in posti dimenticati da Dio o chi per lui. E Perugia, col suo centro frizzante come una Perrier (facciamo Ferrarelle), garantisce quel giusto equilibrio fra arte e vivacità. Quest’ultima, data la natura universitaria della città, è caratterizzata da un’età media in grado di farti sentire più antico dei sonetti del Petrarca.

Perugia è dunque una bella città, oltre che un’ottima base di partenza.

2. Gubbio

Lasciate valigie e gioventù nella mia stanza Airbnb di Perugia, è ora di mettersi in macchina per una 40ina di minuti, e raggiungere uno dei gioielli più celebri dell’Umbria. A Gubbio il tempo è fermo, come le lancette di un orologio abbandonato in un monastero, pure lui abbandonato. Pochi turisti a fare da cornice a una delle piazze più belle del centro Italia, e qualche sparuto gruppo di signore anziane che si raccontano la loro vita (oh, come mi sento una di loro) su strette panchine situate di fronte ad antiche chiese crepate a metà, un po’ come i nostri sogni di vita.

Linee spezzate, vite vissute. Con un po’ di malinconia, siamo pronti per la serata.

3. Assisi

Come avrete capito, il tour dell’Umbria non è certo quello delle discoteche di Ibiza, ma d’altronde neanche i 30 anni sono più i 20.

Per sentirci giovani continuiamo il paragone; se le chiese umbre fossero delle discoteche di Ibiza, la cattedrale di Assisi sarebbe sicuramente il Privilege (e giù tutti i santi in un colpo solo).

Maestosa e fulcro di vita dell’intera cristianità del centro Italia, la basilica di San Francesco irrompe al centro del campo ottico già quando si è alle pendici del colle, mentre si guida spensierati. Da sotto il panorama è mozzafiato, e vi assicuro che una volta in quella piazza, anche se non credenti, respirerete la spiritualità del luogo.

Come molti diranno del Privilege, d’altronde.

Assisi, e non solo per la basilica, è una tappa forzata (altrimenti San Francesco si arrabbia).

4. Civita

Dopo una notte di restauro after disfacimento post-viaggio, metto insieme me stesso come provò a fare Britney Spears nel 2007 e riprendo il mio cammino sulla E45, la route 66 dei poveri. Dopo un’oretta e mezza, con una parte finale dotata di più curve del Granpremio  di Montecarlo, sorpasso il confine con il Lazio con la stessa ansia di un turista che sorpassa quello coreano (da sud a nord). Giusto il tempo di chiedermi se il fuso orario sua lo stesso, che mi trovo in uno dei posti più magici d’Italia, se non d’Europa: il borgo che sta scomparendo, Civita Di Bagnoregio.

Arrivarci non è semplicissimo, colpa anche di una segnaletica che, come sempre in Italia, non aiuta nell’impresa. Dopo aver parcheggiato, mi incammino fino ad arrivare alla base del celebre ponte da percorrere (sotto il sole cocente) per giungere, se vi va bene vivi, nel cuore del paese. Isolata, desolata, magicamente decadente, la cittadina si sorregge sulle spalle dei pochi abitanti rimasti, dediti al loro territorio come un po’ tutti, in Italia, dovrebbero essere.

Rifletto sul fatto che tutti noi in fondo amiamo nella misura in cui sappiamo che quella determinata cosa svanirà; capita spesso che ci innamoriamo di qualcuno solo perché sappiamo che in fondo non è corrisposto, che non durerà, che è destinato a sparire. Forse è proprio per questo sapore di provvisorietà che ci si innamora così di questo posto.

5. Orvieto

Chiusa con gli occhi lucidi (circostanza che comincia a essere parecchio frequente) la piccola parentesi Laziale, riprendo la macchina ributtandomi nel cuore umbro e rotolando verso nord, come direbbe un vecchio leghista se dovesse reinterpretare una canzone dei Negrita. Percorro la strada verso Orvieto e già mi accorgo che il panorama è di quelli che rubano l’occhio.

Dal sapore fortemente medievale, la città di Orvieto ruota inevitabilmente intorno alla sua piazza come il sole intorno alla terra, o come le zanzare intorno al mio orecchio: ed è giusto così. Il duomo di Orvieto è sul serio una delle costruzioni di opera umana più belle e maestose che vedrete nella vostra vita. Signorile, imponente nella sua unitarietà, ricorda Firenze.

Orvieto è uno step d’obbligo del viaggio umbro.

6. Todi

Per chiudere il secondo giorno, risalgo l’Umbria in direzione Perugia, fermandomi nella città fantasma del nostro viaggio cuore: Todi.

Se a Gubbio l’orologio del tempo era fermo, qui è proprio rotto; le crepe delle case sembrano testimoniare tutte le difficoltà che questa regione, spaccata dai terremoti, ha dovuto sopportare. Deserta, quasi trascurata, ma comunque bellissima, la città abbarbicata sulla collina custodisce il suo sapore all’interno, nei vicoli e nelle strade da percorrere in silenzio, accettando di perdersi, come forse dovremmo fare nel labirinto dell’esistenza. Le uniche forme di vita che incontrerete a Todi sono non-umane: 3 gatti e una sede di Casapound.

Anche Todi merita, decisamente.

7. Spoleto

Ed è come niente che siamo già al terzo giorno, dove mi alzo senza indugiare troppo: tempo di un caffè e una brioche (al costo di un decimo di una colazione milanese) e riprendo la mia E45, ormai best friend forever. Sempre direzione sud, obiettivo questa volta Spoleto. Decisamente la nota meno colorata di tutto il viaggio, la città è tutta in salita (ma d’altronde questa è la vacanza perfetta per rassodare), la piazza centrale si fa agognare come la lasagna della nonna. Il duomo, fra i più visti e fotografati dell’Umbria è  lì che mi aspetta. Lo ammiro, lo fotografo e salgo ancora di un livello, dove a farsi attendere stavolta c’è la fortezza e il ponte delle torri, derivato da un acquedotto romano. Suggestivo, sì, ma da buon milanese ho già i minuti contati per riprendere il viaggio. Pheega.

A Spoleto passateci, ma non è una fermata obbligata.

https://www.instagram.com/p/BiJr8pAh4Rw/?taken-by=apropositodiale

8. Foligno

Comincio ora a salire e per pranzo mi dirigo a Foligno: totalmente diversa dagli altri borghi, decisamente più città, Foligno è pianeggiante e priva di quelle caratteristiche che rendono tutte le altre città umbre uniche al mondo. Qui nessuno dunque vi ruba l’occhio (potete stare tranquilli), tuttavia la piazza centrale merita uno sguardo e più che l’occhio rapisce la gola, data la bontà della porchetta che ho avuto il piacere di mangiare in un locale all’angolo. Occhio che le dosi non sono quelle milanesi: sto ancora digerendo.

Foligno dunque è un must del vostro viaggio umbro: passateci solo se avete tempo (e fame).

https://www.instagram.com/p/BiJtJO2hC_n/?taken-by=apropositodiale

9. Bevagna

Riprendo la mia macchina per il penultimo step: Bevagna. Uno dei borghi più piccoli, e per questo più belli dell’intero tour: incastonata come una diamante nelle 2-3 vie principali che la contengono, Bevagna è un esempio di borgo tutt’ora medievale: una serie di rappresentazioni, costumi e banchetti vi riporteranno indietro di 800 anni, età che mi sento addosso dopo questo tour.

Per la sua unicità Bevagna è una fermata imprescindibile del vostro viaggio umbro.

10. Spello

Ultimo gioiello che decido di visitare, per non farmi mancare nulla, è uno dei borghi più belli, Spello.

Contenuto nelle sue dimensioni (ma ormai l’abbiamo capito, less is more), la cittadina è un tappeto di fiori curati e mattoni a vista. Tutto rigorosamente in salita, come la vita, Spello è da percorrere senza sosta lungo tutta la sua estensione. Arrivo in cima con i polmoni svuotati ma col cuore pieno di belle cose. Mi affaccio sul panorama, e sulla mia vita: ancora una volta, felice o no, sono un po’ più povero nel portafoglio e un po’ più ricco nel cuore: che bella cosa il centro del mio paese.