di Virginia Zettin

Sembra che i giovani d’oggi – questi “Millennials” – siano tutti sempre e solo chini a digitare sui loro smartphone. Ma non è proprio così. C’è anche chi ancora si appassiona alla cultura e all’arte, tanto da deciderne di farne la propria ragione di vita. Come la scultrice e pittrice Maria Bressan, che con le sue opere rivendica quel “ritorno all’origine” che in fondo non è così diverso dal “ritorno alla terra” di cui sono protagonisti ultimamente tanti giovani.

Maria Bressan

Maria, sei un’artista emergente che si occupa di arti più che mai antiche. Parlaci del tuo percorso artistico.

Mi sono laureata all’Accademia Carrara, il mio percorso artistico, però, incentivato dalla passione che ho avuto fin da bambina, è iniziato già ai tempi del Liceo Artistico, che ho frequentato nella mia Pordenone, dove già cercavo di cogliere ogni occasione per mettere in pratica le mie capacità. Sono partita dalla scultura perché era la forma che mi intrigava di più, però non ho mai abbandonato gli altri mezzi, quali disegno e pittura, fino ad altri supporti meno tradizionali come carta e stoffa.

La mia arte è stata poi sempre influenzata moltissimo dalla mitologia greca e non solo, che mi ha aiutato moltissimo a sviluppare i miei soggetti, inizialmente di stampo un po’ più fantastico, ispirati anche a Klimt. In seguito mi sono concentrata proprio sulla ricerca e la scoperta delle figure mitologiche, su cui ho sviluppato anche la mia tesi di laurea triennale. Ho sempre avuto una forte passione per il mistero. Penso che l’arte debba essere qualcosa di intimo, ma corale, sulla base anche della filosofia junghiana, secondo cui c’è un archetipo collettivo che ci lega tutti e la manifestazione di questo sentire comune scaturisce proprio in figure che legano l’uomo alla natura.

Quindi quale potrebbe essere una sintesi delle tue opere?

Diciamo che questa mescolanza tra uomo e natura mi ha spinta a ricercare delle forme ibride, surreali, a metà tra l’animale e l’umano, per manifestare un interesse psicologico e intimistico verso tutti gli aspetti dell’animo umano, che tante volte si manifestano più apertamente proprio coniugando l’uomo all’elemento naturale.

Un focus su uomo e natura?

Assolutamente, ma non solo! I miei lavori infatti hanno una propensione sia verso il fuori, e quindi il legame corale uomo-natura, sia verso il dentro e la ricerca della propria interiorità. Inizialmente i miei lavori sottolineavano soprattutto l’importanza del rapporto che l’uomo deve avere con la natura, che non è di dominanza, ma di appartenenza e, per cercarla, sono andata a scavare proprio nelle antiche mitologie di tante popolazioni. In questo periodo invece mi sto dedicando tantissimo al disegno e la pittura, principalmente con soggetti femminili. Mi sento molto legata soprattutto al mondo delle fiabe che, assieme al mito, sono sempre stati un punto di riferimento per me.

Come mai questa tuo interesse per le fiabe?

Credo che non solo sia fondamentale avvicinarsi alla natura, ma soprattutto farlo con lo sguardo del bambino e quella spensieratezza e freschezza che sanno far risuonare qualcosa che è già insito nel nostro profondo e che solo le fiabe sanno risvegliare. Infatti molti soggetti a quali più mi sto dedicando ora rappresentano proprio questo passaggio dalla natura alla ricerca di un mondo interiore, molto simbolico. Anche per questo molti dei personaggi ricordano delle sacerdotesse, vessillo di un potere sovrannaturale e arcaico che derivano dall’ascolto non solo della natura, ma anche da sé stessi e un dialogo aperto con il proprio intimo e la propria spiritualità.

Chi sono le tue fonti di ispirazione artistiche?

Inizialmente ero molto legata agli artisti della Secessione viennese, Klimt, Schiele, in particolare per l’iperdecorativismo che mi ha sempre contraddistinta, che oro sto fondendo molto a soggetti presi dalle culture popolari di varie parti del mondo, da quella sudamericana alla fiaba russa fino alla mitologia nordica, dove mi piace molto l’immagine della donna come artefice del proprio destino. Inoltre, le mie opere attuali denotano una volontà di ritorno all’arcaico, all’origine e alla tradizione.

 

Cosa significa per te vivere da artista oggi, nel 2018?

Vivere da artista – anche se non mi sento ancora di potermi definire tale – nell’ambiente artistico attuale, mi fa sentire un po’ una voce fuori dal coro. L’interesse per l’arte come la vivo io, sia a livello nazionale che mondiale, è ancora qualcosa di silenzioso. Nell’underground artistico sento una volontà di ritorno all’origine, all’arte figurativa e simbolica, ma con una forte commistione con i mezzi tecnologici di oggi e la velocità con cui siamo abituati a vivere la vita dei nostri giorni. Tante volte quindi mi sembra un’arte dal forte impatto visivo, ma poco contenuto. Il mio obiettivo è invece quello di ritrovare un bello che abbia in sé anche un fattore compositivo e intimistico. Creare qualcosa di bello, che smuova qualcosa nell’anima di chi guarda e soprattutto la curiosità e la voglia di ricerca e di ritorno a quell’arcaico che secondo me manca molto nella nostra società in cui si vive con ritmi troppo frenetici. Cerco di dare quindi degli spunti di riflessione, non tanto sulla società moderna quanto sulle proprie origini.

Spiegaci meglio come pensi di coniugare il tuo interesse artistico alla quotidianità.

Rapportarsi al mondo dell’arte ora è molto difficile. Infatti il mio interesse primario non è quello di promuovermi come artista. Anzi, cerco di mantenere questa ricerca più a livello personale: non ho una smania di entrare subito nel circolo delle gallerie o “sul mercato”, ma voglio mantenere questa produttività artistica come qualcosa che mi dà piacere, in quanto strumento per indagare su me stessa, e dare al contempo la possibilità a chi vuole di entrare sia nel mio mondo che in sé stesso. Il sistema artistico ora è mediato dalle conoscenze, come è un po’ sempre stato. Tu diventi promotore di te stesso: devi vendere te stesso. È anche questo il motivo per cui non mi piace molto il mercato dell’arte, che io un po’ tento di evitare. Infatti il mio obiettivo di vita non è tanto quello di riuscire a “fare l’artista”, quanto di passare il mio messaggio. Quindi non mi appoggio a gallerie, ma mi appoggio a realtà che possono essere fruibili a tutti in maniera semplice.

Inoltre la passione che ho per le fiabe mi ha spinto ad avvicinarmi molto al mondo dell’infanzia e perciò ora sto puntando molto al settore dell’educazione. Mi sto avvicinando alle realtà degli asili del bosco, che cercano di sensibilizzare il bambino sul rapporto che deve avere con sé stesso e la natura. La mia idea è che l’arte, come tutti gli obiettivi che ci si pone nella vita, deve essere finalizzata a una crescita. E l’idea di poter lavorare con dei bambini e insegnare loro la meraviglia, la curiosità, il fascino del mistero e il rispetto per ciò che non conosciamo è fondamentale per me. Tutta la mia ricerca che ho fatto in ambito artistico ora la sto investendo in questo perché penso che sia fondamentale insegnare agli adulti di domani l’importanza di conoscersi, rispettarsi e rispettare ciò che si ha intorno.