I dati dei botteghini in Italia sono molto positivi riguardo agli incassi del film-caso dell’anno Call me by your name (2017), ma la verità è che questi dati non sono solamente positivi, ma davvero strabilianti, considerato il ridotto numero di sale in cui è stata proiettata la pellicola. Eppure si tratta di un film candidato a quattro premi Oscar, realizzato da un regista italiano e che racconta un bellissima storia d’amore. Allora perché le sale a disposizione erano così poche, mai troppo affollate e riempite solo da sofisticati radical chic, esponenti del mondo lgbt e qualche sparuto gruppetto di curiosi (o annoiati) che perlopiù sghignazzava o soffocava gridolini e risate di fronte alle effusioni e alle scene di sesso fra i due protagonisti maschili?

“Sarà un film di nicchia, riservato ad una ristretta fascia di pubblico, un film d’élite, per pochi intenditori” starete pensando voi. E invece no, non è assolutamente così. Questo non è  un film ‘come tanti altri’, che può passare inosservato agli occhi della stampa, dell’opinione pubblica e degli spettatori. Questa pellicola è un vero e proprio capolavoro, e non si può far finta di niente. Non ci si può girare dall’altra parte, distogliere lo sguardo e semplicemente andare oltre. Questo film merita di essere visto da tutti, nessuno escluso, perché, nonostante tratti una storia d’amore omoerotico, quest’opera si rivolge a chiunque, indistintamente.

Elio (interpretato da Timothée Chalamet) e Oliver (interpretato da Armie Hammer) in “Call Me By Your Name”

Al centro di questa storia c‘è l’amore che, in quanto tale, è un sentimento universale, che ci accomuna tutti. L’amore non conosce discriminazioni, barriere, limiti di qualsiasi tipo. L’amore è un torrente in piena, una valanga che travolge tutto quello che incontra lungo il suo percorso e che, prima o poi, finisce per travolgere gli argini della paura e delle convenzioni sociali. Questo sembra essere voglia dirci il libro, con le sue parole, e il film, da cui è tratto, con le sue immagini.

Protagonisti di questa sensuale e travagliata storia d’amore sono Elio e Oliver. Il primo, un ebreo italoamericano di appena diciassette anni, il secondo, uno studente ventiquattrenne americano, ebreo anche lui. Dopo momenti di attrazione e respingimento, fra i due scoppia la passione, inevitabile e incontrollabile, in grado di modificare tutti gli equilibri e di mettere in crisi il loro rapporto di amicizia. Un amore vissuto sempre con un certo timore e particolare discrezione (siamo sempre negli anni ’80 dopo tutto!), ma raccontato da regista con assoluta naturalezza e semplicità. Tanto che addirittura i genitori di Elio, accortisi del legame e della complicità instauratesi fra i due, sostengono e appoggiano con serenità la loro relazione.

Come tutte le belle stagioni della vita, però, anche quest’amore estivo è destinato a finire. Dopo aver trascorso tre romantici giorni assieme, nell’incantevole cornice di Bergamo, Elio è costretto a dire addio a Oliver, che deve tornare in America, la sua patria. Da quel momento in poi l’atmosfera e il tono del film si fanno molto più cupi e malinconici, fino a giungere, in un climax ascendente di emozioni, colpi di scena e desideri inconfessabili, alla struggente e toccante scena finale, dove tutte le emozioni, fino a quel momento celate, salgono sul volto del protagonista, distrutto dalla delusione amorosa, nel quale ognuno di noi può facilmente identificarsi.

La scena del discorso del padre di Elio

La chiave di volta di tutta la storia si trova però nel discorso che il padre, nel tentativo di lenire il grande dolore provocato dal vuoto che Oliver ha lasciato nel cuore di Elio, rivolge al figlio:

Stai male e ora vorresti non provare nulla, forse non hai mai voluto provare nulla, ma ciò che ora provi io lo invidio… Soffochiamo così tanto di noi per guarire più in fretta, così tanto che a 30 anni siamo già prosciugati e ogni volta che ricominciamo una nuova storia con qualcuno diamo sempre di meno, ma renderti insensibile così da non provare nulla, è uno sbaglio…

Quello che lui e Oliver hanno avuto è stato vero amore, un sentimento raro e prezioso che non tutti nella propria vita hanno avuto il piacere di provare. Per questo Elio deve ritenersi fortunato: l’amore, così come il dolore che sta provando in questo momento, è reale, e, anche se fa male da morire, è la prova concreta di un sentimento autentico.

Cos’è che rende questo film speciale, allora? Dopo tutto si tratta né più né meno che di un banale amore estivo. Personalmente ritengo che siano tre gli elementi che gli abbiano permesso di essere inserito nella lista dei 10 migliori film dell’anno, stilata dal National Board of Review e dall’American Film Institute: il primo è la semplicità della narrazione. La bravura nel saper raccontare la nascita, la crescita e l’esplosione di un sentimento fra due ragazzi, allo stesso modo in cui accade fra un uomo e una donna. Il secondo, ma non per importanza, è la regia: l’abile mano di Luca Guadagnino ci guida fra i desideri proibiti e la passione travolgente dell’adolescenza, sullo sfondo di scenari agresti e cittadini rimasti fermi nel tempo, che ci riportano nostalgicamente agli anni di un’Italia che non esiste quasi più. E, infine, la splendida colonna sonorache ci accompagna per tutta la durata di questo viaggio incantato fra i meandri del cuore e che ci riconnette con i nostri più intimi e segreti pensieri.

La struggente scena finale del film

Ma allora perché le sale italiane non erano piene di famiglie, coppie, gruppi di amici, desiderose di vedere questo capolavoro? Forse perché in Italia esiste ancora un problema, un problema molto grave che ha un nome specifico: omofobia. È inutile nascondere la testa sotto la sabbia e autoconvincersi che le cose non vadano poi così male. “Abbiamo le unioni civili, dopo tutto no?” potrebbe ribattere qualcuno. Ma il problema non riguarda soltanto l’ufficializzazione o meno delle coppie omosessuali, il problema è soprattutto mentale e sociale. L’amore gay viene visto ancora con diffidenza, paura, se non, con disprezzo e ripudio. Viviamo in un Paese ancora molto arretrato sotto tanti punti di vista diversi e questo esempio è solo lo specchio di un problema molto più grande. Fintanto che una coppia di due uomini, donne o trans non potrà camminare per strada tenendosi per mano o scambiandosi un bacio, senza che venga additata, derisa o insultata, questo non potrà considerarsi un Paese realmente civile.

Non dobbiamo più aver paura di chiamare le cose con il loro nome e soprattutto dobbiamo smetterla di giudicare quello che non possiamo capire o comprendere, perché altro da noi. La ricchezza del mondo sta nella sua diversità e prima riusciremo a comprendere e a rispettare questa diversità, prima diventeremo, finalmente, un Paese aperto e moderno.

Cominciamo allora con il chiamare quel sentimento che vediamo qui meravigliosamente rappresentato con il suo vero nome, senza paura e senza pregiudizi: chiamiamolo Amore.